365 giorni, Libroarbitrio

Charles Dickens: pubblicazioni a puntate

Roma 2 luglio 2013

Charles Dickens nacque a Portsmouth, in Gran Bretagna, nel 1812.

Le disagiate condizioni economiche della famiglia lo costringono al lavoro in una fabbrica già da bambino: lì ebbe modo di conoscere le condizioni di miseria e di sfruttamento di tanti coetanei inglesi all’epoca della rivoluzione industriale.

Più tardi, dopo brevi studi, lavorò come impiegato presso un avvocato, collaborando nel frattempo a un giornale umoristico.

A ventiquattro anni gli arrise improvvisamente il successo come scrittore: le avventure umoristiche  dei personaggi de Il circolo Pickwick, pubblicate a puntate su una rivista, ebbero un seguito straordinario: basti pensare che la rivista passò da una tiratura di 400 copie a una di 40.000!

Da allora Dickens scrisse inesauribilmente, alternando testi narrativi umoristici a racconti polizieschi a racconti di fantasia, non secondari nella sua produzione, a romanzi di “realismo sociale”, nei quali denunciò le terribili condizioni di vita degli operai inglesi dell’Ottocento.

Dickens ebbe successo presso il grande pubblico perché sapeva trattare temi in cui il lettore comune si riconosceva, con personaggi identificabili nella vita quotidiana: il padrone di casa, il capoufficio, l’operaio, l’ubriacone che chiede l’elemosina agli angoli delle strade.

I critici letterari, invece, non gli furono sempre favorevoli, accusandolo di eccessivo moralismo, frettolosità nello scrivere e schematismo nel dividere i personaggi in buoni e cattivi.

Prima di morire ci lasciò in eredità molte importanti opere: Racconti di Natale, Il circolo Pickwick, Le avventure di Oliver Twist, David Copperfield, Grandi speranze, Nicholas Nickleby, La piccola Dorritt, Il nostro comune amico, Impressioni d’Italia. 

Dickens morì nel 1870.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Il Meo Patacca

Roma 21 aprile 2013

Il Meo Patacca è il poema più singolare e fortemente significativo del movimento  culturale dialettico letterario di fine Seicento. Scritto da Giuseppe Berneri legato allo scrivere di curia romana, il suo personaggio Meo Patacca è verosimilmente un classico capopopolo romanesco circondato dai suoi sgherri, prepotente, smargiasso, ma insieme protettore delle donne e dei deboli, buono negli schemi ideologici aristocratici, ma violento e servile in quello popolano.

Egli decide, coinvolto positivamente dalle notizie provenienti da Vienna assediata dai Turchi, di partire nel 1683 con cinquecento suoi seguaci in soccorso dei cristiani contro la volontà di Nucia, la sua donna.

L’annuncio della liberazione della città risolve tutti i problemi che questa spedizione aveva posto cosicché le risorse economiche e le energie vengono spese in spettacolose e crudeli feste popolari sino a una delle solite cacce all’ebreo e a un violento assalto al ghetto  che non finisce in una strage solo grazie all’intervento, tardo, ma comunque tempestivo, del ” buon” Meo.

Il linguaggio romanesco nel racconto in ottave viene privato delle sue punte e italianizzato oltre i momenti seri o solenni nei quali i protagonisti, lo stesso Meo e più spesso la sua donna, parlano in un toscano leggermente parodistico.

Il dialetto non serve per conoscere il mondo popolare, ma per ridurlo a un aspetto pittoresco e nel posto subordinato e definito che occupa nella società: ciò viene sottolineato con il rapporto tra Meo Patacca e i nobili che finanziano il progetto di spedizione e che assistono alla rassegna e ai giochi. Meo si comporta , pur nella sua dimensione minore e comica , come un nobile con lo spirito e il senso dell’onore feudale: secondo una produzione che diviene addirittura rigida nel suo ripetersi tanto che una gran parte delle vicende incentra sulla bravura dignitosa con la quale il protagonista ottiene che i vari personaggi, da Marco Pepe, suo antagonista, a Titta Scarpellino, gli chiedano scusa e si facciano perdonare.

A domani

LL