365 giorni, Libroarbitrio

“Baudelaire” Luca Donatiello

Michele Benevento - So long

Michele Benevento “So long”

C’è sempre qualcuno che
ti spiega le cose
lo fanno gli uccelli
e le leonesse
i meteorologi
e le madri
degli operai e dei dottori.
C’è sempre qualcuno
che spezza la schiena
al pavone che abita le dita dei piedi
e si limita a spiegare
che effetto farebbe sentirlo cantare.
C’è sempre qualcuno
che in silenzio
si spegne sotto un bicchiere
senza aver avuto mai
percezione di qualcosa.
Però
c’è sempre qualcuno
che all’angolo della strada
rimane ore a fissare
un braccio di Baudelaire
incastrato
fra le ruote di un taxi
e solo per questo
e per qualcos’altro
che adesso
non mi viene in mente
il mondo
ha deciso da un pezzo
di continuare a girare
senza lasciarsi andare
in un pianto.

 

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia per Mallarmé musicata da Claude Debussy

Roma 12 luglio 2013

La tensione principale della poetica di Mallarmé, naturale sviluppo del processo iniziato da Baudelaire, fu la volontà di realizzare una poesia pura, capace di esprimere l’assoluto e l’inesprimibile, concetti nascosti nell’intimo delle cose e della realtà.

Spogliata di ogni ambiguità descrittiva e sentimentale, la poesia per Mallarmé si realizza in uno spazio astratto e allusivo, dove simboli ed emblemi vivono illuminati da una luce intellettuale.

In questa prospettiva, anche la parola, colta nella sua rarefatta preziosità, presenta una trama di suggestioni misteriose e musicali e campeggia magicamente in un contesto di rottura  della sintassi e della grafica tradizionale.

L’opera poetica di Mallarmé comprende i due famosi poemetti Erodiade e Pomeriggio di un fauno, la raccolta Poesie, in prosa scrisse Divagazioni.

Pomeriggio di un fauno fu musicato da Claude Debussy tra il 1882 e il 1884.

Di tale componimento Mallarmé, dopo averlo ascoltato in casa dello stesso Debussy, disse:

” Non mi aspettavo una cosa simile! Questa musica prolunga l’emozione del mio poema e ne descrive lo scenario più appassionatamente del colore”.

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia nel XIX secolo (parte prima)

Roma 9 giugno 2013

Come stiamo studiando in questi giorni, l’Ottocento europeo fu un secolo molto complesso e articolato nei suoi aspetti politici, sociali e culturali. L’ottimistica fede illuministica di migliorare il mondo, dopo il fallimento della Rivoluzione francese e la reazione restauratrice delle monarchie europee, cedette il posto alla delusione e allo scoraggiamento.

L’individuo si contrappose alla società, che sentiva nemica, e si rifugiò in un mondo intimo e privato.

Il Romanticismo fu il vasto movimento di idee che nella prima metà dell’Ottocento interpretò queste inquietudini.

Sorto in Germania per esaltare l’anima nazionale tedesca contro il predominio della cultura francese illuministica e classicheggiante, si diffuse con aspetti diversi in tutta l’Europa. Suoi caratteri fondamentali furono il culto del sentimento e delle passioni contro il razionalismo, la religiosità concreta contro l’ateismo, la ricerca delle tradizioni dei singoli popoli contro il cosmopolitismo.

La poesia romantica fu il campo privilegiato del sentimento spontaneo, del mistero, dell’irrequietezza. Sintomatiche di un  disagio e di una ricerca di nuovi valori, le vite dei poeti furono in genere travagliate, disordinate e ribelli, segnate dalla tisi e dall’alcolismo, dall’isolamento e dalla precarietà economica, provocatorie nei confronti del conformismo e dell’ipocrisia borghese.

Abbiamo già studiato la corrente romantica per l’Italia, andiamo a vedere come si impose sul resto del mondo:

In Francia la poesia romantica conobbe una straordinaria fioritura ed ebbe significative risonanze sul piano mondiale. i romantici rivendicarono il ruolo centrale della soggettività e del biografismo, la ricerca dell’intimità dell’anima, il bisogno di sincerità e il senso profondo della natura. A tale concezione si contrappose il movimento del Parnaso, con il suo modello di poesia come arte pura, libera da ogni virtù pratica  e morale, quale visione spirituale e facoltà di scoprire e contemplare le idee. La rivoluzione più grande fu però compiuta dal Simbolismo di Baudelaire, che inaugurò la poesia come espressione del vissuto e traduzione cifrata sussurrata, da Rimbaud con l’affermazione del ruolo veggente del poeta e da Mallarmé con la ricerca dell’assoluto poetico.

A domani

LL