365 giorni, Libroarbitrio

“Mattino nella casa bruciata” Margaret Atwood

Surreal Katerina PlotnikovaTristi angeli di marmo
covano come galline
su nidi erbosi
dove nulla si schiude.

Gli angeli si potrebbero definire volgari
o spietati,
a seconda dell’angolazione della macchina fotografica

Ogni volta, naturalmente, raccolgo un fiore o due
e lo infilo nella Bibbia dell’albergo
come souvenir.

Sono umana anch’io, come te.

365 giorni, Libroarbitrio

“Solo” Edgar Allan Poe

Tramonto sul mare di Ostia G.P.

Fotografia di Gianluca Pavia

Da bambino non ero come gli altri,
non vedevo come gli altri vedevano,
né le mie passioni scaturivano
da una fonte comune, e le mie pene
non avevano la stessa sorgente.
Il mio cuore, poi, non si destava
alla gioia in armonia con gli altri.
Io, tutto ciò che amai, l’amai da solo.
Allora, nell’infanzia, nell’aurora
d’una vita tempestosa, trassi
il mistero che ancora m’imprigiona
da ogni abisso del bene e del male,
e dal torrente o dalla sorgente,
dalla roccia rossa della montagna,
dal sole che tutto m’avvolgeva
nel suo autunno colorato d’oro,
dal fulmine del cielo che improvviso
mi sfiorava, scoppiava accanto a me,
dal tuono, dalla furia della pioggia,
e dalla nube che prendeva forma
di un dèmone ai miei occhi,
mentre il resto del cielo era sereno.

365 giorni, Libroarbitrio

“La Casa di Dio” Henrik Nordbrandt

Lié disegno 2008

“Avevo afferrato un lembo di Dio nel vuoto
ma la mia mano scivolò”
Matteo 9,20

<<Ana ‘al haqq>>, dicono i sufi:
<<Io sono Dio>>. E questo
è per loro il massimo riconoscimento,
perché Dio creò il Mondo
come un mondo di specchi
nel quale ammirare la propria bellezza.

Quando lo vedo consegnare
una delle sue solite spiritosaggini
in forma di <<News Week>>,
una vedova che fruga nei secchi della spazzatura
in cerca di qualcosa di commestibile
o un gattino
che i bambini di sei anni del paese
hanno abbandonato alla morte per inedia,
mi convinco che
Dio è un umorista, non un esteta.

E quando rido, la casa ride
dieci volte più forte
e continua a lungo dopo che io ho smesso.

Sei proprio una canaglia, Dio.
Rimani quello che sei.

365 giorni, Libroarbitrio

” Elogio dell’ombra” Jorge Luis Borges

credi nei campi di grano

Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca nel cielo.
Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi danno un po’ di paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io dica il loro nome.
I libri della biblioteca non hanno lettere. Se li apro appaiono.
Se sfoglio l’atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi prende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron fa parte della battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Lodato sia l’amore in cui non c’è né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Lodato sia l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi entra in un fiume entra nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi gioca con un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Nel deserto ho visto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è niente di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole le sta inventando.

365 giorni, Libroarbitrio

“Al mare canto” Shakespeare

mare ghiaccio

Coloro che sono i favoriti  delle stelle
si vantino di pubblici onori e titoli superbi
mentre io, cui fortuna simili trionfi nega,
gioisco in disparte di ciò che più onoro

tu sei tutta la mia arte, e innalzi
in alto sapere la mia rozza ignoranza,
e come può mancare alla mia Musa l’invenzione
finché tu respiri poeta, tu che versi nelle mie rime
te stesso, dolce argomento, troppo eccellente
per essere ripetuto  da pagine volgari?

Oh ringrazia te stesso se qualcosa in me
scopri degno della tua attenzione;
chi è così muto da non saper scriver di te
quando tu stesso dai luce all’invenzione?

365 giorni, Libroarbitrio

“Nuda ma dipinta” Luciano Folgore

Hielo Natalia Deprina

E questo lungo desiderio di godere
è una zattera di felci,
che mi trasporta, su liquidità verdi,
in un fresco pellegrinaggio
verso una città di alberi.
Ciglia socchiuse.
Lampada verde del sole.
La mia casa sarà d’ora di giunchi
e gli uomini saranno forse
piccoli fili d’erba
con goccioline di rugiada.

365 giorni, Libroarbitrio

“Traum der Liebenden – Sogno d’amore” Marc Chagall

Chagall, Traum der Liebenden (sogno d'amore)

Or che le stelle affogano
in un mare di nebbia scintillante,
e dalla chiusa tenebra
sgorga la luna colma e allucinante,
disserra le tue magiche
porte, o città del sogno e dell’oblio

Giovanni Alfredo Cesareo

365 giorni, Libroarbitrio

un giorno come un altro – L.L.

passione

Opera pittorica di Roberto Ferri 

26 aprile

Sguardi che compaiono
da vicoli come cunicoli.
Mentre stanze segrete consumano
rimembranze di battaglie sconosciute.
E’ notte. E vorrei fosse presto giorno.
E’ giorno. E prego perché la notte accorra a proteggermi
oscurando. 

Dio. Non puoi salvare.
Nessuno. Da se stesso. Di se stesso.

Dio non risanerai mai i tuoi feriti.

I tuoi figli.
Io tua figlia.
Non puoi riparare un danno già compiuto da genitori egoisti, ex corrotti, persecutori, povertà, depressione o semplicemente squilibrio chimico.
Io.Non riesco ad annullare ferite psichiche, fasciare vecchie cicatrici, mandar via antichi lividi con un bacio. Non riesco a mandar via il dolore. Zittire le voci nella sua testa, nella mia, in quella della gente.
Non sarò mai in grado di salvare gli oppressori dall’opporsi a un mondo che hanno preso ad odiare. Troveranno sempre il modo di ricominciare da dove i prepotenti hanno lasciato perdere. Diventeranno loro i più prepotenti. Faranno diventare me il nemico. Io sono il nemico ora. E tu dove ti sei perso Dio? Non lo vedi che non ci riesco, che sola non ce la faccio? Non importa quanto sono convinta di aver fatto davvero ogni cosa in mio potere per dimostrare la mia indifferenza, e mentre agogno il tuo sconfinato sostegno per non morire, imparo che non potrò mai salvare un miserabile bastardo da se stesso.
E’ un muro di fuoco in continua espansione e nella sua scia si abbevera della mia acqua, si sta nutrendo di me, la mia energia, i colori stanno sbiadendo ad ogni sua sorsata, e alla fine ucciderà la mia anima.
Sarò nulla.
Non sarà soddisfatto finché non sarò miserabile quanto lui.
E a questo punto il disprezzo sarà un perpetuarsi dietro cancelli altrui, mosaici di celle senza serrature per la via d’uscita.
Una volta sconfinata lì sarà di fatto impossibile per me pattuire una tregua.
Non importa più l’età del tempo, né il male del tempo.
Non gli importa più nulla di nulla, se non.
Mangiarmi.
Spolparmi viva.
Tormentata.
Immobilizzata come un fermo immagine incrinato e intrappolato dentro un proiettore rotto.
Frustata dal suo vuoto spazio interiore d’occhi acidi al di là la tragedia, il mio stesso senso d’impotenza. Vicolo cieco. Aggrappare le mani attorno filo spinato, e percuoterlo percossa.
Infuriata per la colpa, per le stronzate idealizzate nelle mente.
Insistere resistendo alla lotta.
Inspira lentamente.
Voglia di tirare calci, schiacciargli la faccia, fracassargli la testa.
Espira.
Labbra gonfie. Le mie. Anche i denti mi fanno male.
Mi resta di succhiare caffeina e codeina da una cannuccia.
Si vaporizzeranno i lividi.
– Le ossessioni vanno uccise per farle sparire definitivamente – , m’ha sussurrato all’orecchio umettato dalla sua saliva.
Ora fisso fronde d’alberi. Platani. Appaiono molli. Riversi. Come salici ma senza pianto.
Intanto bisogna pregare per la resurrezione in un’anonima chiesetta.
Per la redenzione.
Un angelo tenebroso cadrà giù dal cielo per me.
Brillanti sogni compro messi in intossicazioni pericolose per la mia salute mentale boccioli selvatici bagnati d’acqua santa.
Amen.

L.L.