365 giorni, Libroarbitrio

Gratuita la prima domenica del mese ai musei dello Stato!

L’arte in ogni sua forma ci nutre. Letteratura, pittura, musica, teatro, fotografia, fumetto, cinematografia,  arti circensi e quelle visive tutte!

Be, se possiamo, chi può, ne approfitti:

BEVIAMO E MANGIAMONE TUTTI!

E’ la prima applicazione della norma del decreto Franceschini, in vigore dal primo luglio 2014, che stabilisce che ogni prima domenica del mese non si pagherà il biglietto per visitare monumenti, musei, gallerie, scavi archeologici, parchi e giardini monumentali dello Stato.

Domenica al museo

 

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365 giorni, Libroarbitrio

“Jane Eyre”

Chi c’è?
Questa mano…
Jane Eyre. Jane Eyre.

Edward sono tornata da te.
Fairfax Rochester che non ha nulla da dire?

Sei diventata un essere umano Jane?

In tutta coscienza credo di sì

Un sogno…

Svegliatevi allora.

365 giorni, Libroarbitrio

“Voyage Voyage” Soap & Skin

Au dessus des vieux volcans, 
Glisse des ailes sous les tapis du vent, 
Voyage, voyage, 
Eternellement. 
De nuages en marécages, 
De vent d’Espagne en pluie d’équateur, 
Voyage, voyage, 
Vole dans les hauteurs 
Au dessus des capitales, 
Des idées fatales, 
Regarde l’océan… 

Voyage, voyage 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien,
Voyage
Et jamais ne revient. 

Sur le Gange ou l’Amazone, 
Chez les blacks, chez les sikhs, chez les jaunes, 
Voyage, voyage 
Dans tout le royaume. 
Sur les dunes du Sahara, 
Des iles Fidji au Fujiyama, 
Voyage, voyage, 
Ne t’arrêtes pas. 
Au dessus des barbelés, 
Des coeurs bombardés, 
Regarde l’océan. 

Voyage, voyage 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage 
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien, 
Voyage 
Et jamais ne revient. 

Au dessus des capitales, 
Des idées fatales, 
Regarde l’océan. 

Voyage, 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage 
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien, 
Voyage 
Et jamais ne revient 


Attendez Afrique
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Un uomo qualunque”

Elliott Erwitt - Orléans, Francia 1955

Una volta era tutto più facile.
Un uomo sapeva cosa volesse dire essere un uomo.
Reagiva davanti alle cose sbagliate,
aveva il diritto di farlo,
anzi era scontato che lo facesse.

Lo stile di vita
e i continui confronti
in qualche modo preparavano agli inevitabili conflitti
quelli che possono portare al disgregamento o alla morte.

Poi è successo qualcosa
abbiamo oltrepassato la decenza
gli avvocati sono diventati i nostri pastori
e ciò che un tempo era comprensibile e lineare
si è intorbidito nella burocrazia di ciò che definiamo
civilizzazione.

Ora non si reagisce più davanti le cose sbagliate
si bivacca nei tribunali  macinando chilometri di cavilli burocratici.
La donna ha chiesto la parità
e alla fine l’ha ottenuta,
non conquistando tutti i privilegi dell’uomo,
ma castrandolo
in una sagoma femminile.

Non m’importa cosa dite,
questo non è progresso ,
non è neanche evoluzione,
è una malattia
e c’è  bisogno di qualcuno che capisca qual’è la posta in gioco,
qualcuno che possa esporsi come vero uomo
e prendere posizione contro le ingiustizie di questo mondo.

Oggi

Adesso

Prima di pranzo

Frank Cappello

365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman : Cinema e poesia “L’attimo fuggente”

Roma 31 luglio 2013

Walt Whitman poeta

Nel 1989 il regista australiano Peter Weir girò il film  Dead Poets Society, titolato in italiano L’attimo fuggente, sulla figura di un professore innamorato della poesia e in particolare di Walt Whitman.
Nelle sequenze che proponevano le appassionate lezioni di poesia dell’insegnante ai suoi studenti, erano citati alcuni vibranti  versi del poeta americano. Il più famoso e fortunato tra essi, anche per il valore  simbolico assunto nella vicenda del film, è senza dubbio:

O Capitano! Mio Capitano! Il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha rotto tutte le tempeste: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
La nave severa ed ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.

Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

Traduzione di Antonio Agresti 1913

Poeta dell’America e del sogno americano, Walt Whitman nacque a Long Island, New York, nel 1819.

Lasciò gli studi appena undicenne e, spinto dalla voglia di libertà  e sperimentazione che tanto influenzò la sua lirica, cambiò spesso mestiere: fu tipografo, insegnante, giornalista e carpentiere.

Nel 1841  diventò direttore del “Daily Eagle” di Brooklyn e iniziò a pubblicare i primi versi, ma, divergenze politiche in seno alla redazione del giornale lo spinsero ad abbandonare quel lavoro, per intraprendere l’attività di carpentiere svolta dal padre.

Ma la passione per la letteratura  rimase in lui vive a tal punto che nel 1855 riuscì a pubblicare a sue spese parte  di quei taccuini di note che da anni andava scrivendo.

Nacque così la prima edizione di Foglie d’erba, un libro di poesie in 12 canti, con un linguaggio ardito, contenuti nuovi rispetto alla tradizione, metafore sessuali, moduli espressivi rivoluzionari ne fecero un libro difficile  e poco comprensibile per gran parte della società americana del tempo, ma che Whitman non cessò  di arricchire di anno  in anno con nuovi componimenti.

Solo negli anni seguenti la poesia di Whitman fu veramente capita ed apprezzata “una poesia che aiuta a manifestarsi nel suo splendore  e nella sua sofferenza  redentrice, una poesia piena(…), capace di cogliere i ritmi delle stelle, i sussulti della carne, i mormorii dell’erba, il Potente spettacolo dell’universo…” 

Nel 1872 prese parte alla guerra di Secessione americana,dedicandosi come infermieri all’assistenza dei feriti.

In Giorni rappresentativi raccolse i ricordi di tale esperienza.

Considerato il maggiore poeta dell’Ottocento americano, Wolt Whitman fu l’appassionato cantore degli ideali di libertà  e democrazia  di un paese in cui era vivo lo spirito  pionieristico  e il mito della frontiera.

Svolse impieghi governativi fino al 1865, quando fu  costretto a ritirarsi per una paralisi.

Morì a Camden, nello Stato del New Jersey, nel 1892.

Not words of routine this song of mine

Walt Whitman

A domani

LL