365 giorni, Libroarbitrio

Del vivere vero – Clemente Rebora

Signor N.

Lucciola, apro la mano
a me rimanga il folle
fosforo nelle vene
a te caldo un barlume
di proteggente culla.

C’è un corpo in poltiglia
con crespe di faccia, affiorate
sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può e del fango.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Febbre” Sylvia Plath

Paura? Cosa vuol dire?

L. abeille

Le lingue dell’Inferno
sono ottuse, ottuse come la tripla
lingua dell’ottuso, grasso Cerbero
che anela sulla porta. Incapace
di sanare leccandolo l’infiammato
tendine, il peccato, il peccato.
Sfrigola l’esca da fuoco
l’indelebile puzza
di candela soffocata!
Si srotolano, o amore, i bassi fumi
da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore
che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.

Amore mio, ho passato
tutta la notte annaspando
fra lenzuola grevi come il bacio d’un perverso.

Penso che sto sollevandomi
forse mi librerò –
I grani di ardente metallo volano e io, amore, io
sono una pura
Vergine d’acetilene
con una scorta di rose,
di baci, di cherubini
di tutto che esprimono queste rosee cose…

365 giorni, Libroarbitrio

“La pernice e i galli” Jean de La Fontaine & Marc Chagall

La pernice e i galli Marc Chagall

Fra certi galli violenti e poco urbani,
sempre in rissa tra loro e turbolenti,
viveva una pernice.
Lei, femminile, dai modi delicati,
pensava che, essendo una signorina,
e per di più straniera,
i galli, che all’amore son portati,
l’avrebbero trattata con affetto.
E invece quelli, rissosi, scalmanati,
non le portavano un filo di rispetto,
anzi, godevano a prenderla a beccate.
Lei, sulle prime, ci rimase male,
ma poi, vedendo che anche tra di loro
era tutto un beccarsi e uno spennarsi,
dopo un po’ finì per consolarsi
e si disse: ” E’ vero, io deploro
la loro inciviltà,
ma non è colpa loro, poveracci!
Loro usano così, niente da dire.
Non tutte le creature
sono forgiate sullo stesso stampo.
Chi nasce gallo, e chi nasce pernice.
Dipendesse da me, sarei felice
di avere una più onesta compagnia.
Però il padrone della fattoria
ha deciso altrimenti. Ci cattura,
ci taglia le ali e poi ci mette in gabbia
insieme con i galli, senza scampo.
E non degli animali,
solo dell’uomo bisogna avere paura”.

365 giorni, Libroarbitrio

“Mattino nella casa bruciata” Margaret Atwood

Surreal Katerina PlotnikovaTristi angeli di marmo
covano come galline
su nidi erbosi
dove nulla si schiude.

Gli angeli si potrebbero definire volgari
o spietati,
a seconda dell’angolazione della macchina fotografica

Ogni volta, naturalmente, raccolgo un fiore o due
e lo infilo nella Bibbia dell’albergo
come souvenir.

Sono umana anch’io, come te.

365 giorni, Libroarbitrio

“Al mare canto” Shakespeare

mare ghiaccio

Coloro che sono i favoriti  delle stelle
si vantino di pubblici onori e titoli superbi
mentre io, cui fortuna simili trionfi nega,
gioisco in disparte di ciò che più onoro

tu sei tutta la mia arte, e innalzi
in alto sapere la mia rozza ignoranza,
e come può mancare alla mia Musa l’invenzione
finché tu respiri poeta, tu che versi nelle mie rime
te stesso, dolce argomento, troppo eccellente
per essere ripetuto  da pagine volgari?

Oh ringrazia te stesso se qualcosa in me
scopri degno della tua attenzione;
chi è così muto da non saper scriver di te
quando tu stesso dai luce all’invenzione?

365 giorni, Libroarbitrio

“Il Pan del Diavolo” Nick Cave

L'angelo custode

Tutte le torri d’avorio si stanno sbriciolando
le rondini hanno affilato i propri becchi
questa è l’ora della nostra grande rovina
questa è l’ora che arriverò correndo
dritto dentro te

365 giorni, Libroarbitrio

“Nuda ma dipinta” Luciano Folgore

Hielo Natalia Deprina

E questo lungo desiderio di godere
è una zattera di felci,
che mi trasporta, su liquidità verdi,
in un fresco pellegrinaggio
verso una città di alberi.
Ciglia socchiuse.
Lampada verde del sole.
La mia casa sarà d’ora di giunchi
e gli uomini saranno forse
piccoli fili d’erba
con goccioline di rugiada.

365 giorni, Libroarbitrio

“Poesia della collera di amore meraviglia” Erich Fried

pans-labyrinth

La vita
sarebbe
forse più facile
se io
non ti avessi mai incontrato amore

Meno tristezza
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà

E anche poco
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
vuole l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
poiché non è possibile
resta turbata
e respira a fatica

La vita
sarebbe forse
più facile
se io
non ti avessi incontrato amore.
Soltanto non sarebbe
la mia vita.

365 giorni, Libroarbitrio

un giorno come un altro – L.L.

passione

Opera pittorica di Roberto Ferri 

26 aprile

Sguardi che compaiono
da vicoli come cunicoli.
Mentre stanze segrete consumano
rimembranze di battaglie sconosciute.
E’ notte. E vorrei fosse presto giorno.
E’ giorno. E prego perché la notte accorra a proteggermi
oscurando. 

Dio. Non puoi salvare.
Nessuno. Da se stesso. Di se stesso.

Dio non risanerai mai i tuoi feriti.

I tuoi figli.
Io tua figlia.
Non puoi riparare un danno già compiuto da genitori egoisti, ex corrotti, persecutori, povertà, depressione o semplicemente squilibrio chimico.
Io.Non riesco ad annullare ferite psichiche, fasciare vecchie cicatrici, mandar via antichi lividi con un bacio. Non riesco a mandar via il dolore. Zittire le voci nella sua testa, nella mia, in quella della gente.
Non sarò mai in grado di salvare gli oppressori dall’opporsi a un mondo che hanno preso ad odiare. Troveranno sempre il modo di ricominciare da dove i prepotenti hanno lasciato perdere. Diventeranno loro i più prepotenti. Faranno diventare me il nemico. Io sono il nemico ora. E tu dove ti sei perso Dio? Non lo vedi che non ci riesco, che sola non ce la faccio? Non importa quanto sono convinta di aver fatto davvero ogni cosa in mio potere per dimostrare la mia indifferenza, e mentre agogno il tuo sconfinato sostegno per non morire, imparo che non potrò mai salvare un miserabile bastardo da se stesso.
E’ un muro di fuoco in continua espansione e nella sua scia si abbevera della mia acqua, si sta nutrendo di me, la mia energia, i colori stanno sbiadendo ad ogni sua sorsata, e alla fine ucciderà la mia anima.
Sarò nulla.
Non sarà soddisfatto finché non sarò miserabile quanto lui.
E a questo punto il disprezzo sarà un perpetuarsi dietro cancelli altrui, mosaici di celle senza serrature per la via d’uscita.
Una volta sconfinata lì sarà di fatto impossibile per me pattuire una tregua.
Non importa più l’età del tempo, né il male del tempo.
Non gli importa più nulla di nulla, se non.
Mangiarmi.
Spolparmi viva.
Tormentata.
Immobilizzata come un fermo immagine incrinato e intrappolato dentro un proiettore rotto.
Frustata dal suo vuoto spazio interiore d’occhi acidi al di là la tragedia, il mio stesso senso d’impotenza. Vicolo cieco. Aggrappare le mani attorno filo spinato, e percuoterlo percossa.
Infuriata per la colpa, per le stronzate idealizzate nelle mente.
Insistere resistendo alla lotta.
Inspira lentamente.
Voglia di tirare calci, schiacciargli la faccia, fracassargli la testa.
Espira.
Labbra gonfie. Le mie. Anche i denti mi fanno male.
Mi resta di succhiare caffeina e codeina da una cannuccia.
Si vaporizzeranno i lividi.
– Le ossessioni vanno uccise per farle sparire definitivamente – , m’ha sussurrato all’orecchio umettato dalla sua saliva.
Ora fisso fronde d’alberi. Platani. Appaiono molli. Riversi. Come salici ma senza pianto.
Intanto bisogna pregare per la resurrezione in un’anonima chiesetta.
Per la redenzione.
Un angelo tenebroso cadrà giù dal cielo per me.
Brillanti sogni compro messi in intossicazioni pericolose per la mia salute mentale boccioli selvatici bagnati d’acqua santa.
Amen.

L.L.