365 giorni, Libroarbitrio

L’Olimpo degli scrittori – Charles Bukowski

 

farfallina body painting -  foto show eur 2011

tutto ciò che m’interessava
era scommettere
vincere ogni tanto
sbronzarmi scopare e scrivere
non potevo farne a meno
il mondo era pieno di fantocci
non esistevano più scrittori
erano burattini di Capitol City
sceneggiatori da quattro soldi
sfruttati e sottopagati
io al confronto ero Dio
non mi interessava scrivere
un nuovo testamento
io e Dio eravamo simili
ad entrambi interessavano
storie di reietti
casi umani
la disperazione
la follia

La tua vita è la tua…tu sei meraviglioso…

 

365 giorni, Libroarbitrio

Concetti -Gianluca Pavia

Vladimir Kush - Metaphorical journey

opera pittorica di Vladimir Kush- Metaphorical Journey

Ci sono concetti che
non puoi esprimere a parole,
per quanto tu possa giocarci, con le parole,
e si dilatano in pancia
sgasando e gorgogliando
fino ad esplodere
in calore
calore calore.

E tutt’attorno
sfreccia supersonico,
e lento
allo stesso momento,
che puoi quasi saltarci,
nel tempo,
e nello spazio di un soffio
essere vento
risacca
fotoni,
essere uomo
e forse un po’ Dio.

365 giorni, Libroarbitrio

Versi sparsi & Presto che è tardi – Gianluca Pavia

Mammina

Gli uccelli cantano
la pioggia tintinna
le nuvole rombano
e tu
su un prato verde
o forse un letto,
magari un sacco,
sorridi…

…qui
sulla pista da ballo
una vertigine di luci e sguardi
solo per noi
solo per te.

…mi ha donato
abbastanza pazzia per sopravvivere
mi ha lasciato
mani tozze con cui sopravvivere.

Ce ne andiamo presto
noi che amiamo
sgasare in curva
colpire duro
e brindiamo sempre
in fondo al bancone.
Leviamo in fretta le tende
perché la vita
è un pic-nic
e l’amiamo
ad un centimetro dall’asfalto
un secondo dal k.o.
ad un soffio dalla morte.
Ci siamo presi il meglio
di questi anni
ruggendo come leoni
e chiudiamo la partita
prima che il gioco si faccia duro.
Siamo rimasti per poco
e con poco ce ne andiamo
lasciando forse troppo
negli occhi
e nelle parole
di chi ci saluta
con un fiore.

365 giorni, Libroarbitrio

Un ultimo valzer – Gianluca Pavia

un ultimo valzer

Concedimi ti prego
un ultimo giro
un ultimo ancora
né al bancone o per strada
ma di valzer, qui
sulla pista da ballo
una vertigine di luci e sguardi
solo per noi
solo per te.
Poco importa
se ci siamo pestati i piedi
o qualche volta
abbiamo perso il ritmo
di un’orchestra spietata
alla fine il plauso
era solo per noi
solo per te.
Hai sempre ballato
da sola
ho sempre ballato da solo
ma ti prego
concedimi un ultimo ballo
l’ultimo sorriso
il bacio d’addio.

365 giorni, Libroarbitrio

Panegirico della libertà – Amelia Rosselli

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L’automa che disfaceva le giornate era la pallida
ombra che temeva e pregava e sosteneva di non esser
degna; il cielo rompeva il suo isolamento e tutto
cadeva nel panforte del nulla. Ma io esplodevo
fuori della scabra pelle tenace e croccante ma
io rompevo fuori della luna della noia. E ne
seguiva una tenace invettiva a tutti i tramvieri
del mondo; non calate così presto le vostre trombe
d’orgoglio!

 

Ti vendo i miei fornelli, poi li sgraffi
e ti siedi impreparato sulla scrivania
se ti vendo il leggiero giogo della
mia inferma mente, meno roba ho, più
contenta sono.

365 giorni, Libroarbitrio

Ribelle – Emanuel Carnevali

Edmund Dulac, She kissed the reindeer on the nose

Tutto è più breve di qualcos’altro:
tutto è più uguale a Dio di qualcos’altro.

C’è competizione nel caos,
una cosa molto stupida.

Sono dubbioso come un ramo di salice
che curvo ammicca all’acqua.

Ammiro il diavolo perché lascia le cose incompiute.
Ammiro Dio perché tutte le completa.

***

Io so che per avere dormito a lungo
i morti hanno ripreso forza.
In giorni come questi
spalancano a calci le loro tombe
e ne balzano fuori con eleganza.

Sussurrano orribili segreti
l’uno all’altro e a me.
Portano i loro sudari e
li scuotono animosamente.

O Divinità del terrore e della malinconia
vienimi in aiuto!
Ho ancora baci sfioriti per te,
baci che non voglio buttare via perché sono molto povero,
distaccami dai miei ricordi.

Essi mi inquietano tanto che il sonno sussulta e fugge,
sussulta e fugge.

365 giorni, Libroarbitrio

Salomè e Satana – Charles Baudelaire

Salomè

Tu, l’angelo più bello e saggio della corte,
Dio spogliato di lodi, tradito dalla sorte,

Sono Salomè amato Satana, che tu abbia pietà della miseria mia.

Principe dell’esilio, che hai subito un torto,
e che, vinto, ogni volta più forte sei risorto,

tu che sai tutto e regni sul mondo sotterraneo,
guaritore domestico delle ferite umane,

tu che dalla Morte, tua grande antica amante,
generasti Speranza, la folle e affascinante,

tu che al proscritto dai lo sguardo calmo e altero
che davanti al patibolo danna un popolo intero,

tu che sai in quali angoli delle terre invidiose,
Dio, geloso, ha nascosto le sue pietre preziose,

tu che con l’ampia mano nascondi i precipizi
al sonnambulo errante sull’alto degli edifizi,

tu che magicamente rendi all’ubriaco elastiche
le ossa quando i cavalli di notte lo calpestano,

tu che per consolare il debole nel rischio
ci insegni come zolfo e salnitro si mischiano,

tu che imprimi il tuo marchio, o complice sottile,
nella fronte del Cristo implacabile e vile,

Bastone di esiliati, lampada d’inventori ,
confessor d’impiccati e di cospiratori,

Padre che adotti quelli che Dio, da ira sconvolto,
scaraventò dall’Eden, lontano dal suo volto,

Sono Salomè amato Satana, che tu abbia pietà della miseria mia.

 

365 giorni, Libroarbitrio

La città sulla riva delle nuvole – Giancarlo Ascari

novembre Pisa-Lucca 2015

Nella grande e antica città di Smeralda viveva un astrologo di nome Alcabizio.
Tale era la sua fama della sua bravura che re, mercanti e mendicanti
facevano la coda fuori dalla sua casa per consultarlo. Ma
non tutti i re e i mercanti ricevevano la stessa attenzione
che l’astrologo destinava ai mendicanti.
Nel silenzio della notte Alcabizio
scrutava il cielo e le stelle
per scoprirne i segreti.
Intanto di là del mare una ragazza lavorava in un supermarket.
Un taxista aspettava i clienti pensando alla prossima rata del mutuo da pagare.
Ragazzi guardavano un film di paura mangiando popcorn.
Due innamorati si baciavano al parco, masticando lo stesso chewing gum rosa.
Poliziotti vigilavano sul mondo, dopo aver bevuto un caffè lungo.
Quando la notte si faceva fonda e buia,
una fredda coperta di smog si posava sulla città silenziosa,
attraversata solo da gatti neri come la pece.
Poco prima dell’alba Alcabizio consultava gli astri delle torri di Smeralda.
E intanto cercava di capire da dove arrivasse quell’odore aspro e forte.
Di supermarket,
di taxi,
di mutuo da pagare,
di popcorn,
di chewing gum rosa,
di caffè,
di smog,
di gatti,
di pece,
che il mare portava di notte.

365 giorni, Libroarbitrio

Una notte – Umberto Bellintani

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Nella notte ho stramaledetto dio veramente e con folle rabbia,
una lava rossa e nera che mi saliva dal profondo delle viscere.
Ho preso una mosca
e l’ho portata al ragno,
più per vedere la cosa
che per pietà del ragno.
E nella notte ripetevo quello che avrei scritto giunto a casa
e giunto a casa nel cortile pensai di essere pugnalato alle spalle
mentre orinavo e cercavo in cielo la luna che non c’era
perché sprofondata di prima sera sotto la linea dell’orizzonte.
Questa è una delle tante poesie che devo scrivere
affinché si piangano i vivi di sangue e di anima.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dittico testamentario” di Lorenzo Migliorini & Lorenzo Farfarelli

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Quanno moro

 Quanno moro, vojo

esse seppellito in riva

ar mare,

vicino a no scojo,

pe famme consumà

la carne dar vento e dar sale.

Roso da li vermini

ne la terra nuda,

ignudo come quanno

so’ sortito dar ventre de mi madre.

Da vivo c’è sempre quarcuno

che te dice cosa fare,

da morto fateme fà

come me pare.

di Lorenzo Migliorini

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Er testamento de Lollo

Quanno che me moro fateme er favore,

tumulateme ‘n campagna, ar paese mio

lontano da Roma, lontano dar rumore

e teneteme a distanza pure da dio:

che mentre ‘sto lì inerme a fermentare

nun c’ho voja de sentì er prete fa la messa:

so’ ateo, nun ce credo a quer piagnucolare

la mia storia ‘n paradiso è compromessa.

Vojo ‘na funzione semplice e veloce

vojo li Black Sabbath a palla: Electric Funeral

e bira a galloni e canti viva voce

‘na cagnara da sentisse insino er Nepal.

E nun vojo musi lunghi o piagnistei,

che la morte è solo na’ trasformazione

che si ce pensate bene amici miei,

è l’antra faccia dell’umana condizione…

A trovamme ar cimitero nun venite ,

lasciateme ‘no spazio ner vostro core

e ner mentre che bevete l’acquavite

brinderete a Lollo vostro con amore.

Ricordateve ‘nfine n’urtima lezione,

che la morte nun è dura pe’ chi è morto

perché dell’uman dolore è l’estinzione:

è pe’ chi resta che è dolor e sconforto.

Io ner mentre scoprirò er grande mistero,

cor soriso j’andrò ‘ncontro serenamente,

spero solo, ovunque vada su ner cielo

che ce sarà  bira, vino e uischi sufficiente.

Er tempo ‘ntanto m’avrà mutato,

e io sarò arbero, sarò erba, sarò ‘n fiore,

sarò ‘n lago, sarò der lupo l’ululato

sarò er silenzio fra ‘n battito de core.

di Lorenzo Farfarelli