365 giorni, Libroarbitrio

.continuiamo a prenderci così lasciandoci perdere. – Lié Larousse

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.forse
basterebbe non starci troppo a pensare
che tanto domani prima o poi,
e intanto mi tieni a te
non mi lasci andar via
dovrei starti alla larga, ma tu
non provi nemmeno a mettermi in guardia
che uno come te
con una come me
come m’hanno sempre detto tutti
ma tu no, anzi
assottigli gli occhi
inspiri dal naso
la canna appena girata
in bilico sulle labbra
sputi fumo
ubriaco gridi
– Mbé, domani prima o poi che?
finiremo male, e allora?
se crollerà la chiesa in piazza
o quel vecchio palazzo all’angolo
o il ponte di Brooklyn, allora non c’è domani
ma pe’ cristi, cristiani e poveri pendolari!
per noi invece no, dici
basta che continuiamo a prenderci così
lasciandoci perdere così
e non è nemmeno domani
perché se lo fosse mi diresti
– Guardame, ‘o vedi, è già domani, e io
sto ancora qui, co’ te.

 

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365 giorni, Libroarbitrio

.ogni notte così addormentarsi. – Lié Larousse

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.scusatemi
se io
non ci capisco niente dell’amore vostro
perché l’amore mio
perché l’amore che conosco io
è solo quello che ho imparato
quello di cui non so contarne il tempo oggi
ma so che ho vissuto
il profumo di mia nonna che m’ha cresciuto
l’odore di sugo
quello dei panni stesi
della terra dura sotto i piedi
di ferro sulla lingua
della città con me, all’alba, sola
e quello del pacchetto di sigarette
incastrato nel risvolto
della camicia di mio nonno,
il suono della sua armonica a bocca
il sapore di un bacio lento
accompagnato dal parlare calmo,
della forza nel domani quando resta
pure se a denti stretti
ci si dice basta,
perché l’uomo
va rispettato, la donna
va protetta,
e magari ero
e resterò
sempre bambina
pure se questo non è più tempo
e le sue regole sono cambiate
gli esseri umani anche
ma l’amore mio
l’amore quello che conosco io
è il loro dirsi
ti voglio bene
ogni notte
e addormentarsi.

365 giorni, Libroarbitrio

“Amleto” William Shakespeare

lottatore - Schiele
Chi è Ecuba per lui, o lui per lei,
per piangerla in quel modo? E che farebbe,
lui, con le mie ragioni, e con in bocca
le battute di ciò che provo io?
Bagnerebbe di lacrime la scena,
strapperebbe  le orecchie con dei gridi
che cadrebbero giù come fendenti
a inorridire i giusti, a dare orrore
di se stessi ai colpevoli, a confondere
i poveri ignoranti, a gettar tutte
le facoltà degli occhi e delle orecchie,
nello stupore e nella confusione.
E io, povero, tardo, opaco, triste
Giovannino dei sogni, io inetto a agire,
non ho battute! – no, non per un re
di cui la vita e la prosperità
fu fatta a brani. Sono dunque un vile?
E chi mi insulta? Chi mi rompe il collo?
Chi mi strappa la barba, e me la sbatte
in faccia? Chi mi tira il naso? Chi
sostiene che io mento per la gola
e più giù, nei polmoni – chi fa questo?
Dio! Se lo accetterei! Il fatto è
che ho cuore di colomba, e non ho il fiele
che fa amaro il soffrire.
Altrimenti, a quest’ora avrei ingrassato
legioni di avvoltoi di tutti i cieli
col carname di questo miserabile.
Maledetto, schifoso puttaniere!
Impudente, vigliacco, ripugnante,
volgare puttaniere!

Il mio spettro può essere anche il diavolo,
a cui piace truccarsi, sì, e forse,
potente come è lui sulle nature
fragili e malinconiche, m’inganna
per dannarmi.

365 giorni, Libroarbitrio

“Note di un pittore” Egon Schiele

Egon Schiele, Mime van Osen (detail), 1910

Gli alti alberi
filavano lungo la strada.
Trepidi uccelli vi pigolavano.
A grandi passi con rossi occhi cattivi
percorrevo le strade bagnate.

Nere le nubi temporalesche
rotolavano alte dappertutto –
boschi d’acqua ammonitori.
Baite bisbiglianti e alberi mormoranti –
andavo incontro allo scuro torrente –
uccelli, simili a pallide foglie al vento.