365 giorni, Libroarbitrio

Nadine Gordimer : il racconto realista contemporaneo

Roma 31 ottobre 2013

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer è nata a Springs, nel Transvaal, Africa, nel 1923 da genitori ebrei, russo il padre e inglese la madre.

Ha studiato all’università di Johannesburg, in sud Africa, assistendo al dramma dell’apartheid, della segregazione sociale, della persecuzione politica, dell’oppressione della popolazione di colore da parte della minoranza bianca.

Ha cominciato a scrivere nel 1949 mettendo al centro della propria opera i problemi razziali, le differenze etniche e culturali che si  interpongono nei rapporti fra le persone, l’opposizione all’ingiustizia sociale.

La Gordimer rappresenta la realtà quotidiana e ritrae i personaggi nella loro dimensione privata: è proprio lì infatti che si manifesta la violenza esercitata dal potere sui più deboli e contro gli oppositori.

L’autrice, i cui libri sono stati a lungo messi al bando  in Sud Africa, ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1991.

Una delle sue opere principali è Qualcosa là fuori, racconto che si inserisce nella nuova tradizione realista contemporanea, prefiggendosi il compito di denunciare una terribile situazione  sociale rappresentando le condizioni di vita in un paese autoritario e razzista.

Tuttavia, l’autrice non si limita  a “fotografare” quella realtà, a tradurla fedelmente  sulla pagina.

La realtà, infatti, non è solo quella esterna, oggettiva, ma anche quella soggettiva dei fatti interiori, dei patimenti subiti, dei drammi della coscienza, dei tormenti morali.

Anche questi eventi fanno parte della situazione storica, anzi ne sono il nucleo principale.

Per sottolineare tale realtà, la Gordimer utilizza un doppio canale di scrittura, differenziato anche dall’uso del corsivo: da un lato il racconto oggettivo in terza persona, il punto di vista in terza persona, dall’altro il racconto soggettivo in prima persona, il punto di vista interno del personaggio in cui l’autrice “entra” ed “esce” di volta in volta partecipando e prendendone le distanze.

Si contano i giorni solo quando si aspetta un bambino, o si è in prigione. Io l’ho avuta, la mia bambina, ma conto i giorni dall’arrivo di quell’uomo in questa casa.

La strada si tuffa giù tra due file di case come il letto abbandonato in un fiume che ha cambiato corso. La padrona dello shebeen, che abita di fronte, ha una macchina che arriva sbandando e sobbalzando fino all’elaborato cancello di ferro battuto della casa. Tutti gli altri, compresi i clienti dello shebeen , camminano sui sassi, la sabbia i canali di scolo, tornando dalla stazione degli autobus. La città è troppo lontana, per andare a lavoro in bicicletta.”

(shebeen: locale in cui si vendono bevande  alcoliche abusivamente)

 

A domani

Lié Larousse

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365 giorni, Libroarbitrio

Primo Levi raccontare per non dimenticare (prima parte)

Roma 26 ottobre 2013

Primo Levi

Nato a Torino nel 1919 da una famiglia ebraica di agiate condizioni economiche, si laureò in chimica nel 1941 nel capoluogo piemontese.

Le persecuzioni razziali e l’impegno politico  lo spinsero, nel periodo della resistenza, a unirsi alle formazioni partigiane della Valle d’Aosta.

Catturato nel dicembre del 1943, dopo un breve internamento nel campo di Fossoli, in provincia di Modena, nel febbraio del 1944 venne deportato  nel campo di concentramento nazista di Auschwitz, in Polonia.

Qui rimase per circa un’anno, fino alla liberazione per opera delle truppe sovietiche, nel gennaio del 1945.

Solo nove mesi più tardi riuscì a tornare in patria, dopo un viaggio reso complicato e pericoloso dalla contemporanea ritirata delle truppe di Hitler verso la Germania.

Rientrato in Italia, Levi si impiegò come chimico in un’industria di vernici, ma iniziò immediatamente anche l’attività di scrittore.

Pubblicò nel 1947, proprio sulla tremenda esperienza vissuta nel campo di Auschwitz, il romanzo autobiografico Se questo è un uomo.

Il romanzo però incontrò il successo solo dieci anni più tardi, nella riedizione dell’opera da parte della casa editrice Einaudi.

Del 1963 è il secondo romanzo, La Tregua, ispirato ai mesi del travagliato ritorno in patria dei reduci dai lager.

Ai due romanzi, negli anni successivi, fecero seguito altre opere di successo, nelle quali dominante  e ricorrente  era il tema della dignità dell’uomo, della sua moralità.

Tra gli altri, La chiave a stella,  dedicato ai problemi del mondo operaio e Se non ora, quando? (1982), che torna ancora sui i temi della guerra e della resistenza partigiana Europea.

Levi collaborò anche, come articolista e saggista, a numerosi quotidiani e riviste.

Morì a Torino, suicida, nel 1987.

A domani

Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

Un eroe del nostro tempo : Michail Lermontov

Roma 29 luglio 2013

Sulla strada esco solo.

Nella nebbia è chiaro il cammino sassoso.

Calma è la notte.

Il deserto volge l’orecchio a Dio

e le stelle parlano tra loro.

Meraviglioso e solenne il cielo!

Dorme la terra in un azzurro nembo.

Cosa dunque mi turba e mi fa male?

Che cosa aspetto, che cosa rimpiango?

Nulla più aspetto dalla vita

e nulla rimpiango del passato,

cerco solo libertà e pace!

Vorrei abbandonarmi, addormentarmi!

Ma non nel freddo sonno della tomba.

Addormentarmi, con il cuore

placato e il respiro sollevato.

E poi notte e dì sentire

la dolce voce dell’amore

cantare  carezzevole al mio orecchio

e sopra di me vedere sempre verde

una bruna quercia piegarsi e stormire.

“L’Eroe del nostro tempo, egregi signori miei, è certamente un ritratto, ma non di una persona sola: è un ritratto composto dai vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Voi  di nuovo mi direte che l’uomo non può essere così ignobile…perché questo carattere, sia pure come invenzione, non ottiene mercé presso  di voi? Non sarà forse perché in esso c’è più verità di quanto non vorreste? Obietterete  che la verità non ha nulla da guadagnarci. Scusate! Gli uomini si sono nutriti  abbastanza di dolciumi che hanno loro guastato lo stomaco: occorrono medicine amare, verità scottanti. Non pensate tuttavia, in base a ciò, che l’autore di questo libri abbia mai cullato il sogno superbo  di farsi emendatore dei vizi degli uomini. Dio lo preservi da simile rozzezza! Semplicemente si è divertito a disegnare l’uomo contemporaneo quale lo concepisce e quale per sua e vostra  disgrazia troppo spesso lo ha incontrato.”

Michail Lermontov, Un eroe del nostro tempo, Garzanti 1997

Quando nel 1837 Aleksandr Puskin fu ucciso in duello dal figlio dell’ambasciatore d’Olanda, Lermontov scrisse furenti versi di protesta contro la società zarista, che aveva permesso la morte del più grande poeta nazionale.

Ciò gli valse l’esilio nel Caucaso, durato non molto grazie all’intercessione di alcuni potenti famigliari.

Rientrato a Pietroburgo non rimase molto per un contrasto sorto con l’ambasciatore francese e fu così rimandato nel Caucaso, dove morì in duello, correva l’anno 1841.

A domani

LL

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Joao Baptista Almeida Garrett “I Cinque Sensi”

Roma 17 luglio 2013

I Cinque Sensi

Sono bellissime le stelle, lo so.

Mille colori divini hanno quei fiori,

ma io per essi non ho occhi, né amore.

Altra bellezza non vedo

nella natura,

che te, mio bene, solo te!

Divina è la voce che suona triste

tra i rami che rivestono l’albero,

ma io nemmeno dell’usignolo

che trilla sento la melodia,

né odo altra armonia

che te, mio bene, solo te!

L’aria che bacia i fiori respira

celeste incenso di profumi agresti.

Io non sento, l’anima mia non coglie,

non avverte né aspira

altro profumo fragrante

che te, mio bene, solo te!

Belli sono quei frutti saporiti,

prelibato il nettare del grappolo.

Ho fame e sete…assetato

affamato sono tanto…

ma di baci

tuoi, mio bene, di te!

Tenera al tocco è una zolla fiorita

morbida al petto mio che si distende,

ma chi, vicino a te, ricerca ansioso

un’altra carezza

o un’altro piacere prova

che non sia tu, mio bene, solo tu?

A te tutti i miei sensi

accorrono fusi in uno solo.

Sento, odo, respiro

in te, per te deliro.

Con te sta la mia morte,

a te la mia vita ho dato,

se giungerà la morte,

sarà un morire per te!

Di

Joao Baptista Almeida Garrett

A domani

LL

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La Congrega dei Rozzi

Roma 15 marzo 2013

La congrega dei rozzi di Siena

La Congrega si occupa di scrivere opere drammatiche e di allestire spettacoli. I loro testi sono rielaborazioni del dramma pastorale  e della farsa rusticale, già ampiamente codificate dalla cultura alta. Sono però ricchi di contenuti di protesta e di contestazioni anticittadine e danno voce al mondo contadino e alle sue rivendicazioni.

Questi elementi vanno rapportati alle finalità comiche e al ceto dei membri della Congrega, artigiani che elaborano strategie di sopravvivenza, ora a favore dell’aristocrazia, ora del contado. Questa è la tendenza della prima fase della storia della Congrega dei Rozzi, fondata a Siena nel 1531 caratterizzata dagli avvenimenti che misero sotto assedio la città da parte dei fiorentini.

Con il passaggio sotto il dominio dei Medici scemano il potere e l’importanza politica  dei ceti che hanno dato vita alla Congrega e la sua funzione si modifica. Nel corso del Seicento l’associazione diventa Accademia coinvolgendo tra le sue attività ed annoverando fra i suoi membri anche letterati. Ottiene negli anni a seguire il “saloncino”, un locale posto al di sopra dell’Opera metropolitana.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La nascita del melodramma: l’Orfeo

Roma 12 marzo 2013

Nella storia della letteratura del Seicento il teatro per musica, quello che si sviluppa dopo le ricerche della fiorentina Camerata dei Bardi, brilla di una luce intensa ma breve. Alle origini  questi drammi furono, rispetto alla musica, qualcosa di più e di diverso da quello che fu in seguito la librettistica: un genere subordinato se non schiavo della musica.

Il Ronga ha parlato della nascita del melodramma italiano dallo spirito della poesia. Sebbene riceva impulso dall’interpretazione umanistica della tragedia greca come dramma musicale, il teatro per musica trova il suo presupposto nel dramma pastorale italiano. La stessa teoria  musicale espressa nella formula del “recitar cantando” sente il prestigio della parola poetica alla quale vuole in ogni modo adeguarsi.

Il Peri, il Caccini, Marco da Gagliano e, più grande di tutti, Claudio Monteverdi chiedono la libera collaborazione degli scrittori e ascoltano e rispettano non la musicalità esterna ma il ritmo profondo e interno, il significato morale della parola.

Claudio Monteverdi nato nel 1567 fu musicista assiduo con un proprio stile personale. La sua più celebrata opera  è l’Orfeo, rappresentata per la prima volta del 1607. Orfeo, poeta, cantore, musico, innamorato, il quale con le parole e con la musica combatte per l’amore contro il destino e contro la morte, diventa quasi il patrono e il mito simbolico di questo teatro.

A domani

LL

 

 

 

Rif. Testo di lettura

La letteratura Italiana. Il Seicento

Iniziative Speciali De Agostini