365 giorni, Libroarbitrio

” Il lato oscuro del cuore” Corrado Augias

“Deborah adesso non si limitava più a pulire il pavimento e a rigovernare le tazzine. Si muoveva con disinvoltura alla macchina dell’espresso, aveva imparato le infinite varianti delle capricciose preferenze dei clienti in fatto di caffè: lungo, corto, macchiato, schiumato, bollente, tiepido, al vetro, in tazza grande, perfino americano ristretto, puro paradosso se preso alla lettera.
Come diceva Roberto, facendo un po’ il verso a De Gaulle, non si può governare un Paese dove esistono decine di varietà differenti di caffè.”

 

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365 giorni, Libroarbitrio

“Tarantula” Bob Dylan

Roma 3 aprile 2014

Bob Dylan

mi spieghi questo fatto, dott.
blorgus: il fatto è questo: bisogna
essere disposti a morire per
la libertà (fine del fatto) ora, quello
che voglio sapere  del fatto è questo: è possibile
che l’abbia detto hitler? de gaulle? pinocchio?
lincoln? agnes moorehead? goldwater?barbablù?
il pirata? robert e. lee? eisenhower?
groucho smith? teddy kennedy? il generale franco?
custer? è pensabile che sia stato jose melis
a dirlo? forse donald o’connor?
si dà il caso che io faccia il custode in biblioteca,
quindi la prego di delucidarmi un po’ sulla faccenda.
la ringrazio…a proposito, se non mi darà
risposta entro il prossimo martedì,
darò per certo che le suddette
persone siano in realtà tutte la
stessa persona…arrivederci, devo staccare
una foto di lady godiva perché gli
studenti psichiatrici tra un’ora verranno a fare
un giro turistico…

rispettosi saluti,
Braccio di Ferro l’Agitato

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Léopold Sédar Senghor “Canto di primavera per una fanciulla nera dal tallone rosa”

Roma 17 dicembre 2013

Léopold Sédar Senghor

Canti d’uccello salgono
lavati nel cielo primitivo
sale il profumo verde dell’erba, Aprile!
Sento il soffio dell’alba
che smuove le bianche nubi delle mie tende
e la canzone del sole sulle mie imposte melodiose
sento come un fiato il ricordo di Naett
sulla mia nuca nuda che si commuove.
Il sangue complice mio malgrado  sussurra nelle vene.
Sei tu amica mia: ascolta il respiro già caldo
dell’aprile di un altro continente
ascolta quando scivolano ghiacciate d’azzurro
le ali delle rondini migratrici
ascolta lo strepito bianco e nero delle cicogne
nell’alto  dei loro voli distesi
ascolta il messaggio primaverile
di un’altra età, di un altro continente
ascolta il messaggio dell’Africa lontana
e il canto del tuo sangue!
Io ascolto la linfa d’aprile che canta nelle tue vene.

da Canto di primavera per una fanciulla nera dal tallone rosa

Uomo politico e scrittore senegalese, Senghor nasce nel 1906 a Joal, presso Dakar.
Con diversi incarichi nei governi  Faure e De Galle, compie un’importante opera  di mediazione tra le istanze di indipendenza del Senegal e la strategia di decolonizzazione controllata della Francia.
Nel 1960, quando il Senegal diviene indipendente, Senghor è nominato Presidente della nuova Repubblica, carica che mantiene per vent’anni, fino al 1980, dedicandosi con passione ed impegno a una politica di unità africana.
Il suo lavoro intellettuale, politico e sociale è sempre finalizzato al recupero dell’identità africana snaturata dal colonialismo.
La poesia di Senghor si configura come un viaggio mistico dall’esilio alla terra dei padri. Nei suo versi appassionati risuonano miti e leggende , cadenze dei canti popolari, aspirazione d’emancipazione.
Riconosciuto come uno tra i più grandi poeti africani, Senghor  pubblica varie raccolte poetiche in lingua francese: Canti d’ombra, Etiopiche, Notturni, Lettere della stagione delle piogge, Elegie.

L’uomo non vive di solo miglio o di riso,
in verità,
egli vive solo dei miti che sono il suo nutrimento spirituale.

L.S.S.

A domani

Lié Larousse