365 giorni, Lié Larousse, Libroarbitrio

.american bar. – Lié Larousse

Otto Smidth Skach

.oddio l’ho perso
il nesso il cuore il sonno
dove l’ho messo?
vuoi dirmelo tu?
oppure tu?
dai, che siete tutti così bravi
dai, dai che tutti sanno sempre tutto
sulla vita, sull’amore
tutti, tutti tranne io
e tu invece?
non ti conosco, chi sei?
anzi no, non me lo dire,
non lo voglio sapere,
volere prendere trattenere,
tanto poi lo perderei comunque
perciò, dai, vieni qui?
stai con me, ti va?
camminiamoci addosso, ti va?
stringimi i fianchi leccami
fammelo respirare l’odore della tua saliva
prendimi per la nuca
pesami dentro
così, sì
no, zitto, non mi parlare d’amore
non me lo dire il tuo nome
t’ho detto che non lo voglio sapere
così, sì
forte, più forte
e poi ti prego dopo non mi parlare di te
che poi
quando saremo venuti
forte, più forte, sì così
voglio sapere di nient’altro.

Lié Larousse
DuediRipicca

.Lié. raccolta poetica e fotografica di Lié Larousse, edita da Miraggi Edizioni,  è in tutte le librerie e online su Amazon al link di seguito:

https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

 

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

“Orchestre per lacrime” di Enrico Marra

Due mondi

Ci sono giorni,
apparentemente strani,
iniziano con occhi umidi
e incastri di note struggenti,
come orchestre per farti piangere.
Sinfonie e colori gocciolanti di ricordi,
passeggiano come melodie in Re minore
nella tua memoria come involucri di plastica.
Io porto un caos tascabile nella mia borsa,
fingo di essere un pirata caduto nel mare,
uno capace di galleggiare sui significati;
sono giorni rari per navigare nel vento.
Iniziano… con punti di sospensione,
insinuandosi nella vita che passa.
Ci sono giorni rari che iniziano
come piccoli aerei in picchiata
legati alla punta delle mie dita,
ed è solo sul punto di decollare
che ricordo; le zavorre legate:
ai miei piedi che affondano.

365 giorni, Libroarbitrio

“Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide”

Roma 31 marzo 2014

Signor Nove

Bear Kirkpatrick
da “Signor Nove”

 

L’asfalto odora di catrame.
La piccola la vedete s’è vestita di nero
dentro ha il ferro a sostenerla
vuole essere salvata da ciò che è già accaduto
dando fuoco alla sua vita
come fare la rivoluzione
sola
nell’epoca senza era
ridendo domandandosi
dedicarsi all’amore è commettere omicidio?
E’ terra asciutta dal sale di mare d’erba?
E lui?
Lui potrebbe dall’alito della marea essere spinto fin lì dentro
dentro quell’asessuato dolore di metallo che pulsa .
Sveglio.
Non riesco ad aprire gli occhi mentre bolle di musica elettronica risuonano nella mia memoria. Scosto dal corpo il peso delle coperte. Poggio i piedi a terra. Il nulla di un pavimento freddo mi risucchia. Cado. Non vedo appigli per rialzarmi e non gelare. Ho gli occhi chiusi. Ho gli occhi chiusi cuciti da fili di ciglia. Avverto il tocco di una mano. Avverto il tocco di una mano sul mio viso. Una mano di bontà a me sconosciuta carezza la mia guancia. Quella mano con quella carezza issa il mio corpo. Sono in piedi e lei si è dissolta. La mano e la sua carezza non ci sono più. In terra i mie piedi hanno però freddo. Il mio volto, il mio volto è irrorato da calore. Calore che lascia una scia di saporito profumo sotto il mio naso ed io ho fame di quell’odore e allora cammino cammino cammino per inseguirla. Cammino. Cammino. Cammino. Cammino. Per inseguirla.
Baciami.
Baciami su queste labbra d’incolore dipinte e.
Guardati. Quello che hai è solo altro liquido salino ad impiastricciarti il volto uomo.
Guardati.
Ora vedi.
Ti manca la buona condotta.
Uomo.
Scoperta.
Morte.
Desiderio di mettere fine. Per il fine maggiore prossimo. Rinascere. Nuovo.
Uomo.
Turbinio di vento non farti destare dall’incostante boato d’aria che tenta di scalfirti con l’arroganza dell’incertezza giungendo da luoghi ascosi regni dell’inquietudine perché tu sei figlio di Dio sei Sole che illumina questa Terra che vive nella vertigine della tua luce!
Paura.
Fatica d’esprimersi.
Parole.
Voce.
Assente.
Sconvolto smarrisco voleri sognanti di magnificenze irreali vive nella musica di cardio battiti e scie di ragione.
No. No. No.
Tuttavia.
Se già conosci la fine finita.
Lascialo fare.
Silenzio!.
Tu che leggi il suono di queste parole pensi io mi sia arreso?
E invece.
Decido di non soddisfare la sua fame della mia voce.
Nego di avvertire.
Dolore alcuno.
Silenzio.
Solo una voce.
Desidero solo quella voce.
Sua soltanto.
Ogni altra inutile a proporsi. Ecco sì. Qui. Parlami. Penetrami negli orecchi. Nella mente. Sciogliti nel caldo del mio fiato liquido salmastro delta delle mie cervella putrefatte.
In che anno stiamo? Devo andare da Biagio per un drink di quelli forti! Come Biagio è morto? Ma in che anno stiamo? E quando?
Quando vagabonda bambina di ferro nero vestita imparerai a non fuggire più?
In che anno stia…?
Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide.

L.L.