365 giorni, Libroarbitrio

Schopenhauer: l’uomo nuovo al centro del mondo

Roma 28 giugno 2013

Pochi filosofi hanno goduto in vita un successo minore di Arthur Schopenhauer. Il suo capolavoro, Il Mondo, scritto a soli trent’anni, incontrò un tale insuccesso, tanto che molte copie dovettero essere mandate al macero.

Ottenuta la libera docenza a Berlino nel 1820 (occasione di un celebre diverbio con Hegel), tentò per ben ventiquattro semestri, sino al 1831, di tenere lezione, ma la sua voce rimase del tutto inascoltata.

Nel 1833, abbandonato l’insegnamento, si trasferì a Francoforte e qui restò fino alla morte. La fama tanto inutilmente perseguita, tuttavia, arrivò negli ultimi anni con la pubblicazione di Pererga e paralipomena, una raccolta di brillanti aforismi scritta con uno stile popolare e accattivante.

Questi grandi insuccessi ebbero la principale ragione nei pessimi rapporti di Schopenhauer con il mondo accademico: le lezioni di Fichte erano a suo dire disgustose; quelle di Schelling vacue; Hegel  meritava i peggiori insulti.

E’ evidente che se al filosofo non mancavano argomenti, neppure mancava la verve polemica. D’altra parte, e forse fu una ragione ancora più profonda del suo insuccesso, contò la novità del suo pensiero aperto, per la prima volta nella storia della filosofia occidentale, alle suggestioni della spiritualità orientale, Buddhismo e Induismo in particolare.

Di grandissima importanza il suo pensiero sulla vita dell’uomo e il suo rapporto con l’amore: per Schopenauer non esiste l’amore senza sesso, ogni innamoramento, per quanto voglia mostrarsi etereo, ha la sua radice solo nell’istinto sessuale, anzi è in tutto e per tutto soltanto un impulso sessuale determinato, specializzato in modo prossimo e rigorosamente individualizzato.

A domani

LL