365 giorni, Libroarbitrio

“La vita è sogno” Calderon de la Barca

Joel Robison - Migration

E’ vero. Dobbiamo domare
questa natura ribelle,
questa furia, quest’ansia,
se al sogno per caso torniamo.
E lo faremo, avvertiti
da un mondo così strano,
dove vivere è sognare;
e l’esperienza m’insegna
che l’uomo che vive sogna
quel che è, fino al risveglio.
Il re sogna il suo stesso regno,
e vivendo in quest’inganno
regna, ordina e governa;
e il plauso, che fugace
riceve, affida al vento,
e la morte – ingrato destino! –
lo trasforma in cenere.
E chi vorrà più regnare
sapendo che si risveglia
già nel sogno della morte?
Sogna il ricco la ricchezza,
che tanti affanni gli reca;
sogna il povero la propria
pena e la miseria;
sogna chi accumula beni,
sogna chi opprime e offende;
e nel mondo, in conclusione,
tutti sognano ciò che sono,
ma nessuno lo avverte.
Io sogno che mi trovo qui
fiaccato da questi ceppi,
e ho sognato di vedermi
in più lieta condizione.
Cos’è la vita? Delirio, illusione,
appena chimera e ombra,
e il massimo bene è il nulla,
ché tutta la vita è sogno,
e i sogni solo sogni sono.

365 giorni, Libroarbitrio

“Di vetro son fatti” Giovanni Boccaccio

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William Turner  – Sunset over a lake

Vetro son fatti i fiumi, e i ruscelli
gli serra di fuor ora la freddura;
vestiti son i monti e la pianura
di bianca neve e nudi gli arbuscelli,
l’erbette morte, e non cantan gli uccelli
per la stagion contraria a lor natura;
Borea soffia, ed ogni creatura
sta chiusa per lo freddo ne’ sua ostelli.
Ed io, dolente, solo ardo ed incendo
in tanto foco, che quel di Vulcano
a rispetto non è una favilla;
e giorno e notte chiero, a giunta mano,
alquanto d’acqua al mio Signor, piangendo,
né ne posso impetrar sol una stilla.

365 giorni, Libroarbitrio

Vicente Huidobro “Canto II”

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Eccomi qui tra mari spopolati
Solo come la piuma che si stacca da un uccello notturno
Eccomi qui in una torre di freddo
Vestito del ricordo delle tue labbra sapide di mare
Delle tue cortesie e della tua chioma
Luminosa e disciolta come i fiumi che sgorgano dai monti
Stavi forse per diventare cieca perché Dio ti faceste queste mani?

L’arco delle tue ciglia che si tende come arma degli occhi
Nell’invito feroce colpo d’ala che l’orgoglio dei fiori fa sicuro
In vece mia ti parlano le flagellate pietre
In vece mia ti parlano le onde degli uccelli senza cielo
In vece mia ti parla il gregge delle pecore silenti
Addormentato nella tua memoria
In vece mia ti parla la nudità del piccolo ruscello
L’erba che sopravvisse legata alla ventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Vestita appena d’un fiore pronto a spegnersi
Al primo soffio flebile di vento

Le pianure si perdono sotto il tuo piede di fragile grazia
E si smarrisce il mondo al tuo limpido andare
Giacché tutto è artificio quando appari
Nella tua minacciosa trasparenza
Innocente armonia senza tregua né oblio
Elemento di lacrima mulinante all’interno
Fatto d’ansia altezzosa e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti d’infinito

365 giorni, Libroarbitrio

“Guerra nella pace” Jorge Guillén

Dalì

La piazza con le sue colombe
e qualche vecchio sulle panchine.
E le pietre gotiche, grigie ormai
o nerastre: tempio attuale.
Vicino passa il traffico rotante.
La grande città stride, si affretta,
e risuonando non cessa di donarsi,
di promettere la creazione di un nuovo mondo.
Perfino l’ozioso gattino collabora,
vagando nella sua zona soleggiata,
ad arricchire le luci e la promessa
della splendida città
che aspira a essere perenne.

“Nel marzo del 1938 Dalì si trasferisce per due mesi con Gala nella città eterna: nello studio di Lord Berners che si affaccia sui Fori. L’artista è attratto dalla sovversione delle leggi dell’ordine e della simmetria, che gli offrono spunti significativi per successive declinazioni del suo linguaggio surrealista e visionario.”

365 giorni, Libroarbitrio

10.000 e più grazie per voi con “Scrivo” Gianluca Pavia

mare ghiaccio

Inseguo parole che svaniscono

tra le labbra,

– non è il momento giusto -,

dico.

È lo stress

i cazzi, i smazzi

e il talento allora?

Il genio?

Non dovrebbero essere più forti?

È che le persone mi stanno sul cazzo

scrivo il mio mondo per perdermici dentro

un labirinto

senza filo da seguire.

Ma anche gli artisti, gli intellettuali

non li tollero proprio,

vomitano paroloni in pose da divi

aforismi stantii e tartine marce

flash e autoscatti

torture medievali chiamate reading.

Tutti fulgidi geni,

tutti a districare l’inestricabile,

tutti senza nulla da dire.

Allora me ne sto a casa

stappo un rosso

e guardo fuori dalla finestra

il mondo fuori di testa

e scrivo

scrivo il mio mondo per perdermici dentro.

G.P.

 

Vi ringrazio tutti 10.156 lettori cari,
per chi è stato solo di passaggio,
per chi si è soffermato su qualche verso
e per chi invece mi segue imperterrito
con tutta la benedizione della Dea della pazienza!

Buon divertimento
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

“Lettere a Sibilla Aleramo” Clemente Rebora

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O dei grilli in cadenza solitaria
ai poggi senza stelle
dentro il bagnato alitare dell’aria
tenui serenatelle!

Cos’è la vita con sue le rabbie a voi
persi nei solchi fuori
all’ombra inerte, o di silenzi a noi
dolcissimi cantori?

Anima, intona la tua voce e nulla
non domandare più:
cantati la canzone della culla
mentre declini giù.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Senza er titolo” di Lollo

Willem Haenraets, Heerlen, Netherlands

Er locale era fatiscente, fumoso,

loschi tizi  magnavano pajate

l’oste li cioccava minaccioso

in quell’antro de vite disperate

litri ‘ngurgitati, de vino velenoso

Entrava silenzioso, senza rumore,

mettennose seduto sur bancone

e beveva serio, con abnegazzione

bicchieri su bicchieri de liquore

Anni e anni de pura alienazione,

nun mancava manco de natale

co’ na particolare  dedizione

comme se stesse a lavorare

Ma era troppo  distinto quer signore

pe confonnese co’ tutti quei pezzenti

“ma chi è?” la domanda sibiliva fra li denti

avvertenno quei cenciosi…come ‘no stridore

Poi s’arzava barcollanno, senza parole

cor passo strascicato e ossa rotte

uscenno ar buio, senza un  timore

confonnennosse co’ l’atro della notte

Dove annava nisuno lo sapeva

manco er nome l’oste conosceva

beveva pe’ scordà?

o beveva pe’ nun provà dolore?

a’ndo’ annava a riposà?

perchè ci aveva addosso quer grigiore?

Poi ‘na giornata grigia e uggiosa

nun se presentò ar solito locale,

fu strano: come si mancasse quarcosa

che ‘na presenza silenziosa, bene o male,

s’empone più de quarsiasi cosa

Nisuno se sorprese quanno ar madino

lo trovorno in un brutto vicoletto

sdraiato, posa d’anfarto e artijo sur petto

occhi sbarati da mpaurì pure ‘n becchino

fissi su ‘na mano che strigneva ‘n fojettino,

comme se prima te tirà l’urtimo fiato

volesse pe n’urtima vorta da’ commiato

ar concetto racchiuso in quer pizzino

Fu dura pe li miliziani aprije quella mano

credendo de trovacce un quarche indizio

na via, un nome er numero de ‘n  tizio

che potesse tanto tanto…svelaje quell’arcano

de chi fosse quell’omo senza documenti

senza storia, nome e  amici o precedenti

‘na specie de fantasma ‘n carne ossa

pe daje identità…prima della fossa

‘nvece se ritrovorno a fissare con stupore

‘n pezzo de carta co’ su scritto tre parole

e ner silenzio de quella scena angosciosa

er maggiore lesse solo: “bocciolo di rosa”

Ner locale ‘ntanto se beveva duro,

pe’ nun richiamà er passato

pe’ nun pensà ar futuro,

c’era ancora quarche disperato

che parlava der tizio silenzioso

ma ereno in pochi a pensacce ancora

che lo scorre der tempo e  vin copioso

manna tutto, ineluttabirmente …alla malora.

365 giorni, Libroarbitrio

“La satrapia” di Costantino Kavafis

ANGELO NERO 8F

Che disastro!
sei fatto per cose grandi e belle
e hai sempre questa sorte infame
che coraggio e successo ti rifiuta;
hai consuetudini vili come intralcio,
meschinità,
indifferenze.
Ed è tremendo il giorno che ti arrendi
(il giorno che rinunci e ti dai per vinto)
e ti metti in cammino verso Susa
per andare a trovare il re Artaserse
che benigno ti accoglie alla sua corte
e ti offre satrapie e favori.
E tu li accetti con disperazione
queste cose di cui non sai che farti.
Ben altro chiede l’anima, per altre cose piange:
per le lodi del popolo e dei Saggi,
i preziosi e difficili consensi;
e l’Agorà, il Teatro, le Ghirlande.
Come può darti tutto ciò Artaserse?
La satrapia può darti queste cose?
E senza queste, me la chiami vita?

365 giorni, Libroarbitrio

 

Ebbrezza- dipinto col vino

Folle.

Non peccatore né deviante

straordinario uomo

percosso

dal paradossale

avvento della vita

con le sue gioie ed infelicità

enigmatiche da interpretare

quando t’investono

folli

rottura di due mondi

il vostro irreale incostante credervi vivi

il suo quando ne descrive l’irrealtà vera del viverlo

il suo quando essere lui è essere me

e divenire un tutto quando pensarlo è tremore ovunque

e divenire un tutto quando desiderarlo è tremore ovunque

e divenire un tutto quando sognarlo è squarcio di luce nell’abisso

e divenire un tutto quando scindendoci saremo liberi

ma mai dalla follia liberati.

Folle.

 

L.L.