365 giorni, Libroarbitrio

Freud e il sogno “appagamento del desiderio”

Roma 27 settembre 2013

Continuando le nostre letture sullo studio di Freud non possiamo non porci la seguente domanda: “Qual’è la natura del sogno?Ci sono legami fra il mondo onirico e quello della veglia?”

Freud scoprì nel sogno la via regia all’inconscio.

Il sogno è sostanzialmente l’appagamento di un desiderio, quasi sempre di origine sessuale.

Nonostante la semplificazione popolare della psicoanalisi, secondo cui i sogni avrebbero sempre e immancabilmente un significato legato alla sessualità , l’aggiunta  del quasi è, secondo Freud , necessaria.

Non vi è dubbio, infatti, che i desideri di cui il sogno è espressione possono nascere anche da bisogni insoddisfatti relativi ad altri istinti.

La fame, per esempio: è sufficiente addormentarsi a a stomaco vuoto per sperimentare sogni legati al cibo.

Del resto basta che un desiderio, di qualunque natura, sia vissuto con grande intensità per influire sulle immagini oniriche: non è affatto raro che i bambini sognino (o persino si rappresentino in forma allucinatoria) ciò cui ardentemente anelano.

E’ evidente , quindi, che il sogno, nonostante le apparenze, non è senza  logica né senza legami con il mondo della veglia.

Questo passo e il seguente sono tratti da L’interpretazione dei sogni:

Quando, attraversata una stretta gola, si giunge improvvisamente a un’altra dove le vie si separano  e si dischiudono ampie vedute per ogni parte, è lecito sostare un attimo e riflettere in quale direzione convenga innanzitutto  volgere i propri passi. Qualcosa di simile succede anche  a noi, dopo aver superato questa prima interpretazione del sogno. Abbiamo raggiunto la chiarezza di una conoscenza improvvisa.
Il sogno non è paragonabile al suono discordante di uno strumento musicale, percosso da un tocco estraneo anziché dalla mano del suonatore; non è privo di senso, non è assurdo, non si basa sulla premessa che una parte del nostro patrimonio rappresentativo dorme; mentre un’altra incomincia a destarsi.
Il sogno è un fenomeno psichico pienamente valido e precisamente l’appagamento di un desiderio; va inserito nel contesto  delle azioni psichiche della veglia, a noi comprensibili; è frutto di un’attività mentale assai complessa. Ma, nell’attimo stesso in cui intendiamo godere della nuova conoscenza, siamo assaliti da una folla di domande.

A domani

LL

 

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Wordsworth “il poeta è un uomo che parla agli uomini”

Roma 19 luglio 2013

Wordsworth, attraverso la definizione del poeta, definisce anche la poesia: ” Il poeta è un uomo che parla agli  uomini, sia pure dotato di sensibilità più viva, di maggiore entusiasmo e tenerezza, di una più profonda conoscenza della natura umana e di un animo più vasto di quanto si ritenga comune  all’umanità; un uomo che vagheggia le proprie passioni  e la propria volontà e che più di ogni altro gioisce dello spirito vitale che è in lui; un uomo che ama completare la volontà e le passioni che si manifestano nelle vicende universali a somiglianza delle proprie, e che si sente spinto a crearle dove non riesca a trovarle”.
Tratto da Storia della letteratura inglese, David Daiches, Garzanti Editore 1983

Wordswort nasce a Cockermouth, nel Lake District nel 1770.

Venticinque anni dopo risale l’inizio del suo fruttuoso rapporto con S.T.Coleridge, che determinò la creazione delle Ballate liriche.

La grande novità di questi versi fu il profondo rinnovamento del linguaggio e delle tematiche: la funzione della poesia diventò con Wordsworth l’espressione delle emozioni del poeta con il linguaggio reale, colloquiale degli uomini, la scoperta dell’intima spiritualità  e dei significati soprannaturali degli avvenimenti più semplici della quotidianità.

Nel 1805 uscì il poemetto Preludio, ricco di riferimenti autobiografici e in particolare sul suo sodalizio con Coleridge, e nel 1807 Poesie.

Poeta laureato dalla Corona inglese, Wordsworth morì Rydal Mount nel 1850.

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La prosa d’arte

Roma 30 marzo 2013

La categoria della prosa d’arte è stata catalogata come  mezzo di riferimento per intendere e distinguere alcuni autori del Seicento. Fra tutti i maggiori esponenti di questa corrente sono Francesco Fulvio Frugoni, Giovanni Agostino Lengueglia e Daniello Bartoli, consacrato come stilista in senso negativo e in senso positivo da una secolare ammirazione.

Sono scrittori per i quali la tecnica letteraria a un valore preminente e sollecita un impegno particolarmente acuto. Il gusto e il gioco delle metafore può distendersi, moderarsi e risolversi in un trasporto di simboli nel Bartoli, ma non mancare del tutto in nessuno.

Dal rapporto diversamente calcolato tra descrizione  e metafora deriva la caratteristica di questo stile e insieme la differenza fra l’uno e l’altro scrittore. I temi e la direzione intellettuale o ideologica del Bartoli e del Frugoni li avvicinano alla prosa saggistica e di fantasia morale che in Europa dava prova di sé nei grandi esempi da Montaigne e Quevedo.

Ma questi scrittori italiani si impongono per brani e per frammenti, avvicinando alcuni scritti, come quello del Bartoli, alla prosa scientifica e a Galilei.

Gli aspetti contraddittori della società italiana si possono conoscere nella differenza che corre tra il movimento della prosa galileiana, che contempla e cerca la novità come verità e non come bizzarria e meraviglia, e il gioco di eleganti ed immobili specchi della prosa d’arte.

A domani

LL