365 giorni, Libroarbitrio

POKER D’INCUBI E’ AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO UN DOPPIO APPUNTAMENTO CON GIANLUCA PAVIA & LIE’ LAROUSSE – 2dR –

Presso lo stand G130, Padiglione 2, Alter Ego Edizioni e Augh Edizioni fino al 22 maggio, e oggi alle 17:20 saremo ospiti con il Premio letterario Racconti nella Rete al “Superfestival” la prima vetrina dei Festival culturali ospitata all’interno della XXX edizione del Salone del libro di Torino. Saranno presenti il Presidente del Premio Demetrio Brandi ed alcuni autori vincitori del premio che parleranno della loro esperienza letteraria e dei racconti inseriti nell’antologia Racconti nella Rete edita da Nottetempo. Brandi illustrerà la nuova edizione del premio riservato a racconti brevi e soggetti per cortometraggi.
Vi ricordiamo che il termine ultimo per l’invio del materiale al Premio Racconti nella Rete 2017 è il prossimo 31 maggio
Gianluca Pavia Lié Larousse DuediRipicca
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365 giorni, Libroarbitrio

I Lunedì di LuccAutori- Isbraa e Tabush – Diana Salvadori

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Piove. Piccoli ticchettii sulla stoffa sopra la mia testa. È già mattino, lo vedo nella trasparenza della tela verde.
Non ho voglia di alzarmi, sto bene qui distesa al calduccio. Tabush, il mio giovane gatto bianco e rosso, è raggomitolato ai miei piedi, li scalda. Guardo i piccoli movimenti della stoffa mentre le gocce la spingono in basso. Penso al sole delle mie strade, mentre andavo a scuola, e ridevo con la mia amica.
Ci piacevano due ragazzi: Tadir e Monder. Loro, ci sorridevano, noi, non potevamo guardarli ma li sentivamo, vicini, curiosi. Così facevamo sempre la stessa strada, per farci trovare, farci vedere. Eravamo promesse spose, allora, ma la vita, poi, ci ha fatto arrivare fin qui, al confine.
Tabush si muove, agita la coda, per farmi capire che si sta svegliando, ma resta sui miei piedi; anche lui non vuole uscire.
Mi piaceva tanto Tadir, aveva occhi neri, lunghi, leggermente a mandorla. Un gran sorriso, mani magre e decise. Parlava poco, stava fermo con gli altri uomini a osservarmi. Sentivo che lui era diverso, lui guardava proprio me. Quella me nascosta, segreta a tutti, quella dei sogni.
Tadir sorrideva poco, ma mentre mi guardava, lo sentivo sorridere, per me. Sorrideva, come me, dei sogni.  Sì, anche Tadir sognava, di diventare un bravo calzolaio, o meccanico, di essere un giovane marito, di danzare euforico al mio fianco. E poi, tanti bambini, maschi e femmine. Forse, lui guardava in me, i miei sogni.
Tabush si allunga, si stira, mi fa leggere fusa sulla pancia, io rido, il suo pelo mi fa il solletico. Qualcuno fuori urla che sta arrivando il cibo.
L’ultima volta che ho visto Tadir, la mia amica mi ha detto: “Ti ha scritto una poesia, è sotto il sasso al ponte delle pietre, dai, corri, andiamo a prenderla”. Ero a casa, Tabush sdraiato al sole mi ha seguito, ha giocato con le pietre mentre io leggevo: “Mia cara Isbraa, il suono del tuo nome è nel battito del mio cuore, quando si fermerà, mi troverai nel tuo battito.”
Tabush mi sale sul viso, si struscia sul mio naso, mi lecca una guancia.
Oggi non so dove sia Tadir.
Mentre facevo la valigia, ho preso la sua poesia, l’ho riletta; ho piegato il foglio nove volte, in segno di buon auspicio, ho preso il cofanetto azzurro e lì l’ho riposto. Ora è sotto il mio cuscino.
Alla partenza, Tabush era nervoso, miagolava e graffiava le mie gambe, si aggrappava alla valigia. Ho preso uno scialle, fine, l’ho arrotolato attorno al suo collo, lui si è calmato. Ho accarezzato il suo pelo rosso e bianco e gli ho detto: “Tu e Tadir venite con me”.
Qui, a Idomeni, non ho ancora visto la mia amica e neppure il mio Tadir.
Lei, prima di partire, mi ha lasciato un suo diario, dicendomi: “Isbraa, non scordiamoci di noi”. Anche lei, di poche parole.
Tabush ora vuole uscire, io lo controllo, ho paura di perderlo, così me lo coccolo ancora un po’ mentre gli metto il suo piccolo scialle.
Fuori non piove più, siamo in tanti, oggi sappiamo dove siamo, domani lo scopriremo.
Io spero di ritrovare la mia amica. Io spero di sposare Tadir.
Tabush mi aiuterà.

Racconto “Isbraa e Tabush”  scritto da Diana Salvadori
scelto da DuediRipicca
per la rubrica “I Lunedì di LuccAutori”

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Opera pittorica
– L’attesa –  Lucio Fontana – 1965

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Potete acquistare il volume dei racconti vincitori del Premio
“Racconti nella Rete 2016”
edito da Nottetempo, a cura di Demetrio Brandi,
in tutte le librerie a distribuzione nazionale
oppure on line al link di seguito:
http://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/racconti-nella-rete-2016

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I Lunedì di LuccAutori – Simonetta – Ottavio Mirra

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“Sono la pecora sono la vacca, se agli animali si vuol giocare, sono la femmina camicia aperta, piccole tette da succhiare” (Fabrizio De André)

Mi chiamo Simonetta, fino a ieri per venirmi a trovare bastava allungarsi dallo zoo di Fuorigrotta fino al Viale dei Giochi del Mediterraneo. Adesso se ti devo raccontare come sia finita lì, la storia è lunga e non credo tu abbia tutto questo tempo. Vediamo se ci riesco in due parole.
Da piccola, come tutti quelli del quartiere, giocavo a pallone per strada. Allora non c’erano i campi di calcetto e ci si arrangiava. Io ci giocavo perché mi piacevano i contatti. Mi piacevano i tackle, con il pallone in mezzo a dieci piedi che scalciavano. Con i pantaloncini corti, si scontravano le ginocchia nude, si strusciavano le cosce. A questo pensavo quando andavo a giocare, a questo e agli abbracci dopo i gol. E io di gol ne facevo tanti. Giocavo, mi strusciavo, segnavo e abbracciavo. Il motivo per cui mi piacesse così tanto giocare a pallone con i ragazzi, me lo spiegò un giorno Don Quirino, senza bisogno di parole, mentre ero in sagrestia inginocchiata di fronte a lui per confessarmi. Io con Don Quirino non ce l’ho per niente. Con lui è successo solo quella volta, ma mi è bastata per capire, così mi sono messa in proprio e dopo un po’ avevo la fila davanti alla porta. Ho conosciuto un sacco di gente, e c’è stato anche chi mi ha voluta bene davvero.
Lo sai che ognuno di noi nasconde dentro di sé un maschio e una femmina? Ma certo che lo sai. Ecco, tra i due io ho preferito la femmina, e quella sono stata, per tutta la vita. Bella, alta, imponente, da guardare. Il tempo mi ha solo sfiorata, e su Viale dei Giochi del Mediterraneo contavo ancora qualcosa. Bastava un velo di trucco in più e i miei sessantatré anni sembravano quaranta.
Fino a ieri, come sai.
Poi è arrivato lui, si è accostato con la macchina e mi ha chiesto come mi chiamassi. Era bellino, simpatico. Gli ho sorriso. Simonetta, gli ho detto, mi chiamo Simonetta, e sono salita. Questa volta però è andata male. A lui non è piaciuto il lato maschile che ancora mi porto appresso. Come se contasse qualcosa. Mi sono sempre detta che se non conta per me, non dovrebbe contare per nessuno. Lui, invece, ne ha fatto una questione di vita o di morte e con il coltello mi ha tagliato la gola.
Ora mi prenderai per pazza se ti dico che mentre stavo morendo mi è venuto da ridere. Mi ha uccisa uno che ha il mio nome al maschile, si chiama Simone. Ma ti rendi conto? Mi ha uccisa la mia parte maschile.
Vedi Pietro, ora che sono arrivata davanti alla tua porta, sono io che ho una domanda per te: dimmi, conta anche qui?

Racconto “Simonetta”  scritto da Ottavio Mirra
scelto da DuediRipicca
per la rubrica “I lunedì di LuccAutori”

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Potete acquistare il volume dei racconti vincitori del Premio
“Racconti nella Rete 2016”
edito da Nottetempo a cura di Demetrio Brandi
in tutte le librerie a distribuzione nazionale

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STREGHE POST MODERNE è in libreria!

copertina Streghe post moderne

“Streghe Post Moderne
Alter Ego Edizioni
è in libreria!

“L’ESPIO DEL VENTO”,
titolo del mio scritto epistolare,
incontra l’arte pittorica di Madame Decadent,
che leggendo attraverso gli occhi delle mie parole
lo sguardo di un oltre di mondo,
ha saputo dar vita ai miei personaggi e alla loro storia
accompagnandoli con illustrazioni  dall’inconfondibile stile melanconico e disarmante.

Tutta l’antologia narra di tempi altri, mondi alterni e paralleli di vite,
concepiti dalle menti di cinque scrittrici, resi visibili dalle illustrazioni di cinque disegnatrici.

Le altre scrittrici:
Ilaria Palomba, Olivia Balzar, Flavia Ganzenua,Giorgia Mastropasqua

Le altre disegnatrici:
Raven Trieb, SurreAlix Voyage En Caravane, Eleonora Helbones, Natascia Raffio

Un mio Grazie speciale va all’Editore Danilo Bultrini
e alla scrittrice Ilaria Palomba per aver creduto e credere nelle mie doti scritturali!

Colgo l’occasione
miei cari Followers da tutto il mondo
per invitarvi alla prima delle numerose presentazioni che avrà luogo questa sera a Roma
sabato 12 marzo
ore 19:30
 al Baràbook
via dei Piceni, 23
zona San Lorenzo

Lié Larousse

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La novella seicentesca, l’inizio della tipografia editore.

Roma 27 marzo 2013

La novella del Seicento non continua l’eredità dell’impostazione boccaccesca che fino al Cinquecento si era conservata: tentativi di ripeterla o di rinnovarla falliscono mentre invece si afferma come significativa la tendenza a portare questo genere alla misura della conversazione come esempio, aneddoto ed epigramma.

La Toscana, assente nel romanzo, è invece qui presente nel gusto dei morti, delle facezie, del gioco linguistico. Alcuni scrittori hanno voluto rintracciare nei racconti brevi sparsi in opere di letteratura artistica o in commenti eruditi o in lettere o in discorsi accademici quei valori letterari che scarseggiano  nella novellistica vera e propria. Nondimeno questi racconti, anche se talvolta felici, sono parte integrante  dei testi nei quali appaiono e non costituiscono una consapevole e autonoma scelta stilistica.

Il dialetto in questo periodo non è uno strumento di conoscenza o avvicinamento alle classe popolari, ma anch’esso una forma di compiacimento, di singolarità o di esasperazione letteraria. Per questo si è arrivati a definire questo percorso “narrativa popolareggiante” piuttosto che narrativa dialettale.

I maggior esponenti di questo periodo storico letterario identificativo nella novella seicentesca o narrativa popolareggiante sono Giulio Cesare Croce e Basile. Quest’ultimo crea nelle sue novelle un mondo di fantasia spesso più letteraria che artistica e più popolareggiante che non popolare. Mancheranno dunque nel Seicento, come ho appena detto, i grandi ed importanti contenuti di novelle nelle quali lo scrittore  si esprime o si cerca.

In questo secolo e in questo contesto letterario si afferma un primo tentativo di organizzazione culturale e, in qualche modo, industriale, pertanto fiorisce il mestiere del tipografo editore. Così i tipografi editori di Venezia con l'”onorato mestiere”  fanno convergere  libri nelle loro botteghe  per diffondere le  opere di tutta l’Italia e non solo, spesso anche straniere. La tipica silloge di novelle del Seicento non porta perciò il nome di un autore solo, ma è piuttosto un complesso di cento novelle e di quarantasei diversi autori di ogni parte d’Italia:
Le novelle amorose dei signori accademici Incogniti. Venezia, eredi del Sarzina, 1641. Con questa raccolta nascono le prime antologie italiane.

A domani

LL