365 giorni, Libroarbitrio

RACCONTAMI UNA STORIA CHE SAPPIA DI FOGLIE E VENTO – GIANLUCA PAVIA & LIE’ LAROUSSE/2dR per I MARTEDI’ DELLA NATURA

locandina reading 21 novembre 2017ver3

Luce che filtra
tra gli alberi
e il frinire dei grilli.
Un cane corre
alzando polvere
e aghi di pino.
Potrei scattare una foto
e scartare l’istante.
Cosa servirebbe?
Non c’è tecnica
per immortalare questa bellezza,
dipingerla, scriverne,
tutto inutile.
Giusto scolpirla,
tralasciando marmo
e memoria,
nella parte che vibra
solo a farsi sfiorare
ed è già immortale,
proprio come tutta
questa
bellezza.

G.P.

DuediRipicca

Siete tutti invitati martedì 21 novembre 2017 alle ore 18 all’evento I MARTEDI’ DELLA NATURA per celebrare la “Giornata nazionale degli alberi”, con un reading letterario dedicato attraverseremo spazio e tempo, lasciandoci suggestionare dai testi di scrittori italiani e stranieri.

BELLEZZA di Gianluca Pavia è presente nella sua raccolta poetica dal titolo Spietate Speranze, edita da Miraggi edizioni, ed ordinabile di seguito:
https://www.amazon.it/Spietate-speranze-Gianluca-Pavia/dp/8899815445

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365 giorni, Libroarbitrio

POKER D’INCUBI/2dR – HUGO PRATT/FlavioSolo

2dR -POKER D'INCUBI - SOLO

E allora GRAZIE A TUTTI VOI!
A meno di pochi mesi dall’uscita di POKER D’INCUBI
stiamo andando in PRIMA RISTAMPA!
E allora CONTINUATE A LEGGERCI sulle vostre nuove copie, continuate a seguirci su carta e web, ma soprattutto continuate a seguire ogni vostro santissimo incubo! E se ancora vi manca la carta giusta:
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Omaggio di Flavio Solo al Hugo Pratt _ Ostia 2015 _
insta@flaviosolo
www.facebook.com/h4solo

Fotografie di Gabriele Ferramola
insta@gabriele_ferramola_ph
www.gabrieleferramola.it

www.libroarbitrio.com
Gianluca Pavia e Lié Larousse
DuediRipicca
#pokerdincubi
#SOLO

— Alter Ego Edizioni —

2dR - POKER D'INCUBI - SOLO

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CRIMINI CONDOMINIALI e altri piccoli orrori consumati in ambito domestico – Gino Falorni

di ossa di scheletri

Quel tipo mi aveva contattato per una valutazione della casa. Non mi piacque da subito. Aveva la faccia ossuta, pallida. Da brividi.
<<Prego, accomodati>> mi disse con voce sottile.
Anche la casa era inquietante. Con le finestre tutte chiuse e i mobili vecchi. E poi sporca, umida, tutta avvolta nella penombra. La prima stanza nella quale mi condusse fu quella da letto. Mentre prendevo nervosamente appunti lui si posizionò alla mia destra, vicino l’armadio. Stette tutto il tempo a guardarmi in silenzio, con un ghigno malefico.
<<Ma i miei scheletri nell’armadio non vuoi vederli?>> mi disse poi, di colpo, mentre uscivo per passare in un’altra stanza.
Ciò che vidi quando girai la testa mi atterrì. Nell’armadio, accatastati ordinatamente uno sopra l’altro, come tanti vestiti, decine e decine di scheletri e teschi umani.. Non ricordo quanto forte gridai. Ricordo solo che come un fulmine uscii da lì, e che scendendo un’angosciante risata  iniziò a riecheggiare per tutta la tromba delle scale.

***

Sono circa tre mesi che ho comprato quella casa in nuda proprietà, e da quel giorno, ogni mattina, ho preso l’abitudine di fare un salto in chiesa. Cinque minuti. Giusto il tempo di accendere un cero e raccomandarmi al Signore di far morire al più presto la novantenne che ci abita dentro.

***

Me la passavo molto male. Non avevo un  soldo, non lavoravo, non pagavo l’affitto da mesi e non mangiavo da giorni. Una mattina, verso l’ora di pranzo, mentre stavo sul bancone, in preda a dolorosissimi crampi allo stomaco, a valutare seriamente l’idea di buttarmi giù, scorsi in un vaso attaccato alla ringhiera, pieno solo di terra secca, cinque piccole uova. Non ci pensai due volte. Le presi, andai in cucina e e me le feci strapazzate in padella. Ma la fortuna quel giorno non finì lì. Più tardi vidi poggiarsi sullo stesso vaso la responsabile della gustosa covata. Una bella, grassoccia femmina di piccione. Per catturarla dovetti far ricorso a tutta la mia velocità e abilità. Dopo averla uccisa e  spiumata bene ma la feci in padella. Con quel po’ d’olio, quel po’ di sale e quel rancido spicchio d’aglio che mi restavano.

***

Per me la precisione è alla base della vita. Odio i disordinati e gli approssimativi. E il mio vicino di posto auto purtroppo lo era. Quando parcheggiava la macchina sconfinava puntualmente con le ruote sinistre nel mio rettangolo di parcheggio. Vi giuro, gliel’ho fatto presente in maniera civile non so quante volte, ma le mie parole da un orecchio gli entravano e dall’altro gli uscivano. Non intendevo ucciderlo, sia chiaro. Con quel pugno volevo solo colpirgli, al massimo fratturargli, lo zigomo. Purtroppo però ho sbagliato mira e gli ho centrato fatalmente la tempia destra. Quella è stata anche l’unica volta in vita mia che sono stato impreciso.