365 giorni, Libroarbitrio

.una montagna d’uomo ad uomo. – Lié Larousse

Lié Larousse photo

.per arrivare a te
ho dismesso falsi sorrisi
grida dagli spalti ed inviti
schivato un uomo alla volta
mi sono presa a spallate
a schiaffi da sola
sbattuta a terra, e alla fine
per placcare
l’ansia e la frenesia che montavano
t’ho rubato l’ovale
ho iniziato a correre e a vivere,
ma al contrario
e soprattutto
senza rincorsa.

.una montagna d’uomo ad uomo. poesia estratta dal libro .la vita comunque. di @lielarousse per @miraggiedizioni in uscita in Italia.
Il nuovo libro dell’autrice raccoglierà pagine di racconti, poesie e fotografia.

in collaborazione con:
@bibliotechediroma
@feltrinelli_editore
@lafeltrinelli
@duediripicca

 

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365 giorni, Libroarbitrio

” Elogio dell’ombra” Jorge Luis Borges

credi nei campi di grano

Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca nel cielo.
Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi danno un po’ di paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io dica il loro nome.
I libri della biblioteca non hanno lettere. Se li apro appaiono.
Se sfoglio l’atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi prende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron fa parte della battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Lodato sia l’amore in cui non c’è né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Lodato sia l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi entra in un fiume entra nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi gioca con un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Nel deserto ho visto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è niente di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole le sta inventando.

365 giorni, Libroarbitrio

“Il Pan del Diavolo” Nick Cave

L'angelo custode

Tutte le torri d’avorio si stanno sbriciolando
le rondini hanno affilato i propri becchi
questa è l’ora della nostra grande rovina
questa è l’ora che arriverò correndo
dritto dentro te

365 giorni, Libroarbitrio

“Il canto dell’erica” Emily Bronte

cime_tempestose
Alta ondeggiante piegata da un vento tempestoso
chi abita monti ama l’erica
più della più ricca pianura
e non darebbe una landa selvaggia
per tutti i prati ridenti del mondo
perché solenni e delicati i raggi lunari dormono
sulle rive d’erica

365 giorni, Libroarbitrio

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” Italo Calvino

 

Zandomeneghi_Bambina_con_i_capelli_rossi_che_legge

Sulla terrazza d’uno chalet nel fondovalle una giovane donna prende il sole leggendo un libro.
I due scrittori la guardano col cannocchiale.
“Com’è assorta, a fiato sospeso! Con che gesto febbrile gira le pagine! – pensa lo scrittore tormentato. – Certo legge un romanzo di grande effetto come quelli dello scrittore produttivo!”
“Com’è assorta, quasi trasfigurata nella meditazione, come vedesse schiudersi una verità misteriosa! – pensa lo scrittore produttivo, – certo legge un libro denso di significati nascosti, come quelli dello scrittore tormentato!”
Il più grande desiderio dello scrittore tormentato sarebbe d’essere letto come legge quella giovane donna. Si mette a scrivere un romanzo così come egli pensa lo scriverebbe lo scrittore produttivo. Intanto il più gran desiderio dello scrittore produttivo sarebbe d’essere letto come legge quella giovane donna; si mette a scrivere un romanzo così come egli pensa lo scriverebbe lo scrittore tormentato.
La giovane donna viene avvicinata prima da uno scrittore poi dall’altro. Entrambi le dicono che vogliono farle leggere i romanzi che hanno appena finito di scrivere.
La giovane donna riceve i due manoscritti. Dopo qualche giorno invita i due autori a casa sua, insieme, con loro gran sorpresa.
– Ma che scherzo è questo? – dice, m’avete dato due copie dello stesso romanzo!
Oppure:…

***

Io sempre distratta persa nel crimine delle mie fantasticherie sognanti con Te che mi proteggi e uccidi tutti!
L.L.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Charles Bukowski per Carl Weissner “Il Brocco” tratto da conversazioni su di un’alata creatura

Bukowski

lei non fa per te, amico,
non è il tuo tipo
l’hanno annientata
l’hanno consumata
ha preso tutte le abitudini
sbagliate,
mi disse
tra una corsa e l’altra.

scommetterò sul cavallo
numero 4, gli dissi
be’, solo che mi
piacerebbe farle
risalire la corrente
puoi pure dire, salvarla.

non puoi salvarla, disse,
hai 55 anni, non hai il modo di fare.
scommetterò sul cavallo numero 6.
non sarai tu a
salvarla.

chi può salvarla? chiesi.
non credo che il 6 abbia delle
possibilità, mi piace il 4.

quella ha bisogno di qualcuno che la sbatta
al muro, disse,
che la prenda a calci in culo, le piacerebbe
un mondo. se ne starebbe a casa a
lavare i piatti.
il 6 ha delle buone
possibilità di vincere.

non sono bravo a picchiare le donne,
dissi.

scordatela allora, mi disse.

è dura, dissi.

si alzò e scommise sul 6
e io mi alzai e scommisi sul 4.
vinse il 5
per 3 lunghezze
dato 15 a 1.

ha i capelli rossi
come i fulmini del cielo,
dissi.

scordatela, mi disse.

stracciammo le ricevute
e fissammo il laghetto
al centro della pista.

sarebbe stato
un lungo pomeriggio
per tutti e due.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Al mercato Mannarino – L.L.

 

Sampietrini

Era notte in quel mattino
ed ho ricordato di un viaggio che facevo a dieci anni.
Ho pensato –  Forse è quel giorno.
Nello svegliarmi alzarmi lavarmi vestirmi ci ho chiuso fuori me.
Pensieri. Ossessioni. Paure. Compulsioni. Voglie. Sogni. Desideri.
Ho disdetto tutto. Ho dismesso tutto. Ed ho fatto entrare lei.
Jeans e maglietta.
Non mi sono pettinata né truccata.
Senza un soldo.
Senza salutare.
Senza chiavi.
Me ne sono andata al mercato.
Non quello del mio quartiere, ma da Giordano passando da Trilussa.
Perché è lì che ero solita andare.
Perché è quello che ho ricordato.
Perché ho dieci anni e sono felice a starmene dove i palazzi odorano di marmo gelido pure d’estate.
Dove ad accompagnarmi per la strada è l’odore degli alberi della città e il cucinato che sbuca dalle finestre perdendosi nei vicoli stretti.
Per le vie di sampietrini sono arrivata al mercato.
I negozi sono cambiati ma di quelli non me ne frega nulla
m’importa del chicco d’uva gigante nella bocca
della ciliegia pulita con le mani impolverate
delle olive verdi nella salsa puzzolente dolcisalate sulla lingua
dei fruttivendoli sbracciati e sguaiati che urlano il pregio del loro giovare
ed immagino il suono della voce di Giordano
nel suo cupo andirivieni  alla ricerca dell’entità infinita del tutto
di quella di Trilussa
che grida nell’aria il rimodernare composizioni metriche ridendo e sbeffeggiando tutti
invece ardono quelle delle pettegole che si fanno il verso l’una a l’altra
bisticciando per chi strappa il sorriso più bello all’ortolano.
Percepisco musica
ascoltata da chi vive dietro le finestre lasciandola divampare fuori come l’odore di sugo,
e mentre mi aggiro tra i banchi cercando solo ricordi odo il suo rimando
così al mercato ho trovato questo canto
voce di un giovane dalle straordinarie speranze
speranze di un futuro privo dall’angoscia della rabbia ma d’amore e d’arte nutrito
la stessa speranza che nutre l’uomo che porto nel cuore
e ascoltarlo mi ha fatto rizzare i peli fin dietro la nuca
e allora sono corsa a domandare chi fosse
– E’ Mannarino, Signorì nu’ lo conosci?
e ricordare che in effetti l’avevo già ascoltato
e ricordare ch’ero in sua compagnia mi ha scosso
e confusa mi sono commossa
e come a dieci anni
se vedevo un bimbo piangere piangevo con lui
se correva ci correvo  assieme
se lo vedevo morire, bé
ero lì con la mia mano stretta a lui
e lui con la sua sulle mie guance.
L’attimo dopo ho capito di essere accorsa a questo di mercato per riprendere me con i miei ricordi.
Con questo dono nella mente me ne sono tornata a casa
ho salutato Giordano e poi Trilussa
me ne sono tornata alla vita
con la consapevolezza
che ho memoria di quella carezza sul mio volto
che ci ho messo la guancia al riparo
regalo dell’immensità della pace.
E non crediate sia poco.
Non lo è.
E.
Con il pensarti che è gioia immensa
come essere spensierati sempre
mi dedico tutto questo
una me di dieci anni
in una mezza giornata di vita
speranzosa e felice.

 

Buona domenica a tutti voi che mi leggete
anche a chi è solo di passaggio per un’occhiata furtiva.
Lasciatevi catturare dalla melodia delle parole tutte
che sia poesia
che sia musica
che sia semplice conversare.

L.L.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Arthur Rimbaud: rimando “La mia Bohème”

Roma 20 giugno 2013

La mia Bohème

– Fantasia –

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,

eppure il mio paltò diventava ideale;

Andavo sotto il cielo cielo, mia Musa, a te leale;

amorose avventure, magnifiche e sognate!

Nei miei soli calzoni un buco s’allargava.

– Sognante Pollicino, sgranavo nella corsa

rime. La mia locanda era lassù, nell’Orsa.

– Soavemente in cielo le mie stelle frusciavano.

E le ascoltavo, ai bordi di qualche strada assiso,

in quelle dolci sere di settembre, col viso

bagnato di rugiada che ha di vino il vigore;

e, rimando nel mezzo di buiori fantastici,

tiravo, come corde di una lira, gli elastici

delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

di

Arthur Rimbaud

A domani

LL