365 giorni, Libroarbitrio

in fondo alla coda dell’occhio

librarsi

La libellula s’è posata sul ginocchio sinistro accavallato sul destro e le iridi l’ho strizzate in fondo alla coda dell’occhio.
Faccio finta di non vederla.
Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla e la falena anche, mai mai le fissavo, mai mai dopo essermi accorta del loro arrivo continuavo a guardale, ma non voltavo mica la faccia a destra o a sinistra come accavallo le gambe no, rimanevo col faccino dritto dritto, ma le iridi, ah le iridi le strizzavo in fondo alla punta dell’occhio, andandomi a mettere con tutto il mio sguardo in quell’angolino di viso. Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla o la falena anche, non volevo metterle a disagio col mio osservarle e poi gli sguardi attendono sempre qualcosa, tipo quel qualcosa che ad un certo punto deve smuovere quel qualcos’altro, allora io accavallo le gambe e strizzo le iridi in fondo alla punta dell’occhio, e faccio finta di non vedere. Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla e la falena anche, non volevo proprio guardarle perché volevo che loro si sentissero libere di volare via quando gli pareva a loro, volevo che nessuno le indicasse, volevo che nessuno le spaventasse, che nessuno provasse a toccarle, e più di ogni altra cosa al mondo, da bimba, volevo proprio starmene da sola, come ora, che la libellula s’è posata sul mio ginocchio sinistro accavallato sul destro e le iridi l’ho strizzate in fondo alla coda dell’occhio.

L.L.

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365 giorni, Libroarbitrio

“La ragazza che giocava con il fuoco” Stieg Larsson

falena

Quello era il nocciolo del problema.
Non esisteva praticamente nessun dubbio che una strega come Lisbeth Salander avesse fatto in tempo a procurarsi un certo numero di nemici nel corso degli anni.
L’avvocato Bjurman aveva però un grosso vantaggio.
A differenza di tutti gli altri che per un motivo o per l’altro potevano essersi arrabbiati con la ragazza, lui aveva accesso illimitato alle sue cartelle cliniche, alle relazioni degli assistenti sociali e a quelle degli psichiatri.
Era una delle poche persone in Svezia a conoscere i suoi segreti più intimi.
Ma la cartella personale che l’ufficio tutorio gli aveva fornito quando aveva accettato l’incarico di tutore della ragazza era breve e sommaria – circa quindici pagine che fornivano un’immagine generale della sua vita da adulta, un riassunto della perizia psichiatrica, la decisione del tribunale di metterla sotto tutela e la revisione contabile dell’anno precedente.
Aveva letto il sunto più e più volte.
Quindi aveva cominciato sistematicamente a raccogliere informazioni sul passato do Lisbeth.
Da avvocato sapeva molto bene come comportarsi per raccogliere informazioni negli uffici pubblici.
In qualità di suo tutore non aveva nessun problema a superare la segretezza che circondava la sua cartella clinica.
Era una delle poche persone che potevano ottenere qualsiasi documento che riguardasse Lisbeth Salander.

365 giorni, Libroarbitrio

“Le Lettere” Sharon Olds

incastrata nella tela del ragno

La macchina entrò nel vialetto al crepuscolo e si fermò.
La donna scese sotto i giganteschi alberi neri,
andò in giardino e sentì che c’era qualcuno,
qualcuno furioso. Gli alberi erano inzuppati di oscurità
e i germogli cacciavano fuori i loro coltelli.

Rimase fuori del suo giardino
e vide come i fusti flettevano i loro muscoli
e tutto l’appezzamento sembrava una tomba
dalla quale qualcuno stava  tentando di uscire.

All’improvviso
sentì alzarsi un’ombra enorme
e correre via – la sua mano andò al collo
bianca come una radice.

Lei fu casa, poi.
Questo era il suo luogo, quello fra tutti gli altri
dove aveva paura di camminare, dove c’era sempre qualcuno
arrivato prima, che lo occupava contro di lei
ad ogni costo.

365 giorni, Libroarbitrio

Impasto Primordiale

Milo ManaraImageGalleryBig

Che la falena incanti un gemito perpetuo come cicala e la cicala chissà se lo sa che sta per morire chissà se lo sa quanto la falena la invidi al tal punto da desiderare di derubarla della sua natura il tempo di una vita nella fase rem come la magia del sogno quindi io voglio esserlo, Sogno, e questo il mio nome ora e spello i miei occhi e ci vedo attraverso fili d’erba mutare in mille granelli di sabbia arsa dal sole di mezzogiorno a divenire spighe di grano di mare dipinto su rami infiniti di Lui che è imponente uomo quercia e il vento col suo soffio che tenace canta nell’udito nostro farsi onda tremula su rive di terre straniere e poi vortice d’ardire in acque aperte e ancora incontro di pensieri nel cuore di oceani di galassie scie di bagliori stalattite e neve e fiocchi di stelline e la Luna odora di Sole e il Sole è sapido di pane in pasta morbida prima di lievitare prima d’essere infornato prima d’esser croccante dono perché Sogno è ciò che sono, farina e acqua e sale, impasto primordiale che è la mia pelle qui su queste mie mani.

L.L.