365 giorni, Libroarbitrio

“La pace regala ai mortali grandezza” Bacchilide

Pavone bianco

La pace regala ai mortali grandezza,
ricchezza e un dolce fiorire di canti.
Su altari preziosi la rossa fiamma
brucia agli dèi cosce di buoi
e di lanose pecore.
Son dediti i giovani ai giochi della palestra,
al flauto, alle feste in allegra compagnia.
Allora sulla ferrea impugnatura dello scudo
i ragni rossi tessono la tela,
sulla lancia appuntita e la spada affilata
vince la ruggine.
Tace la tromba di bronzo,
e il sonno dolcissimo
che al mattino intorpidisce la mente
non è più allontanato dalle ciglia.
Allegri banchetti riempono le strade,
ovunque s’intonano cori di fanciulli.

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365 giorni, Libroarbitrio

Franz Kafka : la condizione esistenziale dell’uomo moderno imprigionato in un labirinto di regole senza via d’uscita di cui non conoscerà mai il senso

Punta Ala 17 agosto 2013

Franz Kafka scrittore

Franz Kafka nacque a Praga nel 1883 da una famiglia ebrea di lingua tedesca.

In quegli anni a Praga, seconda città dell’Impero austro-ungarico dopo Vienna, confluivano cultura ceca, ebraica, e tedesca e la rendevano inquieta, viva, aperta alle avanguardie e allo stesso tempo fedele custode delle tradizioni degli ebrei dell’Est, della loro lingua, lo yiddish, dello studio dei testi sacri.

Due diversi modelli di ebraismo presiedettero alla formazione di Kafk: quello aperto , teso al benessere e alla promozione sociale, proposto dal padre commerciante e quello religioso strettamente ortodosso della madre.

Ma egli si sentì sempre sostanzialmente estraneo a entrambi e addirittura in conflitto con quello paterno.

Il rapporto difficilissimo che Kafka ebbe con suo padre, e che ossessivamente ritorna nei suoi scritti, alimentò in lui la convinzione della propria debolezza, del disadattamento alla vita di cui si sentiva vittima.

Si laureò in legge e, venticinquenne, s’impegnò in una compagnia di assicurazioni, dove rimase fino al 1920, quando l’aggravarsi della tubercolosi di cui soffriva lo costrinse a curarsi lontano da Praga.

Questa esperienza di lavoro impiegatizio contribuì alla nascita di un altro dei temi fondamentali della sua narrativa: la condizione esistenziale dell’uomo moderno, imprigionato in un labirinto di regole senza via d’uscita di cui non conoscerà mai il senso, non possedendone la chiave interpretativa.

Un inesorabile senso di colpa legato al fatto stesso di esistere – al quale sono state attribuite molte interpretazioni, fra cui il presentimento dell’imminente persecuzione nazista e la catastrofe della guerra- conduce l’essere umano all’espiazione,senza che possa mai conoscere le ragioni della pena che deve scontare.

La rappresentazione della realtà, nell’opera di Kafka, diventa allucinata e metaforica, mentre i dati materiali diventano simboli di una realtà ben più estesa, quella della psiche umana.

L’uomo contemporaneo presagisce la fine di un mondo, dei suoi valori, delle sue certezze.

Per Kafka, decifrare la realtà è una pretesa impossibile, l’uomo è smarrito, torturato dalle sue incapacità, ed ecco che il racconto perde la sua trama definita, rimane in sospeso, senza una conclusione che consegni al lettore il senso logico della vicenda.

Il rispetto scrupoloso dell’ordine cronologico dei fatti, tipico delle opere naturalistiche e veriste è infranto, il tempo diventa soggettivo e relativo, i fatti seguono l’ordine di importanza che il narratore attribuisce loro, assolutamente liberi di accadere al di là del limite della comprensione umana.

Franz Kafka morì nel sanatorio di Kierling, vicino a Vienna, nel 1924.

A domani

LL