365 giorni, Libroarbitrio

Evento: “Ritiro Esperenziale: La Vocazione, scopri il tuo tesoro interiore!” Aperte le prenotazioni per il 12 e 13 Giugno 2021 – Scuola Umanetica Fioritura del Sé

La Scuola Umanetica Fioritura del Sé presenta il ritiro esperienziale in presenza: La Vocazione, scopri il tuo tesoro interiore! Il 12 e 13 giugno, immersi nella natura, percorreremo insieme le vie che portano all’autoconoscenza.

Questo è un incontro importante, un’occasione per prendersi Cura di Sé e della propria forma interiore nella costruzione di un ponte tra spirito e mente. Offre la possibilità di iniziare un processo di liberazione verso una vita che ci rappresenti pienamente, scoprire il nostro “Tesoro” Interiore, farne un nuovo punto di partenza e tornare a muoversi verso il vero significato della propria esistenza.
Non è mai troppo tardi ed è possibile trasformare quel malessere, governare con gioia la propria vita e fare dell’Unicità un Potere.
Insieme, attraverso la relazione, condizione naturale dell’essere umano, diverremo lettere di una stessa parola, formeremo e sperimenteremo l’Unità, dando vita ad un dialogo alla scoperta del proprio tesoro interiore, per arrivare a desiderare, immaginare e poi creare una vita fondata su un sentimento di felicità. Il metodo attivo ha come fine la scoperta del proprio potenziale, mentale e spirituale, e la costruzione di una bussola personale da seguire, affinché la vita fiorisca e non venga subìta ma vissuta.
L’Anima è sensibile, vuole essere ri-conosciuta e non sopporta il pensiero meccanico di una vita che sia solo frenesia.

Per informazioni e prenotazioni: Ritiro esperenziale: La Vocazione, Scopri il tuo Tesoro Interiore! | Fioritura del Sé (fiorituradelse.it)

Conduce il ritiro con amore: Amira Musleh, educatrice, studiosa e ricercatrice di scienze teosofiche ed umanistiche, nasce a Roma nel 1982.

Nei suoi viaggi per il mondo è andata alla ricerca di caratteristiche comuni tra le varie culture, che potessero creare una mappa armonica per lo sviluppo della Coscienza.
Parallelamente, dal 2000, frequenta, studia e sperimenta più di 50 corsi sull’evoluzione personale e spirituale sia in Italia che all’estero, osservando le dinamiche psicologiche, spesso dannose, causate da pseudo maestri ai danni di persone fragili alla ricerca di loro stesse.
Nel 2016 crea “Fioritura del Sé”, un metodo attivo slegato da qualsiasi pratica o credo religioso che favorisce la fioritura della propria esistenza a partire dalla propria unicità.
Da quel momento, aiuta le persone a riequilibrare in una sintesi armoniosa mente e spirito, al fine di raggiungere un corretto processo di pensiero autonomo, responsabile del benessere individuale e collettivo.
Conduce seminari di autoconoscenza e percorsi di fioritura personale, ideatrice e fondatrice della Scuola Umanetica “Fioritura del Sé”.

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“Due addetti alle pulizie” de Le Ore Piccole e il ruolo della coscienza nell’uomo moderno – Gianluca Pavia – Lié Larousse/2dR

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Dopo la vittoria del Premio Nazionale Scena&Poesia 2018, la compagnia Le Ore Piccole ha presentato al teatro India a Roma, per il Festival teatrale ContAminazioni, come è cool dire oggi, lo spin-off de “Il calapranzi” di Harold Pinter.
E subito penso, nel vedere gli attori salutarci e sparire dietro le quinte, che la pièce teatrale scritta e diretta da Chiara Arrigoni non cade mai nel copia e incolla di un testo già presentato, anzi spinge costantemente alla riflessione, fin dalla prima scena, attraverso gli “indizi”, ed è proprio il caso di dirlo, seminati dai due protagonisti; ed è anche per questo che “Due addetti alle pulizie” tiene un ritmo crescente che prende alla gola per tutto lo spettacolo. Forte dell’interpretazione di Andrea Ferrara e Massimo Leone emerge l’ “io” inconscio dell’uomo, apparentemente disinteressato fintanto che il tarlo del dubbio non si insinua nella coscienza, dando vita alle molteplici sfaccettature della personalità umana dei protagonisti: intenti a pulire uno scantinato, sembrano parlare del più e del meno come semplici colleghi, ma ogni battuta, azione, silenzio sospeso, è un mattoncino per ricostruire un quadro generale piuttosto inquietante, che prima si tinge di giallo e poi di rosso sangue. Come la macchia ostinata che non vuol venir via dal pavimento, facendo tornare alla memoria tutte le altre macchie, che hanno giù pulito e continueranno a pulire in quel ambiente angusto, mano mano sempre più inquietante. Perché loro lo sanno, cosa succede laggiù, nonostante non abbiano mai visto per chi lavorano, non ci abbiano mai parlato.
A volte la privacy è una questione di vita o di morte.
L’anima guida di molti, le famose tre scimmiette: non vedo, non parlo, non sento.
La calma apparente s’incrina, cosa comune oggi, quando uno dei due “ripulitori” inizia a farsi delle domande, a farle ad alta voce, trovando un’eco in chi osserva, nel suo dubbio su quale sia la cosa giusta da fare di fronte al male: prenderne coscienza, o fare finta di niente? Magari cullandosi nella scusa che sia un qualcosa più grande di noi, un meccanismo di cui facciamo parte? La situazione precipita drasticamente quando salta fuori una pistola, e se c’è una pistola, prima o poi sparerà, ma niente spoiler, solo una domanda: “Chi pulisce quando noi ce ne andiamo? Sono curioso di saperlo. Chi mette in ordine? O forse lasciano tutto così com’è?” 
Della serie: dove finiscono le nostre responsabilità?
E quand’è che le cose smettono di interessarci?

Lié Larousse/Gianluca Pavia/#2dR

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Del vivere vero – Clemente Rebora

Signor N.

Lucciola, apro la mano
a me rimanga il folle
fosforo nelle vene
a te caldo un barlume
di proteggente culla.

C’è un corpo in poltiglia
con crespe di faccia, affiorate
sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può e del fango.