365 giorni, Libroarbitrio

L’ascesa del Popolo

Roma 9 febbraio 2013 

Arti al governo

Nella tematica d’amore, che viene privilegiata nella lirica della poesia retorica, come s’è visto, spicca il tema della gentilezza come conquista individuale, pregio non di una stirpe ma dell’uomo che sa essere superiore.

Quegli stessi anni segnano anche la massima ascesa del popolo al governo della città, intendendo per popolo in particolare  i commercianti, i banchieri, i membri della borghesia degli uffici, i grandi uomini d’affari che si son venuti distinguendo dai ceti artigiani tanto da costituire quasi una nuova aristocrazia, l’aristocrazia del denaro che si identifica pressapoco con il partito guelfo. Accompagnò questo processo una dura, talora sanguinosa lotta contro l’aristocrazia nobiliare, la quale poco a poco cedette il potere, specie dopo la sconfitta ghibellina di Benevento del 1266. Il dominio guelfo si risolse con l’avvento, al governo del comune, delle Arti ossia degli organismi  del potere economico, attraverso i priori, che ne erano i capi elettivi, e che vengono ora a costituire il massimo organo politico della città. La promulgazione degli Ordinamenti di giustizia ad opera di Giano della Bella nell’ultimo decennio del secolo 1293 costituisce un punto fermo in questa avanzata del cosiddetto popolo grasso sostenuto dalle classi medie degli artigiani e dei piccoli operatori, degli intellettuali, perché la nuova costituzione escludeva i grandi, ossia i nobili, dalle cariche pubbliche, a meno che non fossero iscritti alle arti, non si fossero cioè integrati nelle istituzioni borghesi. Tuttavia lo sviluppo non avvenne senza crisi e lacerazioni, poiché la complessa composizione del popolo fiorentino, la persistenza di rivalità familiari, il contrasto ricreato all’interno della parte guelfa fra sostenitori dell’egemonia papale e oppositori di questa svolta politica, portarono ad una serie di disordini, fra cui l’emblematica lotta fra Bianchi (nemici della supremazia papale)  e Neri ( disponibili ad una stretta alleanza con la Curia pontificia). Dante segnalerà il fenomeno quando accuserà la presenza in tutte le città d’Italia di “tiranni” venuti fuori dalle lotte di parte.

In realtà, tutti questi fenomeni politici e culturali contribuirono alla formazione di Dante Alighieri, il quale fra Due e Trecento segna per la cultura italiana una tappa fondamentale.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Movimenti Ereticali IV

Roma 30 gennaio 2013

Il Pauperismo 

I movimenti ereticali rappresentavano la presa di coscienza da parte del laicato del proprio diritto ad assumere direttamente il governo della vita spirituale, e il rifiuto di affidarlo a “specialisti” quali erano gli ecclesiastici. Questa insofferenza verso la separazione e la supremazia del clero non troverà sfogo in un organico movimento eversivo e serpeggerà, soffocata e frammentaria, senza creare una nuova prospettiva religiosa, nell’atteggiamento antiecclesiastico di molta parte della cultura italiana. E’ comune a questi movimenti l’ideale “pauperistico” e la critica dell’avarizia del clero, temi che rimarranno profondamente radicati nella riflessione morale anche al di fuori del movimento eretico, all’interno del mondo cattolico. Si viene a formare sotto la spinta ereticale anche il diffuso concetto dell’ipocrisia ecclesiastica, cioè la convinzione della contraddittoria presenza, nel clero, di una predicazione o un insegnamento fondati su princìpi evangelici contro una vita immischiata negli interessi mondani. Di qui talora l’immagine della chiesa come potenza demoniaca piuttosto che custode della santità e rappresentante terrena della divinità.

San Francesco

Un merito indiscusso  nella promozione della letteratura volgare ha il “movimento francescano”, proprio perché esso si rivolse inizialmente ad un pubblico nuovo, di non letterati, per diffondere un tipo nuovo di religiosità, rifondato sulla semplicità e umiltà del messaggio evangelico. Si manifestò infatti l’esigenza di adeguare il linguaggio della predicazione ad ascoltatori non educati al virtuosismo retorico della scuola, di offrire modelli di vita simili a quello contenuto nella storia dell’Antico Testamento, di fornire alla devozione dei fedeli forme di preghiera vicine all’esperienza della lirica popolare.

La predicazione francescana si liberò degli schemi dell’oratoria scolastica e del discorso dottrinale; l'”agiografia” puntando sulla vita di San Francesco, che inizia dalla testimonianza del suo Testamento e dal racconto dei suoi primi compagni, recuperò i modi della narrazione evangelica; l’inno sacro si conformò secondo la linearità, umile ma sublime, della prosa ritmica dei salmi biblici o secondo i modi ritmici della ballata popolare.

Di questi generi solo l’ultimo trova nel Duecento un notevole sviluppo in volgare, mentre le testimonianze della predicazione e dell’ agiografia continuano ad essere trasmesse in latino, seppure talora in un latino  assai semplificato nella sintassi e perfino sconvolto dal lessico volgare.

A domani

LL