365 giorni, Libroarbitrio

BELLI VERI PER DAVVERO – Lié Larousse

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.ecco sì, è così
gli uomini innamorati
sono belli veri per davvero
con quel loro cuore grande
dal sorriso forte,
il respiro sereno, le mani buone
e i piedi che non inciampano
la voce che non grida brutte parole,
riescono a placarti le ansie
avendo perso ognuna delle loro
e non s’accorgono del tempo
che se ne va
dimenticate le sofferenze
ne hanno talmente tanto
tutto sparpagliato
in un mondo di capelli, pelle
e baci profumati
che stanno giusto ora scoprendo
senza più il bisogno
di racimolarlo né inventarlo
come in quelle strane mattine
quando è ancora notte
e l’alba
s’è bevuta la sua stessa ascesa
giù
al solito pub
e hai voglia tu, ad aspettarla.

Lié Larousse

DuediRipicca
#RobertoFerriinnamorati

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365 giorni, Libroarbitrio

L’ALBA – SALMO

Ah, a noi ci va così, così bene
Che non so che cosa dire
Tu diresti c’est la vie, ah
Ma stai bene? hai mai visto un’alba così?

Ti guardo ed è già Halloween, non è che c’hai un Aulin
Lo vedi ho preso il volo come un fottuto monaco Shaolin
Nei testi cito sempre Dio, scusami se insisto
Ma mi chiamo Salmo, e faccio rap di Cristo
Quando non c’era l’iPhone, l’alba senza il filtro
Somigliava a Zion, le scritte in un dipinto
Ma dicono che il sole, non abbia più un amico
Perchè quando sali su, io sono già sparito
No ma dimmi se c’è un altro posto del genere, (eh, eh)
Ma dimmi se c’è un altro posto del genere (eh, eh) e non credere
Chiedi alla polvere prima che diventi cenere
Per quanto tempo ti devi nascondere dietro le tenebre

Ah, a noi ci va così, così bene
Che non so che cosa dire
Tu diresti c’est la vie, ah
Ma stai bene? hai mai visto un’alba così?

Ah, off-topic
Vedo i mostri come a Milwaukee
Occhi grandi come telescopi
Con quella faccia come te le scopi?
Se questa è la fine, è la fine dei giochi
Il sole è per pochi
Cammino come Dead Man Walkin’
Quando non c’era l’iPhone
L’alba senza il filtro, somigliava a
Mmmh, mmh, mmmh, mmhhh
Perchè quando sali su, io sono già sparito
No ma dimmi se c’è un altro posto del genere (eh, eh, eh) e non credere

Ah, a noi ci va così, così bene
Che non so che cosa dire
Tu diresti c’est la vie, ah
Ma stai bene? hai mai visto un’alba così?

365 giorni, Libroarbitrio

L’ASFALTO CORRE SVELTO SOTTO I PIEDI – Gianluca Pavia

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L’asfalto corre svelto sotto i piedi
cambiano gli alberghi
tutti diversi
tutti con gli stessi orologi alle pareti
cambia il mio volto
riflesso negli specchi
cambia il naso
cambiano i capelli
e penso alla vita
come a una partita quotata
un’incognita
e la fissa,
penso che non sia un caso
se il Caso
ha estratto i nostri numeri
penso a quando
non voglio pensare
e voi mi tirate su
non come Cristo in croce
ma come un pugile malconcio
che ha perso ai punti
ma ha ancora un round
un ultimo round
per sputare
sangue.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

Esistere è creare – Lié Larousse per Existence – Nove -Adrenalina Art Project – Jesus 3.0

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Existence nasce per dar vita alla scultura poetica della meccanica della creazione ed organolettica quasi chirurgica perfetta visione dell’artista Nove in Cristo. Fattezze efebiche, alambicchi e arterie dettagliano il plasmare questa visone onirica aldilà della religione cristiana a noi imposta, ma come rappresentanza del’Io creatore né uomo né donna ma entrambi.

.e vediamo
attraverso questa scultura
il richiamo
alla terra con le sue radici,
tocchiamo
il tronco in quanto esistenza,
la tangibilità
del volto in quanto l’esserci,
la corona di spine in quanto sofferenza
dialogando assieme all’artista
per affrontare il lungo discorso sul pensiero che
“esistere è creare”.

Lié Larousse
per Existence – Nove – Adrenalina Premio arte contemporanea – 2016, Modellazione e assemblamento di vari materiali lignei ( Castagno, Vite, Faggio ), resine, cera, 35cm x 150cm x 60cm

Existence di Nove

http://www.adrenalina.roma.it/premio-arte-jesus-3.0/nove/

365 giorni, Libroarbitrio

solo carne e nomi – L.L.

doppia

 

Tutti indaffarati

tutti tutto fare

saccenti d’ignoranza

a saperne sempre più dell’altro

ma siamo solo carne e nomi

che si dimenticano ancor prima di pronunciarsi

ovunque il silenzio

fischia strattona gela
la mente

un blocco di fumo d’acqua

secca
la gola affama

bolle di fuoco nell’anima arsa

gonfi gli stomaci vuoti

più di quest’avvenire finito senza fine

ma l’ostinazione è insaziabile

avidi d’inappagate insoddisfazioni

incapaci di lavarci via i tormenti

accresciamo le fatiche

montando tacita ira

e non la sappiamo placare

nessuno la sa placare

noi non la sappiamo placare

noi, abbiamo il voltastomaco noi

sopraffatti

noi noi noi

l’andirivieni coatto di liquidi acidi

lisergici nel sangue

inseguiamo il drago

l’estasi è orgasmica

narcotizzato il cuore

non senti più nulla,

pure il silenzio ha smesso di farsi sentire

ma Cristo ferma questo grido

che urla inciti cataclismatici nella testa,

e tu?
Ferma quest’urlo

365 giorni, Libroarbitrio

“Storie di ordinaria follia – Erezioni Eiaculazioni Esibizioni” Charles Bukowski

Angelo del vino Elisabetta Rogai

“STA ZITTA! Mahler, Beethoven, STRAVINSKY! ti fanno fare gli straordinari e non te li pagano. ti prendono a zampate nel culo, e se t’azzardi a dire ‘na parola, quello telefona all’ispettorato per la libertà vigilata: ‘spiacente, Jensen, ma glielo devo dire, il suo uomo ha rubato 25 dollari dalla cassa. e sì che l’avevamo preso a ben volere, qui.”
“ma insomma, che razza di giustizia vorresti, tu? non ti capisco, Duke. sbraiti, sbraiti, t’incazzi. ti sbronzi e vieni a dirmi che Dillinger è il più grand’uomo ch’è mai esistito. ti siedi là su quella sedia a dondolo, ubriaco fradicio, e ti scaldi per Dillinger. io pure sono un essere umano. sta’ a sentire…”
“al diavolo Dillinger! è morto. la giustizia? non c’è nessuna giustizia in America. c’è soltanto una giustizia. domandalo ai Kennedy, domandalo ai morti, a chi ti pare a te!”
Duke balzò su dalla poltrona a dondolo, andò nello sgabuzzino e, da sotto uno scatolone d’addobbi natalizi, tirò fuori una calibro 9.
“questa qui! questa è l’unica giustizia, in America. questa è l’unica cosa che capiscono tutti.”
gesticolava con la pistola in pugno.
Lala stava giocando con l’astronauta. il paracadute non s’apriva bene, ma certo: un’altra fregatura. un altro bidone. come la penna a sfera e tutto il resto. come Cristo che urla e che chiama Papà ma la linea è interrotta.

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Ragione Patria L.L.

Gianfranco Sergio 2

Fiale d’amour,2013,acrilico su tela 50×40 cm. opera dell’artista  Gianfranco Sergio

E’ fuori dalla finestra dove vola la mia vista che la notte avvolge di buio il campo di sterpaglie. Il vento arriva da lontano a portarmi ricordi che odorano di sangue ma io ho bianca carta e questa matita e mi disegnerò il più meraviglioso dei mondi pure se sono accecato dal nero. E allora sarò mare che s’infuria che si lamenta dal pesare antichi peccati mentre nuovi si accumulano lungo rive scie stellari costruendosi abbazie di sabbia con varchi di conchiglia.

Vago

uomo vacuo

inspiro ed espiro come meglio posso

stringo un pugno e penso che

– Pure se volessi cambiare…non lo so.

Buona la volontà

a coloro a cui appartiene

come credere nei comandamenti

fedele sedersi e pregare il povero Cristo a tua immagine e somiglianza e non vergognarsi

come credere nella propria Patria

soldato combattersi e uccidere quel povero Cristo a tua immagine e somiglianza e non vergognarsi.

La mia Patria

è la mia ragione d’uomo

è  il mio volere

 pure se i piedi sono scalzi cammino lo stesso

 pure se non so dove andrò a dormire oggi

tra un ora

questa sera

sta notte

– Come vi pare a voi

so per certo però di sapere

dove mi sveglio ogni domani.

Je ferai un domaine

Où l’amour sera roi

Où l’amour sera loi

Où tu seras reine

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia degli albori

Poeta

” Carpe Diem” Quinto Orazio Flacco

Non chiedere, o Leuconoe, non ci è lecito sapere,
quale destino abbiano per te e per me deciso gli dèi,
né scrutare gli oroscopi assiri. Meglio accettare
quel che sarà, ti abbia assegnato Giove molti inverni,
o l’ultimo che ora affatica il mare Tirreno
contro gli scogli! Sii saggia, filtra vini, spezza
lunghe speranze, poiché breve è la vita.
Noi parliamo, e intanto il tempo se ne va.
Cogli l’attimo fuggente,
affidati al domani quanto meno puoi.

“Satire” Decimo Giunio Giovenale

A Roma che cosa posso fare?
Non so mentire,
non so chiedere o lodare un libro se è brutto,
ignoro gli oroscopi:
non voglio e non posso
promettere la morte del padre,
non so consultare le viscere delle rane,
non do il mio sostegno a chi ruba,
per questo vado in giro
senza compagnia,
cammino da solo
come fossi uno storpio,
un inutile corpo
che ha perduto il braccio destro.
Chi si apprezza di questi tempi
se non chi è complice,
o chi nel cuore in fermento
non brucia di vergogne nascoste?

“Favole” Fedro

In che modo gli invidiosi mi giudicheranno,
lo so bene, anche se per ora non parlano.
Tutto ciò che parrà loro degno di lode
lo avrà detto Esopo, ma se qualcosa loro piacerà meno,
senza dubbi scommetteranno che l’ho scritta io.

365 giorni, Libroarbitrio

Johann Christian Gunther “Padre Padrone”

Roma 27 marzo 2014

Cielo piombo

 

A Dio per aiuto

Non ho alcun luogo dove posare il capo
in nessun posto accolto, sempre di troppo,
e dove cado non trovo pietà.
Chi crede alla crudeltà delle paterne mani?
Egli si arrabbia sempre e non basta mai
il disprezzo per me, che sono la sua carne.
L’odio di estranei contro mi scatena,
e le provocazioni. Sobilla i miei nemici:
è stoltezza o pazzia?

****

Voi bugiardi, che la gente prendete per il naso!
Parlate della provvidenza e la grazia divina esaltate,
promettete al misero  aiuto e quando un peccatore invoca
gli date salute e la forza solo con la bocca.
Dite dov’è finito il Dio che vuole e può aiutare?
Nelle vostre parole accoglie i peccatori più grandi:
io voglio essere il più grande, e attendo, grido, soffro.
Ma dov’è suo figlio? Dove lo spirito di pace?
L’innocenza del figlio e la forza dello spirito
non bastano col loro amore a salvarmi  dall’ira divina?

A domani
Lié Larousse