365 giorni, Libroarbitrio

CRIMINI CONDOMINIALI e altri piccoli orrori consumati in ambito domestico – Gino Falorni

di ossa di scheletri

Quel tipo mi aveva contattato per una valutazione della casa. Non mi piacque da subito. Aveva la faccia ossuta, pallida. Da brividi.
<<Prego, accomodati>> mi disse con voce sottile.
Anche la casa era inquietante. Con le finestre tutte chiuse e i mobili vecchi. E poi sporca, umida, tutta avvolta nella penombra. La prima stanza nella quale mi condusse fu quella da letto. Mentre prendevo nervosamente appunti lui si posizionò alla mia destra, vicino l’armadio. Stette tutto il tempo a guardarmi in silenzio, con un ghigno malefico.
<<Ma i miei scheletri nell’armadio non vuoi vederli?>> mi disse poi, di colpo, mentre uscivo per passare in un’altra stanza.
Ciò che vidi quando girai la testa mi atterrì. Nell’armadio, accatastati ordinatamente uno sopra l’altro, come tanti vestiti, decine e decine di scheletri e teschi umani.. Non ricordo quanto forte gridai. Ricordo solo che come un fulmine uscii da lì, e che scendendo un’angosciante risata  iniziò a riecheggiare per tutta la tromba delle scale.

***

Sono circa tre mesi che ho comprato quella casa in nuda proprietà, e da quel giorno, ogni mattina, ho preso l’abitudine di fare un salto in chiesa. Cinque minuti. Giusto il tempo di accendere un cero e raccomandarmi al Signore di far morire al più presto la novantenne che ci abita dentro.

***

Me la passavo molto male. Non avevo un  soldo, non lavoravo, non pagavo l’affitto da mesi e non mangiavo da giorni. Una mattina, verso l’ora di pranzo, mentre stavo sul bancone, in preda a dolorosissimi crampi allo stomaco, a valutare seriamente l’idea di buttarmi giù, scorsi in un vaso attaccato alla ringhiera, pieno solo di terra secca, cinque piccole uova. Non ci pensai due volte. Le presi, andai in cucina e e me le feci strapazzate in padella. Ma la fortuna quel giorno non finì lì. Più tardi vidi poggiarsi sullo stesso vaso la responsabile della gustosa covata. Una bella, grassoccia femmina di piccione. Per catturarla dovetti far ricorso a tutta la mia velocità e abilità. Dopo averla uccisa e  spiumata bene ma la feci in padella. Con quel po’ d’olio, quel po’ di sale e quel rancido spicchio d’aglio che mi restavano.

***

Per me la precisione è alla base della vita. Odio i disordinati e gli approssimativi. E il mio vicino di posto auto purtroppo lo era. Quando parcheggiava la macchina sconfinava puntualmente con le ruote sinistre nel mio rettangolo di parcheggio. Vi giuro, gliel’ho fatto presente in maniera civile non so quante volte, ma le mie parole da un orecchio gli entravano e dall’altro gli uscivano. Non intendevo ucciderlo, sia chiaro. Con quel pugno volevo solo colpirgli, al massimo fratturargli, lo zigomo. Purtroppo però ho sbagliato mira e gli ho centrato fatalmente la tempia destra. Quella è stata anche l’unica volta in vita mia che sono stato impreciso.

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Sogna il guerrier le schiere

Roma 4 maggio 2013

Sogna il guerrier le schiere

Sogna il guerrier le schiere,

le selve il cacciator,

e sogna il pescator

le reti e l’amo.

Sopito in dolce obblio,

sogno pur io così

colei,  che tutto il dì

sospiro e chiamo.

I numerosi testi scritti da Metastasio furono musicati da quasi tutti i compositori del suo tempo.

Il solo libretto Artaserse, da cui è tratta la poesia che abbiamo sopra letto, fu musicato da un centinaio di autori.

Metastasio ridette dignità letteraria ai drammi musicali, poiché concepì i loro libretti come entità letterarie già perfette.

Riformò il melodramma anche in alcuni aspetti  strutturali: separò la razionalità dalla sensibilità, cioè l’azione, affidata  a lunghi recitativi, dall’effusione lirica, limitata alle arie conclusive di ogni scena ed eliminò definitivamente qualsiasi elemento comico dall’opera seria, tenendo ben distinti i due generi.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La commedia dell’arte

Roma 14 marzo 2013

La commedia dell’arte fiorisce nel 1545 che è la data di fondazione della prima compagnia comica.

Famiglie di attori, persino dinastie, fioriscono a metà del cinquecento formando le compagnie dei comici. Essi possono recitare per il pubblico, ma si appoggiano a una corte o a un potente protettore, lo studio è quello di creare uno spettacolo prima di interpretare un testo: “ogni attore deve creare se stesso come attore”.

Le loro maschere o personaggi si diffonderanno poi per tutto il mondo e avranno la loro consacrazione figurativa nei balli di Sfessania del Callot.  Questo è il frutto di personalissimi interventi degli attori e insieme  opere collettive, da questo concetto nasce il bisogno di caratterizzare socialmente e linguisticamente  i personaggi, dal tentativo di inventare dei tipi che possano essere ricreati dalla personalità dei grandi attori.

Alcune maschere hanno hanno un particolare significato storico, come quella del capitano, che esprime la satira popolare contro il prepotente gradasso, specialmente ma non soltanto spagnolo, o anche come la maschera del dottor Ballanzon o di Graziano, che esprime la satira contro la cultura vuota e ingannevole. Soprattutto agli inizi del secolo gli attori tendono a fare di se stessi una maschera: Angelo Costantini diventa Mezzettino, Carlo Cantù  diventa Buffetto, Nicolò Barbieri diventa Beltrame, Francesco Andreini diventa il capitano Spavento.

La commedia dell’arte e la parola comico non indicavano in senso stretto la commedia, ma l’arte di recitare e le composizioni teatrali anche drammatiche. La commedia dell’arte italiana ha certo consacrato la separazione fra il  teatro recitato e il teatro scritto. Tuttavia essa nasce dall’incontro della cultura letteraria con tradizioni teatrali, dalla mescolanza di forme liriche romanzesche  e realistiche .

In Italia i  comici dell’arte hanno una coscienza culturale  e da loro nasce anche un teatro scritto, troviamo così prova nella prima raccolta di scenari nel Teatro delle favole rappresentate di Flaminio Scala pubblicato nel 1611.

A domani

LL