365 giorni, Lié Larousse, Libroarbitrio

.l’ultima volta. poesia estratta da .Lié. – di Lié Larousse

lucifero-roberto-ferri - poesia lié larousse

.pioveva fino a poco fa,
ora anche il vento s’è calmato
soffia appena sulla sabbia
respira sulle case
e questa domenica
a starla a guardare da qui
ricorda
quando da bambino
t’affacciavi dal balcone e
guardavi giù
la strada
senza un’anima in giro
solo tu, e solo
musica di campane poco vicine
che non ispirano nessuna pace
né religione,
il solito ubriaco
a voce grossa e con gli occhi annacquati
impreca e smanaccia
attende
altra pioggia
perché c’è sempre
un momento di altra pioggia di domenica
come ci sono sempre
ragazzini coi palloni
cani, gatti e donne randagie,
sudore
a colare dalle tempie di qualche disgraziato,
di macchine quasi nessuna,
un cuore
da qualche parte batte duro
e intanto
cerchi di ricordare
dove hai perso il tuo
l’ultima volta
mentre giri l’ennesima sigaretta
sputando avanzi di tabacco
tra scoli di birra e carta straccia.

Lié Larousse
libro edito da Miraggi Edizioni
opera pittorica di #robertoferri #lucifero

365 giorni, Libroarbitrio

c’era una volta una donna che infilò la testa nel forno – Charles Bukowski

Elvgren

la paura diventa alla fine quasi
tollerabile
ma mai proprio del tutto

la paura furtiva come un gatto
traversa come un gatto
quatto quatto la mia mente

sento la risata delle masse

sono forti
sopravviveranno

come gli scarafaggi

non perdere mai di vista lo scarafaggio

non lo vedrai più.

le masse sono dovunque
ci sanno fare:
nutrono rabbie sensate e mortali
per cose
sensate e mortali.

vorrei guidare una Buick blu del ’52
o una Buick blu scura del ’42
o una Buick blu del ’32
e finire in mare
da un dirupo dell’inferno

365 giorni, Libroarbitrio, Pubblicazioni

“Uno” Lié Larousse & Premio Letterario Nazionale Bukowski

Premiazione Bukowski 2015  - Uno -

Cammino a passo svelto, vestito in borghese, stretto nelle spalle con il volto ritto sulla strada e le mani al sicuro nelle tasche dei jeans. Scosto il corpo di traverso avendo cura di non farmi toccare dai passanti che affollano la piazza alle prime ore della sera. Destra, seduta al bar la donna con il vestito celeste a fiori lascia il tavolino tondo scostando goffa la sedia incurante della presenza del cameriere col vassoio in precario equilibrio dietro le sue spalle facendolo ruzzolare a terra. Sinistra, la mano furba di un bambino trafuga svelta da vasi blu due traboccanti sbiadite arance accatastate in un’acerba piramide che crolla l’attimo dopo esser stata derubata del suo equilibrio. Davanti ai miei occhi le porte della chiesa di Santa Maria in Trastevere s’aprono maestose a far entrare la bara di un cristiano seguito da una manciata di parenti, cuscini di rose, gigli e condensa che sale dal nero sampietrino arso dal petrolio infiammato dal mangiafuoco teatrante. Le campane invitano i commensali d’ostia alla solenne messa. L’orologio sottostante il campanile picchetta le 18:00. Tutto è così come deve essere. Ogni atto combacia così come l’ho già osservato nella mia visione, e la prima goccia di pioggia acida cade sul mio labbro, e subito le nuvole rovesciano l’acquazzone sopra la mia testa mettendo in fuga le mamme con i passeggini che mi sfrecciano di fianco che quasi scivolo.
– Perfetto, bisbiglio. Freme sotto il mio naso il puzzo di panni stesi e d’umida carne di pesce espandendosi nello stretto vicolo che ho appena imboccato. Inspiro profondamente e il primo dei brividi mi percuote. Svolto l’angolo. Venditori ambulanti in balia del mal tempo coprono le loro chincaglierie con lenzuoli bianchi tristi in volto. Il papà con la camicia a quadri s’affretta a far rientrare la piccola figlia in casa, snoda un braccio di corda dal ramo dell’albero che sosteneva insù il sellino abbandonandolo al suo dondolio floscio e obliquo. L’odore dolciastro della corda bagnata insinua le mie narici e il secondo brivido mi contorce il petto. I due soldati in un via vai sul posto parlottano se rientrare o meno al coperto, loro di fronte, il pittore col cappello viola e il papillon turchese è seduto a dipingere su fogli rettangolari mentre la pioggia ne bagna gli angoli, incurante delle bizzarrie del tempo nel mese di luglio. La scalinata è alle sue spalle. Alzo di poco lo sguardo, leggo la scritta Trastevere Noir Festival sventolare su di un nastro di raso. Avanzo lento verso di lui. L’assenza di persone in coda sugli scalini e lungo le vie che sfociano nella piazza allargano lo spazio circostante, il nero dei sampietrini s’addensa, le fessure che ne delineano il perimetro si dilatano, acqua e terra si plasmano in una pellicola vischiosa e molle. Inspiro profondamente l’odore crudo delle pietre fradice. Tutto attorno m’appare oscura piuma di corvo, la mia vista è nera. Il brivido ora è un impulso costante d’elettricità. Tiro fuori una mano dalla tasca, afferro la ringhiera della scalinata per sorreggermi. Tiro fuori l’altra e con uno schiaffo mi premo l’indice e il medio contro la tempia. Il tormento mi soffoca, penetra nelle narici, scivola nella trachea, affoga nei polmoni. Chiudo gli occhi camminando nella mia visione. Inspiro profondamente odore di ruggine e ferro e bianco. Finalmente quel bianco e le luci dei lampioni in contrasto con il crepuscolo della sera illuminano i volti delle persone che ovunque parlano, sorridono, scendono dalla scalinata, in gruppi di cinque e di tre. Alcuni sono già amici, altri lo sono appena diventati. Solo lei è Uno. Solo lei è sola e già ai piedi della scalinata. E’ di spalle, la osservo. Eccola, la visione con la quale mi sono svegliato, che inseguo da tutto il giorno, che esamino e rileggo e incontro nella mia mente e di nuovo ora. Mi vedo sussurrarle – Oggi tu sei il mio Uno.

Questo è solo l’incipit del mio racconto “Uno”, pubblicato nell’Antologia Bukowski Inediti di ordinaria follia, e se il vostro desiderio è quello di continuare nella sua lettura allora potete farlo acquistandolo cartaceo o anche nella versione e-book al sito:
http://www.amazon.it/gp/product/8863966559/ref=as_li_ss_sm_it_fb_asin_tl?ie=UTF8&camp=3710&creative=25222&creativeASIN=8863966559&linkCode=shr&tag=aqualcpiaceci-21&qid=1435580647&sr=8-2&keywords=inediti+di+ordinaria+follia

Ringrazio col mio sorriso più sorrisevole e con tanto di cuore ora qui nella mia mano, in ordine non alfabetico, lo scrittore Gianluca Pavia per i consigli, le aggiunte, le correzioni, e l’infinitesimale pazienza con le colorate ansie scritturali della sottoscritta me Lié battezzata nelle acque marine toscane col sassodelfino e le conchiglie colore dei miei capelli; gli insegnanti- editor- Prof- e tanto altro ancora Enrico Valenzi e Paolo Restuccia che fin da quel fatidico dì che mi sono presentata alla loro Scuola di Scrittura Omero col mio Circo e le bestie feroci mi hanno tenuta con loro aiutandomi a gestire zanne e zampe tra la mancanza di senso, virgole e punti, e che sono pure nel racconto, Enrico e Paolo intendo, non il senso le virgole e i punti, e a tal proposito ci tengo ad enunciarvi che  “Uno” è nostro figlio! Ma voi lo sapevate già, perché concepito e nato durante il Festival del Noir nella pausa dei quindici minuti d’estro…; gli scrittori FedericaFioreFiorenza, Deepetta, Debby, Antonio ed Andy che fanno i vaghi in classe quando parlo e non si capisce nulla di ciò che dico ma loro mi sorridono comprensivi ed io sono tanto felice!

Grazie ai folli Bukowskiani e alla Giovane Holden Edizioni, soprattutto all’organizzatore Marco Pelagi,  al direttore editoriale Miranda Biondi e alla traduttrice letteraria ufficiale di Bukowski Simona Viciani Campani

E 24.372MILA GRAZIEEEE
A TUTTI VOI FOLLOWERS CHE SOSTENETE ME E QUESTO BLOG SQUINTERNATO
E AGLI OCCASIONALI CHE BUTTANO UN OCCHIO E STANNO UN POCO CON ME
E PURE A QUELLI CHE DANNO SOLO LE SBIRCIATINE

VOSTRA LIE’ 

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lielarousse@yahoo.it
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365 giorni, Libroarbitrio

” Attraversa l’anima” Charles Bukowski

Lulù

Attraversa l’anima
come una lama
e ne sonda i paesaggi
ora mesti, ora bui
dove corvi neri come pece
gracchiano così forte
da grattarti le pareti del cuore.

Percorre deliziosi giardini
decorati da candide margherite
a scaldarti da un tiepido sole primaverile.
Ma quando la sua linfa
giunta all’apice scoppia
il foglio si macchia.

Unico tampone per tale ferita.

365 giorni, Libroarbitrio

“Storie di ordinaria follia – Erezioni Eiaculazioni Esibizioni” Charles Bukowski

Angelo del vino Elisabetta Rogai

“STA ZITTA! Mahler, Beethoven, STRAVINSKY! ti fanno fare gli straordinari e non te li pagano. ti prendono a zampate nel culo, e se t’azzardi a dire ‘na parola, quello telefona all’ispettorato per la libertà vigilata: ‘spiacente, Jensen, ma glielo devo dire, il suo uomo ha rubato 25 dollari dalla cassa. e sì che l’avevamo preso a ben volere, qui.”
“ma insomma, che razza di giustizia vorresti, tu? non ti capisco, Duke. sbraiti, sbraiti, t’incazzi. ti sbronzi e vieni a dirmi che Dillinger è il più grand’uomo ch’è mai esistito. ti siedi là su quella sedia a dondolo, ubriaco fradicio, e ti scaldi per Dillinger. io pure sono un essere umano. sta’ a sentire…”
“al diavolo Dillinger! è morto. la giustizia? non c’è nessuna giustizia in America. c’è soltanto una giustizia. domandalo ai Kennedy, domandalo ai morti, a chi ti pare a te!”
Duke balzò su dalla poltrona a dondolo, andò nello sgabuzzino e, da sotto uno scatolone d’addobbi natalizi, tirò fuori una calibro 9.
“questa qui! questa è l’unica giustizia, in America. questa è l’unica cosa che capiscono tutti.”
gesticolava con la pistola in pugno.
Lala stava giocando con l’astronauta. il paracadute non s’apriva bene, ma certo: un’altra fregatura. un altro bidone. come la penna a sfera e tutto il resto. come Cristo che urla e che chiama Papà ma la linea è interrotta.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dalle braccia di un amore” Charles Bukowski

Bukowski drunk

Dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro
m’ha salvato dal morire sulla croce
lei che fuma marijuana
e scrive canzoni e storie,
ed è molto più gentile dell’ultima,
molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore…

non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona
come ogni amore
che alla fine
non funziona…

è molto più piacevole far l’amore
lei che fuma marijuana
davanti alla spiaggia di Del Mar
nella camera 42, e dopo
stare a letto, seduti,
e bere del buon vino, chiacchierare e toccarsi
fumare
ascoltare il rumore delle onde…

365 giorni, Libroarbitrio

“una vetrata” Charles Bukowski

manara

i cani e gli angeli non sono
molto diversi.
vado spesso in questo posto
a mangiare
alle 2 e 30 circa del pomeriggio
perché tutti quelli che mangiano
lì sono particolarmente tonti
contenti semplicemente di essere vivi e
mangiano fagioli
accanto a una vetrata
che trattiene il calore
e tiene lontane le macchine e
i marciapiedi.

ci danno gratis tutto il
caffè che riusciamo a bere
e ce ne stiamo seduti e beviamo in silenzio
il caffè nero è forte.

è bello stare seduti in un posto
nel mondo alle 2 e 30 del pomeriggio
senza che ti strappino la carne
dalle ossa, anche
se siamo tonti, lo sappiamo.

nessuno ci dà fastidio
non diamo fastidio a nessuno.

gli angeli e i cani non sono
molto diversi
alle 2 e 30 del pomeriggio.

ho il mio tavolo preferito
e quando ho finito
raccolgo i piatti, i piattini,
la tazza, le posate
ordinatamente –
il pegno che pago alla mia buona sorte –
e quel sole
fa un buon lavoro
dappertutto
qui
nel
buio.

365 giorni, Libroarbitrio

Che te ne fai d’un titolo? Charles Bukowski

Bukowski poesia

Non ce la fanno i belli muoiono tra le fiamme:
sonniferi, veleno per i topi, corda, qualunque cosa.
Si strappano le braccia,
si buttano dalla finestra,
si cavano gli occhi dalle orbite,
respingono l’amore
respingono l’odio
respingono, respingono.
Non ce la fanno i belli non resistono,
sono le farfalle,
sono le colombe,
sono i passeri, non ce la fanno.
Una lunga fiammata mentre i vecchi giocano a dama nel parco.
Una fiammata,
una bella fiammata mentre i vecchi giocano a dama nel parco, al sole.
I belli si trovano all’angolo di una stanza
accartocciati tra ragni e siringhe,
nel silenzio,
e non sapremo mai perché se ne sono andati,
erano tanto belli.
Non ce la fanno i belli muoiono giovani e lasciano i brutti alla loro brutta vita.
Amabili e vivaci: vita e suicidio e morte mentre i vecchi giocano a dama sotto il sole nel parco.

365 giorni, Libroarbitrio

Charles Bukowski per Carl Weissner “Il Brocco” tratto da conversazioni su di un’alata creatura

Bukowski

lei non fa per te, amico,
non è il tuo tipo
l’hanno annientata
l’hanno consumata
ha preso tutte le abitudini
sbagliate,
mi disse
tra una corsa e l’altra.

scommetterò sul cavallo
numero 4, gli dissi
be’, solo che mi
piacerebbe farle
risalire la corrente
puoi pure dire, salvarla.

non puoi salvarla, disse,
hai 55 anni, non hai il modo di fare.
scommetterò sul cavallo numero 6.
non sarai tu a
salvarla.

chi può salvarla? chiesi.
non credo che il 6 abbia delle
possibilità, mi piace il 4.

quella ha bisogno di qualcuno che la sbatta
al muro, disse,
che la prenda a calci in culo, le piacerebbe
un mondo. se ne starebbe a casa a
lavare i piatti.
il 6 ha delle buone
possibilità di vincere.

non sono bravo a picchiare le donne,
dissi.

scordatela allora, mi disse.

è dura, dissi.

si alzò e scommise sul 6
e io mi alzai e scommisi sul 4.
vinse il 5
per 3 lunghezze
dato 15 a 1.

ha i capelli rossi
come i fulmini del cielo,
dissi.

scordatela, mi disse.

stracciammo le ricevute
e fissammo il laghetto
al centro della pista.

sarebbe stato
un lungo pomeriggio
per tutti e due.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Brave e buone ragazze vestite di percalle” Charles Bukowski

Roma 5 aprile 2014

Garden-Path-R-S-Johnson

non ho conosciuto altro che puttane, ex-prostitute,
e pazze. vedo uomini con donne riservate,
e dolci – li vedo nei supermercati,
li vedo camminare insieme per strada,
li vedo a casa: gente in
pace, che vive insieme. so che la loro
pace è solo limitata, ma stanno in
pace, spesso ore e giorni di pace.

non ho conosciuto altro che impasticcate, alcolizzate,
puttane, ex-prostitute, e pazze.

quando una se ne va
ne arriva un’altra
peggiore di quella prima.

vedo tanti uomini con buone e brave ragazze
vestite di percalle
ragazze che non hanno la faccia del ghiottone
o di altri predatori.

“mai portare qui una puttana,” dico ai miei
pochi amici, ” me ne innamorerei.”

” non la reggeresti una donna perbene, Bukowski.”

ho bisogno di una donna perbene, ho bisogno di una donna
perbene
più che di questa macchina da scrivere, più
che della mia automobile, più di quanto abbia bisogno
di Mozart; ho così tanto bisogno di una donna perbene che
la sento nell’aria, la sento con la
punta delle dita, vedo marciapiedi costruiti
solo perché vi si posino i suoi piedi,
vedo cuscini per la sua testa,
sento la mia risata imminente,
la vedo che accarezza un gatto,
la vedo che dorme,
vedo le sue pantofole sul pavimento.
so che esiste
ma in quale angolo del mondo si trova
se sono le puttane che continuano a scovarmi?

Sentiremo il sapore delle isole
e del mare

so che una certa notte
in qualche camera da letto
presto
passerò
le dita
tra
capelli
soffici e puliti

canzoni che nessuna radio
trasmette

tutta la tristezza si scioglierà
in un sorriso.

 

A domani
Lié Larousse