365 giorni, Libroarbitrio

.la vita comunque. – Lié Larousse

visoth kakvei

 

.nonna Nannina
stende mutande, calzini e pezze da spolvero
sul filo che corre da finestra a finestra
chiacchiera del tempo al tempo
le mani ghiacce odorano di sapone
il marito e il figlio
li rivede solo quando in corridoio
passa difronte a lumini che ravvivano i volti sbiaditi
si fa il segno della Croce e svelta va in cucina:
per il nipote suo adorato ha messo su la pila dell’acqua
il sugo bolle già da due ore,
manca un pizzico di sale, due foglie di basilico;
Robertino sta al bar di sotto
coi denti neri e il Campari nelle mani
fatto ancora di un giorno non finito
conta buffi e rimbocca il bicchiere restando seduto,
la sedia se la tiene calda lui che dentro c’ha freddo
ma fuori basta una parola storta e prende subito fuoco
e non ce n’è più per nessuno,
non si vince e non si pareggia con lui,
appena fa buio la sera sparisce, nessuno lo sa dove va
pure se tutti lo sanno dove se ne va, e la mattina:
– finirai male, farai la fine di tuo padre, te lo dimo perché te volemo bene –
consigliano vecchi tra una mano di briscola e tresette
ma lui non li è mai stati a sentire, e all’unica amica buona
strizza l’occhio e dice voltandosi appena
– Chicca non è vero, non faremo la fine che dicono loro -;
Chicca, la figlia di nessuno,
gli dà un buffetto sulla guancia e se lo abbraccia
forte quel ragazzo
conosciuto quando aveva cinque anni,
ha gli occhi azzurri Robertino,
la pupilla impallata racconta degli stessi guai,
le strade, gli amori falliti, tutto l’abbandono del mondo,
gli sorride e se ne va sospirando,
occhi ben aperti alle spalle pensa alla sua di vita
e di nuovo a quella dell’amico caro
un ritornello infinito
di una canzone stonata
ma loro che ne sanno
e invece sì che sanno
e intanto passano anni, e tutto pare possa passare,
e intanto tutto è cambiato, e tutto è pure rimasto lo stesso
ieri Robertino stava seduto infondo al bus, le ha fatto l’occhietto,
Chicca è scesa due fermate prima, come sempre,
con un – ciao, a domani – nella mano, e un filo di voce per l’aria;
ed è già domani e l’edicolante scuote la testa,
scansa uno sbadiglio su quotidiani che non legge nessuno
un ventenne con le caviglie scoperte sfila spedito
occhi all’iphone e musica trap nell’orecchie,
la campanella della scuola materna chiama la ricreazione
bus, macchine e pedoni attraversano col rosso
il verde è una macchia di prato sporco, dall’altra parte del marciapiede,
ingoia altalene e panchine sbracate
sotto gli occhi lividi di case popolari rattoppate
e la vita marcia negli appartamenti occupati
ma con le facciate pittate belle
grazie alla speranza di artisti di strada che ci credono ancora e
– a Roberti’, non sai quanto te voglio crede’ –
sussurra Chicca al cielo,
soprattutto oggi, che il giorno tuo l’hai finito così
di punto in bianco te ne sei andato
hai chiuso l’azzurro degl’occhi coccolato
dall’andirivieni della tua vita in quel bus
e se n’è accorto uno zingaro al capolinea
e poi tutti stamattina
quando l’hai lasciati zitti e muti ad aspettare
quell’uomo rimasto per loro ragazzino sempre
che alla fine,
la fine del padre l’ha fatta per davvero,
e non ci sta più niente da dire
e nonna Nannina non ha più pezze da stendere
né sughi da far per ore bollire
e Chicca, bé,
Chicca ha un altro angelo da pregare.

Lié Larousse

DuediRipicca

#visothkakvei #vivere #lavitacomunque

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365 giorni, Libroarbitrio

PADRE NOSTRO CHE SEI SEI SEI – GIANLUCA PAVIA

Padre Nostro che sei
non si sa bene dove,
sia rintracciato il tuo numero
che devo dirti un paio di cose.
Ci hai spedito quaggiù
senza libretto d’istruzioni,
rinchiusi nello zoo terrestre
con sbarre di libero arbitrio
e una serratura di coscienza.
Noi siamo andati
e ci siamo riprodotti
ma ancora non ci hai spiegato
come stare insieme,
e allora ci scambiamo zanne e artigli
sul pelo e sul cuore,
così,
come segno di pace.
La Terra Promessa è stata data
a qualche raccomandato
di assunzioni in cielo non se ne vedono
ma neanche in terra, sta tranquillo
e le Tue piaghe hanno colpito

ma solo quelle di decubito
sul culo
di chi adora l’idolo satellitare.
Su, dì la verità
non ti siamo venuti un granché bene:
qui nessuno rimette i debiti
e il Diavolo è il più grande creditore,
ma riguardo alle tentazioni
beh,
lì ce la caviamo benissimo da soli.
Ma ormai è palese
serve un altro diluvio
e se ce lo mandi giù
di vodka e Campari
non serve neanche l’Arca,
non vorrei s’inchinasse
al Dio sbagliato.
Ehi, ma mi senti?
Forse che nell’alto dei cieli
il segnale non prende?
Fa niente,
proverò più tardi
ma ti prego,
ti prego la prossima volta
non darci anime di cristallo
ricoperte di piombo fuso.

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365 giorni, Libroarbitrio

Crediamo nelle nostre parole – DuediRipicca per Antonio Conte e la sua opera pittorica “Niente di nuovo”

Niente di nuovo - dipinto di Antonio Conte

Le nostre parole
non fermeranno certo
i proiettili nell’aria,
rilasseranno, forse,
il dito contratto
sul grilletto sotto contratto.
Perché non crediamo
a Dei sanguinari
e banchieri insanguinati,
il re non è mai morto
lunga schiavitù al popolo.
Eppure, ancora sorridiamo
per le nostre raffiche di baci
e le esplosioni ormonali,
vittime di postumi nucleari
a queste serate di musica,
birra e poesia.
Perché crediamo nell’amore,
non in quello da copertina
ma nell’altro,
quello di chi ti lecca le ferite
e sputa via il veleno,
di chi ti raccoglie da terra
e fa toccare il cielo.
Già,
crediamo nella bellezza
di chi fuori moda
ti sfama, ti salva
e ti salda il conto,
ma il prossimo giro
offri te.

DuediRipicca per l’opera pittorica “Niente di nuovo”
di e con Antonio Conte

365 giorni, Libroarbitrio

“Adrienne Mésurat” Julien Green

Bar aux le Folies Berger - Manet

In piedi, le mani dietro la schiena, Adriana guardava il “cimitero”. In casa Mesurat così chiamavano un gruppo di dodici ritratti appesi in sala da pranzo sopra una credenza, uno presso l’altro, in modo da coprire tutta una parete. Si contavano sette Mesurat, tre Serre e due Lécuyer, membri di famiglie imparentate ai Mesurat, tutti morti.
Fatta eccezione per un dipinto del quale riparleremo, erano di quelle fotografie come se ne faceva venticinque anni fa, aride e fedeli, nelle quali il volto appariva su un fondo bianco senza che un’ombra indulgente ne addolcisse i difetti; la verità sola parlava il suo duro linguaggio.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Ubi Veritas” Madre Maria Teresa della Croce di Cristo

HeathcliffTTT

Nel silenzio della notte oscura
le metafore e i bei sogni
avvolti nelle mistiche preghiere
e nella divina luce che illumina
la prigionia dell’essere
occhi vagabondi al chiaro di luna,
nell’incertezza del mattino
merito o clemenza, nella via percorsa
le ombre vogliono trafiggere la luce
ed io mentre ringrazio la verità,
sommersa dal dubbio
si diffonde nell’animo la tenerezza
di un Dio fatto uomo
l’unica verità
e in quei attimi sublimi, dolcissimi
l’umana figura di Gesù Cristo
sotto il peso della sua dolorosa croce,
mi fa vivere questa vita
nell’armonia di un amore sublime ed eterno,
divino,
“bellezza antica e sempre nuova”
Oh Signore
l’anima mia solitaria
non cerca invano la verità
e il lume della ragione
attende
la luce
della tua eternità senza fine.

***

Chissà cos’è l’amore
se non il credere
incessante
pensiero

Chissà cos’è l’amore
allora ho bussato
per domandare
una risposta

la Sorella
poesia vicina
vivente nella casa del Signore
– l’amore è verità –  m’ha detto
– l’amore è Dio
– l’amore sei tu, sua figlia!

Per il tempo di quelle parole
m’è apparso d’essere amata
poi ho richiuso la porta
ma non capisco
sono loro sole a viverlo lì dentro
in quel cuore d’incenso
o noi qui fuori
in questo cuore di carne

Chissà cos’è l’amore …

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Où germe l’ouragan…

https://vimeo.com/28623696

 

Contemple-les, mon ame; ils sont vraiment affreux!
Pareils aux mannequins; vaguement ridicules;
Terribles, singuliers comme les somnambules;
Dardant on ne sait où leurs globes ténébreux.

Moi, je buvais, crispé comme un extravagant,
dans son oeil, ciel livide où germe l’ouragan,
la douceur qui fascine et le plasir qui tue.

Un éclair…puis la nuit!

Car j’ignore où tu fuis.
Tu ne sais où je vais…
C.B.

***

Je croyais.
Vraiment.
Je ne pouvais pas en être autrement aimé et aimable?

Lie Lié à dans la reve
Marie!
ma mère
me tranché les doigts avec un couteau à pain,
Christ!
mon père
me gronda de ne pas pleurer avec imprécations
en me tendant la verre rempli avec son dense vin.
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Cosa difficile davvero” Simonide di Ceo 557 a.C

Alexandre de Riquer

Cosa difficile davvero
è diventare buoni,
e in tutto perfetti,
mani cervello piedi,
e senza error plasmati.

Soltanto Dio può avere questo dono,
ma un uomo non esiste che, colpito
da una disgrazia senza più rimedio,
non sia cattivo. Tutti son buoni
nella buona ventura,
diventano cattivi nella trista.

Ma io cercherò,
un uomo, essere
unico fra quanti colgono frutti sulla terra!
Se mai io lo trovassi io lo dichiarerò.
Io lodo e amo chiunque mal non faccia.

D’un uomo non cattivo,
non troppo sprovveduto, che comprenda
la giustizia che giova alla città,
e non ci troverò nessuna macchia,
perché sono infinite le stirpi degli sciocchi.
Quando non c’è malizia,
tutto è di certo bene!