365 giorni, Libroarbitrio

Bertoldo e Bertoldino

Roma 29 marzo 2013

La vicenda  de Le sottilissime astuzie di Bertoldo è ambientata alla corte di Verona, durante il regno dei Longobardi. Qui giunge il villano Bertoldo, “uomo difforme e di bruttissimo aspetto”, che grazie alla sua innata astuzia comincia a farsi ben volere dal re Alboino. Le proverbiali battute tra il sovrano e il contadino, inframmezzate da numerosi episodi comici, scandiscono il confronto tra due realtà tanto lontane: il mondo contadino, carico di saggezza pratica e arguta, e il mondo di corte, ambiguo e ipocrita. La fine del bifolco, ormai diventato consigliere del re, rappresenta l’irrimediabile separazione di queste due realtà inconciliabili. Costretto a una vita di lussi, Bertoldo muorein modo emblematico, “con aspri duoli per non poter mangiare rape e fagiuoli”.

Al Bertoldo segue, nel 1608, Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino. Nel Bertoldino, alla saggezza paterna succede la semplicità ingenua del figlio, che riuscirà in ogni modo a farsi amare dal re  come buffone di corte. La buffoneria diventa matrice comune di saggezza e follia.

Le due opere scritte da Giulio Cesare Croce hanno un linguaggio che mescola l’emiliano colto con quello volgare, pertanto, si presentano ad una lettura che sconfina, in chiave comico-fisiologica, nel terreno della ” belle matière fecale”, come sostiene Rabelais, maestro indiscusso del riso liberatorio.

A domani

LL