365 giorni, Libroarbitrio

“Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d’amore e di letteratura” Federico de Roberto & Ernesta Valle

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Milano 1888

Oggi voglio venirti a tergo,
stringerti con le mani la nuda vita,
la vita mia;
risalire, risalire ai grappoli elastici,
e poi possederti,
e farti morire una volta,
due volte, tre volte,
e poi ancora, ancora, e darti
fino all’ultima stilla
la midolla delle mie ossa.
Voglio i tuoi piedi nudi sulla mia faccia.
Voglio la tua carne nuda contro la mia carne.
Sai come le apro
e come le leggo queste tue lettere?
Con la carne irrigidita ed infocata
come nell’attesa
di penetrare nella tua carne umida e pulsante.

365 giorni, Libroarbitrio

“Amorino” Isabella Santacroce

Piuma - Natalia Deprina

Dal diario di Annetta Stevenson
Minster Lovell, 14 novembre 1911, ore 19,09 

L’amore, allargata solitudine.
Se solo, ancora lo ripeto per sempre.
Se solo, d’improvviso come un lampo, io gioia divenissi, allora, non più il terrore parlerebbe: ammutolito.
In questi giorni d’abbagliante dolore, accecata dalle grida cammino sbandando, incontro all’amore che invento, tra apparizioni di cuori.
Perché il dolore se di strazio le sue membra riveste, allora, affinché non uccida chi tremando lo stringe, in lontananza compare l’amore, e ha braccia che chiamano, dicono vieni da me, raggiungimi attraversando una bufera di sangue, perché io sono qui, per tenerti.
E tu, seppure già quasi morto, allora lo guardi, e riprendi a rivivere, per riuscire a sfiorarlo.
Già senti il calore sciogliere il freddo, guarirti, e attraversi quella bufera di sangue, che a ogni passo si trasforma, in apparizioni di cuori.
E io so che è terrore la vita, anche senza dolore è terrore. La vita è terrore, non altro, è terrore. La vita è terrore, anche quella innocente, pulita, di luce, è terrore. La vita è terrore.
E io so che non esiste nessuna salvezza, nessuno si salva, neppure i giusti, i virtuosi, gli impeccabili, gli incolpevoli, e neppure Dio, Gesù Cristo, i santi, le vergini e i martiri, perché è terrore la vita, non altro, è terrore che guarda, impassibile.
E allora non è vero, che se d’improvviso come un lampo, io gioia divenissi, non più il terrore parlerebbe: ammutolito. Non è vero, parlerebbe come sempre, nel silenzio, guardandomi impassibile.
Se solo io non sapessi, non gli occhi, non questa sensibilità, non queste ossa. Se solo io non capissi, nessun lirismo, non questa poesia che mi squarcia. Se solo, non questo terrore, la vita.
Alexander, tu sei l’amore che invento in questi giorni d’abbagliante dolore, e nel terrore verso di te cammino sbandando, in un’allargata solitudine.
Alexander, le tue braccia mi stanno parlando, al termine di una bufera di sangue.

365 giorni, Libroarbitrio

“Tagebuch einer heimlichen Symmetrie” Lettere di Jung a Sabina

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“Mi rendo conto che mi preme di Lei molto di più di quanto pensassi. Solo che io sono terribilmente diffidente e credo sempre che gli altri  esseri umani  vogliano sfruttarmi e tiranneggiarmi. La fiducia nella naturale bontà degli esseri umani che io predico tanto, riesco ad averla con grande fatica. Ma, per carità, tutto questo per Lei  non vale. Tuttavia, per mia disgrazia, non posso fare a meno nella vita della felicità dell’amore, dell’amore impetuoso. Io cerco la persona che sia capace d’amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissanguarlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente  da vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo di vista di uno scopo. Un amore la cui vera e intima condizione di vita è la propria libertà d’essere. Ma un uomo come me dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero.
E’ incatenato e spinto dal suo demone.”