365 giorni, Libroarbitrio

“La mia Bohème” Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,
il mio paltò così diventava ideale;
andavo sotto il cielo, o Musa, a te leale.
Oh amori splendidi e sognanti!
I miei unici calzoni avevano uno strappo.
– Pollicino sognante, sgranavo rime nella corsa.
Il mio albergo era all’Orsa Maggiore.
– Dolce era il fruscio delle mie stelle in cielo.
Io le ascoltavo, seduto ai bordi di qualche strada,
in quelle belle sere di settembre quando la rugiada
sulla fronte aveva lo stesso vigore del vino
e rimando in mezzo a fantastiche ombre,
tiravo, come corde di lira, gli elastici
delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

Vocali - Arthur Rimbaud

Vocali
Arthur Rimbaud
(scritto originale)

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365 giorni, Libroarbitrio

Il poeta veggente : Arthur Rimbaud

Roma 15 luglio 2013

Ed eccoci di nuovo a lui, l’amatissimo Arthur Rimbaud!

Dopo il periodo delle prime poesie, nel maggio del 1871 Arthur scrive la lettera del “veggente”, vero capolavoro della letteratura francese.

Posta quasi al centro della lettera e centro sostanziale di questa troviamo  la categorica volontà di diventare  veggente:

Il poeta diventa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; cerca egli stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che le quintessenze. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti  il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto, – e il sommo Sapiente!
– Perché giunge all’ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di ogni altro!”

Arthur Rimbaud, Illuminazioni,
cura  e versione di Gabriele Aldo Bertozzi, Newton 1994

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Arthur Rimbaud: rimando “La mia Bohème”

Roma 20 giugno 2013

La mia Bohème

– Fantasia –

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,

eppure il mio paltò diventava ideale;

Andavo sotto il cielo cielo, mia Musa, a te leale;

amorose avventure, magnifiche e sognate!

Nei miei soli calzoni un buco s’allargava.

– Sognante Pollicino, sgranavo nella corsa

rime. La mia locanda era lassù, nell’Orsa.

– Soavemente in cielo le mie stelle frusciavano.

E le ascoltavo, ai bordi di qualche strada assiso,

in quelle dolci sere di settembre, col viso

bagnato di rugiada che ha di vino il vigore;

e, rimando nel mezzo di buiori fantastici,

tiravo, come corde di una lira, gli elastici

delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

di

Arthur Rimbaud

A domani

LL

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Arthur Rimbaud “Alla Locanda Verde le cinque della sera”

Roma 19 giugno 2013

Per otto giorni avevo fatto a pezzi le scarpe

su sassosi sentieri. Infine, Charleroi!

– Alla Locanda Verde chiesi crostini e burro,

ed anche del prosciutto che fosse ancora tiepido.

Sotto il tavolo verde beatamente stesi

le gambe, contemplando il semplice disegno

della tappezzeria. – Fu incantevole quando

la serva, sguardo sveglio e seni enormi, – quella,

un bacio non le fa certamente paura! –

Mi portò, tutta allegra, i crostoni imburrati,

il prosciutto ancora caldo sopra un piatto dipinto;

Bianco e rosa, il prosciutto, al tenue aroma d’aglio, –

e mi riempì il boccale immenso di una schiuma

che un riflesso di sole indorava tardivo.

di

Arthur Rimbaud 

A  domani

LL