365 giorni, Libroarbitrio

Illuminate certezze o illimitate incertezze? – Loris Giorgi

Paul Wong You

Condividere
a modo mio,
la mia vita assieme a te
mi dà la forza
ogni singolo giorno
di lottare contro i demoni.

Devastanti le emozioni
sono rigorosamente in fila
in attesa che tu le senta!

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365 giorni, Libroarbitrio

Inquieto – Lindze

fotografia set prossima uscita E.G.

Come una chiocciola
che la notte
bruca l’umida verdura
e il giorno chiusa
nel suo guscio
sogna il vasto oceano.

Come le megattere
che del mare
cantano il mistero,
gli oscuri abissi
e tramandano
le antiche storie
di quando
piene di dolore
lasciarono la terra.

Come le meduse
che viaggiano lontano
arrese alle correnti
e nulla sognano poiché
esse stesse sono
il sogno incorporeo
di mari dormienti.

Come un cane
alla catena
che ulula alla luna
e ricorda quando
correva libero
per le foreste
e il sapore della preda
e del suo caldo sangue.

Come una sequoia
millenaria che guarda
gli uomini come
fossero formiche
e rimpiange
un passato antico
in cui essi le cantavano
la sua grandezza e
la sua gloria.

Come il primo
respiro di un neonato
che non capisce
cosa sia il dolore
e rabbioso urla
il tempo in cui
era perso nel suo
sogno amniotico.

Come il repentino
raggrumarsi delle nubi,
e i lampi come graffi
improvvisi della tela
e quella maledetta
attesa
in sospensione
e poi finalmente
il nubifragio.

Come un uomo solo
in una stanza
mal illuminata,
gli artigli fra i capelli
che tenta di arginare
un  vuoto
che non ha provenienza.
E prega che la notte
cali il suo mantello oscuro,
la sua unica amica
e gli doni, infine,
l’agognato oblio.

Lindze

365 giorni, Libroarbitrio

“Lettera al Mondo” Emily Dickinson

Arthur Rackham Passions

Scrivo perché l’attesa si consumi –
soltanto la mia cuffia da allacciare
e chiudere la porta della casa –
Altro non ho da fare –

finché il suo passo s’avvicini e insieme
noi due cammineremo verso il Giorno
dicendoci le cose che cantammo
per tenere le Tenebre lontano

365 giorni, Libroarbitrio

“Speranza d’innamorato” Maffio Venier

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Ragazza mia, visetto bello e inzuccherato,
poiché ho saputo che verrete stasera,
son diventato bello e ho cambiato cera
tanto che sembro proprio una pesca sbucciata.

Sia lodato Amore, poiché il mio mezzanino,
il mio cortile, il mio orto, e il letto
potranno dire davvero:
“So che il nostro padrone è fortunato”.

Venite presto, caro il mio conforto,
e se troverete una scusa per non venire
domani sentirete dire:
“L’amico è morto”.

Il desiderio che ho di voi è tanto,
che se non veniste mi fareste un gran torto:
mi fareste restare col cuore infranto;
son tutto miele
da quando ho saputo di nuovo che voi, ragazza mia,
vi degnate di venire a casa mia.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Rime spirituali” di Vittoria Colonna

Roma 4 marzo 2014

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Poi che ‘l mio casto amor gran tempo tenne
l’alma di fama accesa, ed ella un angue
in sen nudrio, per cui dolente or langue
volta al Signor, onde il rimedio venne,
i santi chiodi omai sieno mie penne,
e puro inchiostro il prezioso sangue,
vergata carta il sacro corpo exangue,
sì ch’io scriva per me quel ch’Ei sostenne.
Chiamar qui non convien Parnaso o Delo,
ch’ad altra acqua s’aspira, ad altro monte
si poggia, u’piede uman per sé non sale;
quel Sol ch’alluma gli elementi e ‘l Cielo
prego, ch’aprendo il Suo lucido fonte
mi porga umor a la gran sete equale.

Quando vedrò  di questa mortal luce
l’occaso, e di quell’altra eterna l’orto,
sarà pur giunta al desiato porto
l’alma, cui speme ora fra via conduce,
e scorgerò quel raggio, che traluce
sin dal ciel nel mio cor, del cui conforto
vivo, con occhio più di questo accorto
com’arde, come pasce e come luce.
Soave fia il morir per vivere sempre,
e chiuder gli occhi per aprirgli ognora
in quel si chiaro e lucido soggiorno!
Dolce il cangiar di queste varie tempre
col fermo stato! Oh quando fia l’aurora
di così chiaro aventuroso giorno?

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Attila Jozsef : passione dolente d’immagini umane

Roma 5 dicembre 2013

Attila Jozsef

Attesa

Ti aspetto sempre. L’erba è rugiadosa.

Anche gli alberi grandi

dalle fiere chiome aspettano. Io sono

rigido ma a volte vacillante. E’ buia

la notte per chi è solo.

Se tu venissi, si farebbe liscio

il prato: e il silenzio, gran silenzio.

Ma sentiremmo una musica notturna

misteriosa; sulle nostre labbra

i cuori canterebbero e lentamente

ci uniremmo, offerti al rosso ardore

di un altare profumato,

nell’infinito.

Poeta ungherese Attila Jozsef  nacque a Budapest nel 1905 da una famiglia molto povera.

Condusse una vita dura segnata dall’indigenza.

Di indole ribelle, deluso politicamente, disperato per un amore non corrisposto, gravemente malato, si diede la morte nel 1937 gettandosi sotto un treno.

La lirica di Jozsef a tratti simbolica a tratti profondamente mistica, vuole essere testimonianza di un’amara realtà sociale.

Per questo il poeta si interroga sulle condizioni di vita degli sfruttati e anela alla libertà e alla giustizia.

L’impegno sociale della poesia di Jozsef non è annunciato in modo enfatico e declamatorio, ma espresso con una realistica sequenza di dolenti immagini umane.

Il mendicante di bellezza, Non io grido, Fa molto male, sono le tre opere poetiche di maggior interesse di questo appassionato poeta che scrisse sempre, ogni giorno della sua breve vita.

” Compio trentadue anni:

questa poesia è una sorpresa

un gingillo,

un regalo che offro

nell’angolo di un caffè

a me stesso.”

 

A domani

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Viaggio d’inverno : Aleksandr Puskin

Roma 28 luglio 2013

Nella nebbia a onde

la luna si fa strada,

e una triste luce diffonde

sulla triste radura.

Sulla noiosa via invernale

baldanzosa va la troika,

la campanella tintinna

monotona e affannosa.

Nel canto del postiglione

c’è qualcosa di famigliare:

ora allegria che avvampa,

ora dolore del cuore…

Non si vede nero di capanna,

non si vede fuoco, solo vuoto  e neve…

solo i pali delle verste

vengono incontro a me…

Noia, tristezza…ma domani, Nina,

domani sarò da te,

non smetterò più di guardarti,

vicino al camino dimenticherò tutto.

Poi la lancetta delle ore

concluderà il suo giro,

e allontanati gli importuni

la mezzanotte ci unirà.

Mesta e gioiosa, Nina, è la via,

il postiglione si  è addormentato,

la campanella è una nenia,

il volto della luna s’è annebbiato.

Aleksandr Puskin

Nuovamente, sotto un cipresso avido di calore, scrivo di lui, Aleksandr Puskin, poeta, drammaturgo e romanziere, perché egli amò senza remore, e dai suoi versi possiamo assaporare tanto amore.

Amore per la vita,

amore per la letteratura,

per il futuro incerto,

per l’incerta attesa

del viaggiatore e del suo ritorno.

Amore per l’amore.

Lié Larousse

A domani

LL