365 giorni, Libroarbitrio

A CACCIA DI PAROLE – 2dR

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365 giorni, Libroarbitrio

PLAY – FASTFORWARD – PLAY. PAUSA / POKER D’INCUBI / DUEDIRIPICCA

l'eclissi - TmE

Hai l’ombrello con te, il manico di legno sempre accomodato sul tuo avambraccio, tutti i mesi dell’anno tranne dal quindici di luglio al dieci di agosto perché non piove mai in quei ventisette giorni. Apri e chiudi. Apri e chiudi. Apri. E chiudi l’ombrello con metà del tuo corpo nell’automobile che ha quattro anni e odora ancora di pelle nuova. Accendi la radio FM, traffico in diretta ventiquattro ore su ventiquattro. Metti in moto. Il tragitto è ben studiato. Lo stesso di sempre. Pochi semafori a farti attendere, nessun insulso panorama d’ammirare fuori dai finestrini, nulla che ti disturbi. Parcheggi lateralmente all’ingresso della tua abitazione. Esci dall’auto che ha smesso di piovere. Afferri l’ombrello. Apri e chiudi, apri e chiudi. Apri. Lo chiudi con il click del bottoncino metallizzato. Entri finalmente in casa. Questa è la sera del chiudere il battente con la doppia mandata sopra, più altre due sotto.Ti spogli del cappotto e della sciarpa che riponi nel mobile d’ingresso, disponi la giacca sulla stampella di legno, allenti la cravatta, sbottoni il primo e il secondo bottone della camicia, togli la cintura dai passanti dei pantaloni, arrotolandola attorno la mano la riponi nel cassetto, allenti i lacci dei mocassini sfilandoli dai piedi e li sistemi parallelamente tra quelli blu primaverili e quelli neri lucido invernali.
Sei scalzo.

…e se vuoi leggere come va a finire premi PLAY sul tuo Poker d’incubi…
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Lié Larousse
DuediRipicca
#Pokerdincubi
#TinaMariaElenaeclissi

365 giorni, Libroarbitrio

La natura delle cose – DuediRipicca

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta, cielo e spazio all'aperto

La natura delle cose
sovrasta i miei ricordi
s’affaccia sedendosi
su davanzali di sabbie mobili
immobile cede al peso
del mio montare d’abissi
e spicca il volo
in tondo s’aggira e rigira
si tuffa in un fiume di correnti
membrana d’immagini deludenti
tra lenzuola di sinapsi
su un letto di detriti
si fa delirio sfociando
in un mare di pensieri
che tempestano la mente
vedono visioni
incespicano sulle labbra
tentano di pronunciare
una domanda, un chiedersi,
ma vacillano e non riescono
e allora tu chiedimi come ci si sente
a ritrovarsi persi
nella follia della demenza
quando diviene reale
abbandonati all’idea
che tutto sia
nella natura delle cose.

Lié Larousse
DuediRipicca
#DuediRipicca
#EdwardHopper

365 giorni, Libroarbitrio

ALASKA – Elio Germano , Claudio Cupellini

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“Viviamo tutti in un mondo che mette al centro di tutto la felicita’.
Tutti pensiamo che sia uno degli obiettivi principali
e per ottenerla cerchiamo di scavalcare il prossimo.
Ci arricchiamo sempre a danno di qualcun altro
fino a capire che
la vera felicita’
e’ dare qualcosa a qualcun’altra piuttosto che prendere.
Alaska e’ fatto di romanticismo,
slanci e visceri fin dentro la sfera dell’irrazionale.
C’e’ anche qualcosa di epico,
nel senso che e’ anche una favola
con tanto di draghi e cavalieri”

E.G.

365 giorni, Libroarbitrio

Il giovane favoloso

E.G. giovane favoloso

“dato che l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono ancora infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre, di quel benedetto e beato tempo, dove io sperava, e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato, né tornerà mai più, certo mai più, vedendo con eccessivo terrore, che insieme con la fanciullezza è finito il mondo e la vita per me, e per tutti quelli che pensano e sentono, sicché, non vivono fino la morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita.”

Io ho grandissimo
forse smoderato ed insolente
desiderio di gloria
ma non credo di poter vincere la mia natura

io ho bisogno di amore

di entusiasmo
di fuoco
di vita

Giacomo Leopardi

365 giorni, Libroarbitrio

“La ragazza che giocava con il fuoco” Stieg Larsson

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Quello era il nocciolo del problema.
Non esisteva praticamente nessun dubbio che una strega come Lisbeth Salander avesse fatto in tempo a procurarsi un certo numero di nemici nel corso degli anni.
L’avvocato Bjurman aveva però un grosso vantaggio.
A differenza di tutti gli altri che per un motivo o per l’altro potevano essersi arrabbiati con la ragazza, lui aveva accesso illimitato alle sue cartelle cliniche, alle relazioni degli assistenti sociali e a quelle degli psichiatri.
Era una delle poche persone in Svezia a conoscere i suoi segreti più intimi.
Ma la cartella personale che l’ufficio tutorio gli aveva fornito quando aveva accettato l’incarico di tutore della ragazza era breve e sommaria – circa quindici pagine che fornivano un’immagine generale della sua vita da adulta, un riassunto della perizia psichiatrica, la decisione del tribunale di metterla sotto tutela e la revisione contabile dell’anno precedente.
Aveva letto il sunto più e più volte.
Quindi aveva cominciato sistematicamente a raccogliere informazioni sul passato do Lisbeth.
Da avvocato sapeva molto bene come comportarsi per raccogliere informazioni negli uffici pubblici.
In qualità di suo tutore non aveva nessun problema a superare la segretezza che circondava la sua cartella clinica.
Era una delle poche persone che potevano ottenere qualsiasi documento che riguardasse Lisbeth Salander.

365 giorni, Libroarbitrio

“La vita solitaria” Giacomo Leopardi

Elio Germano Leopardi

E le ridenti piagge benedico:
Poichè voi, cittadine infauste mura,
Vidi e conobbi assai, là dove segue
Odio al dolor compagno; e doloroso
Io vivo, e tal morrò, deh tosto! Alcuna
Benchè scarsa pietà pur mi dimostra
Natura in questi lochi, un giorno oh quanto
Verso me più cortese! E tu pur volgi
Dai miseri lo sguardo; e tu, sdegnando
Le sciagure e gli affanni, alla reina
Felicità servi, o natura. In cielo,
In terra amico agl’infelici alcuno
E rifugio non resta altro che il ferro.
Talor m’assido in solitaria parte,
Sovra un rialto, al margine d’un lago
Di taciturne piante incoronato.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Insediare l’uomo” Antonin Artaud

by Nadezhda Illarionova

Nel 1920 scrivevo poesie,
anche nel 1913,
ciò che non mi è mai riuscito,
quelle poesie erano odiose,
odiose per tutta la mia vita, così trascorsa fianco a fianco con la poesia.
La senti, la vivi, la soffri soprattutto, ah come la soffri e come brucia quando non è là, la poesia.
E tuttavia lei non è là – la soffri e lei non è là.
E’ così che, mentre volevo scrivere poesie che fossero là,
sono passato a fianco della poesia, ma soprattutto a fianco di me
– e non ho cominciato a sentire qualcosa, e me stesso a sentirmi là,
che a partire dal giorno che mi sono ostinato, accanito, aggiogato,
fissato nel dire che non c’era mai stato niente né nessuno,
che il presente era un abisso, un vampiro,
e l’avvenire un presente mai presente.
Cosa fare quando si cerca una poesia?
Dei capezzoli affilati che si muovono al respiro di tutto il corpo
e non soltanto del polmone che dorme.
Vecchio affare di scorbuto, di sifilide, di peste, vecchia talea di cefalgia,
ignobile bagno di giorno la notte,
quando la pipì fuoriesce dall’inchiostro e frigge.
Mai un poeta finora ha detto quello che aveva iniziato a cuocere,
a scaldare nel suo forno interiore quando brancolava nel suo scritto,
brancolando nel non-scritto a margine di tutti gli scritti.
Quando lo dirà?
Quando tutto lo scritto sarà andato.
Quando si metteranno i poeti morti in gabbia,
quando si sarà terminato di soffocare le larve che rivendicano la poesia.
Perché nessun poeta è mai stato capace di apprendere da un poeta altro che sé stesso.
Bisogna fare il vuoto quando si scrive.
E questo spiega perché sono riuscito a scrivere a partire dal giorno in cui ho deciso di non scrivere,
per dire che non potevo penetrare lo scritto.
I veri poeti sono quelli che si sono  sempre sentiti malati e morti
mentre consumavano il loro essere,
i fasulli quelli che hanno sempre voluto essere in buona
salute e vivi quando soggiogano l’essere altrui.
E morti dai secoli dei secoli, morti, essi continuano a voler imporre la loro abbietta paccottiglia
a quei morti che soffrono in piedi davanti alla poesia da quattro soldi
che non contiene che i loro lamenti,
perché se nel 1913 non sapevo per quale ragione non potessi mai scrivere
ora so che è per una semplice,
semplicissima storia di vampiri che si andava forse a vedere al cinema
ma non pensate di inseguirli come uomini, per esempio, in piazza d’Alésia.
Perché è nei vivi che soggiornano queste corti di morti impuniti
e un poeta geloso morto da cinquanta secoli
non è più adesso che un re dei fissi in vita
che, nel vuoto degli scorbuti, delle pesti, delle sifilidi provenienti dalle mie viscere,
sputa dicendo che è finita,
che la mia poesia è finita
e non so più quello che scrivo.

365 giorni, Libroarbitrio

“Non andartene docile in quella buona notte” Dylan Thomas

Vuoto cosmico

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.


Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

Non andare docile in quella buona notte,
I vecchi brucino infervorati quando è prossima l’alba;
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.

Benché i savi infine ammettano ch’era giusta la tenebra
Poiché le loro labbra nessun fulmine scagliarono
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli onesti, nell’onda ultima, urlando quanto fulgide
Le fragili opere potevano danzare in verdi anse
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.

I bruti che strinsero e cantarono il sole in volo,
E tardi appresero d’averne afflitto il corso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, morenti, scorgendo con vista cieca
Che gli occhi infermi splendono e gioiscono come bolidi
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.

E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami, o salvami, ora, con le tue fiere lacrime;
Non andare docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.

Grazie all’amico scrittore Lollo che lo scorso ieri al cinematografo con la sua Bella ha scovato questi versi e me ne ha fatto dono, ed oggi qui per tutti noi !

365 giorni, Libroarbitrio

Cloud Atlas

CLOUD ATLAS

La fede, come la paura o l’amore, è una forza che va compresa come noi comprendiamo la teoria della relatività, il principio di indeterminazione, fenomeni che stabiliscono il corso della nostra vita. Ieri la mia vita andava in una direzione, oggi va verso un’altra, ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi, queste forze che spesso ricreano tempo e spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo. Le nostre vite e le nostre scelte, come traiettorie dei quanti, sono comprese momento per momento, a ogni punto di intersezione, ogni incontro suggerisce una nuova potenziale direzione.

***

La nostra vita non è nostra, da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro, puoi mantenere il potere sulle persone finché dai loro qualcosa, deruba un uomo di ogni cosa e quell’uomo non sarà più in tuo potere,perché non importa se siamo nati in una vasca o in un grembo, siamo tutti purosangue. Dobbiamo tutti combattere, e se necessario morire, per insegnare alle persone la verità. Essere vuol dire essere percepiti, pertanto conoscere se stessi è possibile solo attraverso gli occhi degli altri. La natura della nostra vita immortale è nelle conseguenze delle nostre parole e azioni, che continuano a suddividersi nell’arco di tutto il tempo.
Io credo che la morte sia solo una porta, quando essa si chiude, un’altra si apre. Se tenessi a immaginare un paradiso, io immaginerei una porta che si apre e dietro di essa, lo troverei lì, ad attendermi.

***

Un vero suicidio è una regolata disciplinata certezza. La gente pontifica: “il suicidio è un atto di codardia”; non può essere più lontano dalla verità, il suicidio richiede un tremendo coraggio.
A questo punto della mia vita so soltanto, Sixsmith, che le forze invisibili che fanno girare il mondo sono le stesse che ci straziano il cuore.
Sixsmith, salgo i gradini dello Scott monument ogni mattina, e tutto diventa chiaro. Vorrei poterti fare vedere tutta questa luminosità, non preoccuparti, va tutto bene, va tutto così perfettamente maledettamente bene. Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione. La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso.
Credo che esista un altro mondo che ci attende Sixsmith, un mondo migliore, e io ti attenderò lì. Credo che non restiamo morti a lungo. Cercami sotto le stelle della Corsica dove ci siamo dati il primo bacio. Tuo, in eterno, RF.