365 giorni, Libroarbitrio

Avventura – Elsa Morante

miles-johnston-hands

Come una rosa in un giardino
d’Africa o D’Asia assai lontano,
come una bandiera alzata
in cima ad una nave pirata,
come uno scudo d’argento
appeso in un barbaro tempio,
feroce lotterò per il tuo indolente cuore,
l’eroico, il tuo regale, intatto cuore,
il cuore dell’amore mio.

Lungo e incerto
il mio viaggio sarà.
Inesperta son io,
ma viva o morta giungerò.

Addio, dunque, parenti, amici, addio!

Prima bisogna guardare il lago stagnante
della paura,
e i Grandi Orgogli oltrepassare,
fastosa catena di rupi.
Snidare bisogna l’invidia che s’imbosca
e i mostri di gelosia mettere in fuga,
per notti occhiute, selve purpuree,
dove incontrare potrò centauri e ippogrifi,
e bere il magico sangue dei narcisi.
Si levan poi le triplici mura di Sodoma
attorno a campo straniero
dalle sette torri merlate.
Incantare dovrò i guardiani,
riscattare le spose comprate,
e a lungo errerò per corti e fughe di scale,
tra un popolo d’echi e d’inganni
fino alla cara porta del tuo cuore, che reca la scritta crudele:
Indietro, o pellegrina. Qui, amore non si riceve. Pena la morte

Ah, fossi alato usignolo, foss’io centaura,
ah, sirena foss’io,
ma non sono che una semplice ragazza
dalla mente più leggera del fuoco
non torno indietro, il solo mio valore
è questa impresa
alla conquista del tenero assassino
a me caro.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Gli uomini sono lo scherno degli angeli” Geoffrey Hill

Umanità

Certi giorni un’ombra filtrata
Osservo una lumaca
Scalare il lucente strapiombo
Della sua bava. Le grida,
Come arrivano, sono mie; poi
Di Dio: mia la giustizia, le ferite, l’amore,
La luce, il pane, la lordura.

Starmene qui nella mia strana
Carne mentre il Tormento satollo
Dorme, macchiato dal cibo pronto,
E’ una gioia che va oltre ogni preoccupazione
Del mondo, per una volta.
Ma ci viene ordinato di
Alzarci quando, in silenzio,
vorrei comporre la mia voce.

365 giorni, Libroarbitrio

“E tu che hai nella bocca le dolcezze” Muhammad

Muhammad internet point

E tu che hai nella bocca le dolcezze
uno dei tuoi malati ti domanda,
che dalla bocca tua ne beva un sorso.

Quando sarà per lui l’ora del sonno,
ché ai tuoi quegli occhi suoi tolsero il sonno?

Quanta guerra per te, notte su notte,
e quanti assalti disperati. Quanti per me
i desideri di te, gli sgomenti.

Concedo a me di svegliarti, nemica.
Che il tuo cuore morto lo voglia, ti concedi.

Attenta, anima mia, che un’altra a lui interessa
ed uguale sarà un’altra volta ancora
darti uguale dolore. Attenta, attenta.

Tu che passi di qui e ti siedi
per far passare il tempo sorridi felice
e lo attendi lui che non arriva mai.

Io se lascerò che amore apra la porta
strapperò cuore dal petto; e sarò come te
innamorato del nulla, e tu che hai nella bocca le dolcezze
sopportala la verità ora.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dal dolore nasce il canto: Aragon!” Alphonse Dzanga Konga

Fiaba africana

Avete presente quella sensazione che accappona la pelle l’attimo prima di volgere lo sguardo al cielo?
Sta per accadere qualcosa?
Un filo di voce iniettato dal cielo stesso a richiamare la staticità della schizofrenia del corpo a terra.
Una goccia di pioggia improvvisa sul naso.
– Amica mia questa è per te.
(Il rumore di uno strappo nelle orecchie, la vista su una pagina di parole.)
– Ma no! Non dovevi. Mannaggia. Che peccato ora non lo venderai più.
– Amica mia non tutti i libri nascono per essere venduti, ma le loro parole sono state scritte per essere lette, e queste da te!
– Ma grazie! Che bel gesto, grazie grazie. Però mi dispiace che ora il libro è rovinato. Lo compro io!
– No amica mia non devi e non ti dispiacere. Io sono felice.
– Come ti chiami?
– Come te!
– Ahahaha, davvero?
– Sì!
Va bene allora ci chiamiamo uguali! Sta arrivando il mio autobus. Ti ringrazio tanto tanto. Ma proprio tanto! Ciao amico mio.
– Ciao Africa.
(Africa) 

CAVERNE

La notte, l’aspra notte.
Mi toglie il respiro.
Il giorno se n’è andato.
La notte è arrivata.
Dov’è la vita mia?
Ella emana lo stesso fetore
di questa Caverna
di tanti cicloni
qui si confonde
il giorno con la notte.
La settimana ed il mese
l’anno e la vita
e passano
insulsi e monotoni
questi giorni questi anni
come una litania che esce
dalle gole delle monache.
Aspre, acri, inacidite
in questa tomba
di uomini-leoni
sprofondati nei carnai.
Dimmi dov’è dunque la tua vita?
La mia vita la vita.
Il sole non è posizionato
in cima alle nostre teste?
E queste maschere.
Queste maschere flaccide
dormono dormono.
Un dormiveglia
orribile
penoso.
Yééé! Nanenggo!!!
Dove si sono visti?
Dove?
degli uomini ghiri?
No, questo no!
Nel nome di mio padre
da troppo dura questo sonno.
Io sono sveglio.
La mia coscienza vigila.
Sanguina di melma.
Di disgusto
di vergogna.
In questa caverna
dove non si mangia.
Non si beve.
Non si danza.
Non si canta.
Non si parla.
Non si ride.
Non si legge.
Non si…
Non si…
E la mia coscienza sanguina.
Sanguina.
Dal soffocamento.
Dall’isolamento.
Dall’odio.
Dal dolore.
Dalla collera.
Dall’ulcera.
E dalla…eccetera.
Notte troppo scura.
Notte scura troppo pesante.
Per risalire fuori
da questa caverna.
Puah! Come essere!
Mi muoio di fame.
Cielo! E’ la fine.
Non ne posso più.
Non ne posso più.
Ma chi mi sente.
Chi?
Il mio grido lo sentite
uomini della terra?
La mia caverna non ha uscita.
Sicuramente.
Il sole non brilla più.
Dov’è dunque la mia vita.
La tua vita la vita
E quelle sagome
dormono dormono
un sonno di mercurio
incuranti
incoscienti
impotenti.

IO

SONO

SVEGLIO!

365 giorni, Libroarbitrio

“Voyage Voyage” Soap & Skin

Au dessus des vieux volcans, 
Glisse des ailes sous les tapis du vent, 
Voyage, voyage, 
Eternellement. 
De nuages en marécages, 
De vent d’Espagne en pluie d’équateur, 
Voyage, voyage, 
Vole dans les hauteurs 
Au dessus des capitales, 
Des idées fatales, 
Regarde l’océan… 

Voyage, voyage 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien,
Voyage
Et jamais ne revient. 

Sur le Gange ou l’Amazone, 
Chez les blacks, chez les sikhs, chez les jaunes, 
Voyage, voyage 
Dans tout le royaume. 
Sur les dunes du Sahara, 
Des iles Fidji au Fujiyama, 
Voyage, voyage, 
Ne t’arrêtes pas. 
Au dessus des barbelés, 
Des coeurs bombardés, 
Regarde l’océan. 

Voyage, voyage 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage 
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien, 
Voyage 
Et jamais ne revient. 

Au dessus des capitales, 
Des idées fatales, 
Regarde l’océan. 

Voyage, 
Plus loin que la nuit et le jour, 
Voyage 
Dans l’espace inouï de l’amour. 
Voyage, voyage 
Sur l’eau sacrée d’un fleuve indien, 
Voyage 
Et jamais ne revient 


Attendez Afrique
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Léopold Sédar Senghor “Canto di primavera per una fanciulla nera dal tallone rosa”

Roma 17 dicembre 2013

Léopold Sédar Senghor

Canti d’uccello salgono
lavati nel cielo primitivo
sale il profumo verde dell’erba, Aprile!
Sento il soffio dell’alba
che smuove le bianche nubi delle mie tende
e la canzone del sole sulle mie imposte melodiose
sento come un fiato il ricordo di Naett
sulla mia nuca nuda che si commuove.
Il sangue complice mio malgrado  sussurra nelle vene.
Sei tu amica mia: ascolta il respiro già caldo
dell’aprile di un altro continente
ascolta quando scivolano ghiacciate d’azzurro
le ali delle rondini migratrici
ascolta lo strepito bianco e nero delle cicogne
nell’alto  dei loro voli distesi
ascolta il messaggio primaverile
di un’altra età, di un altro continente
ascolta il messaggio dell’Africa lontana
e il canto del tuo sangue!
Io ascolto la linfa d’aprile che canta nelle tue vene.

da Canto di primavera per una fanciulla nera dal tallone rosa

Uomo politico e scrittore senegalese, Senghor nasce nel 1906 a Joal, presso Dakar.
Con diversi incarichi nei governi  Faure e De Galle, compie un’importante opera  di mediazione tra le istanze di indipendenza del Senegal e la strategia di decolonizzazione controllata della Francia.
Nel 1960, quando il Senegal diviene indipendente, Senghor è nominato Presidente della nuova Repubblica, carica che mantiene per vent’anni, fino al 1980, dedicandosi con passione ed impegno a una politica di unità africana.
Il suo lavoro intellettuale, politico e sociale è sempre finalizzato al recupero dell’identità africana snaturata dal colonialismo.
La poesia di Senghor si configura come un viaggio mistico dall’esilio alla terra dei padri. Nei suo versi appassionati risuonano miti e leggende , cadenze dei canti popolari, aspirazione d’emancipazione.
Riconosciuto come uno tra i più grandi poeti africani, Senghor  pubblica varie raccolte poetiche in lingua francese: Canti d’ombra, Etiopiche, Notturni, Lettere della stagione delle piogge, Elegie.

L’uomo non vive di solo miglio o di riso,
in verità,
egli vive solo dei miti che sono il suo nutrimento spirituale.

L.S.S.

A domani

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia del ‘900 in Africa : “movimento della Negritudine”

Roma 2 settembre 2013

poesia africana

La poesia africana di espressione francese, inglese e portoghese nella prima metà del secolo si impone all’attenzione mondiale soprattutto come denuncia della situazione di sfruttamento e sopruso causata dalla colonizzazione.

I suoi canti attingono alla ricchissima cultura tradizionale motivi e immagini, ritmi e suggestioni sonore.

Dagli anni Trenta al dopoguerra appare molto significativo il movimento della Negritudine, che rivendica il diritto della cultura africana all’affermazione di una propria specificità, attraverso la ricerca delle proprie origini, il recupero e la valorizzazione della lingue tradizionali.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Trasformazione del romanzo cortese e della favola mitologica

Roma 18 febbraio 2013

Originalità del Boccaccio

Ad opera del Giovanni Boccaccio la lingua fiorentina trovò uno sbocco nuovo, confermando nel corso del Trecento, sul piano della letteratura, la sua egemonia fra i dialetti italiani. Una dimensione nuova acquisita infatti  con lui la prosa narrativa in volgare, che Dante aveva tentato nella Vita Nuova prima di impegnarsi nella prosa dottrinale, e che era adoperata nella novellistica a scopo morale, negli  Exempla dei predicatori e nei volgarizzamenti di opere storiche e romanesche. Ammiratore di Dante e Petrarca, la cui venerazione egli contribuì ad introdurre in Firenze, Boccaccio apparteneva in realtà ad una generazione diversa, pur essendo di pochi anni più giovane del Petrarca. Trasferitosi per studio a Napoli, presso la corte angioina, ove la tradizione letteraria cortese doveva aver mantenuto gran parte della sua originaria dignità, formò il carattere del giovane Boccaccio e proprio in questa atmosfera si avvia alla prima produzione narrativa verso uno stile non in tutto corrispondente alla tradizione del romanzo cortese.

Il “Filocolo” scritto a Napoli 1336 rivela le complesse istanze culturali con le quali il Boccaccio affrontava la narrativa cortese. Nel groviglio della trama e nella molteplicità degli episodi, che danno l’impressione del farraginoso, bisogna vedere in realtà la presenza di  quella tradizione narrativa fondata appunto sulla ricchezza delle peripezie  e dei motivi più disparati. La vicenda dei due giovani Florio e Biancofiore, infatti, offerta come esempio di un amore indissolubile, che supera ogni difficoltà e ogni prova, è inserita in una storia più vasta, che include la lotta fra cristiano e saraceni, spaziando dalla Spagna all’Africa, al lontano Oriente e infine Napoli e a Roma. Elementi epici e cavallereschi si mescolano a favolosi motivi orientali, con l’inclusione del magico e del fiabesco, mentre la rappresentazione della nobile società napoletana con i suoi eletti svaghi e con le sue splendide feste combina il gusto del meraviglioso con l’interesse per la descrizione dell’attuale vita mondana, come avviene appunto nel romanzo cortese.

A domani

LL

Per maggiori ed ulteriori spunti di lettura il testo preso in questione è:
La Letteratura nella Storia d’Italia
Editore Il Tripode

365 giorni, Libroarbitrio

Il poema storico

Roma 16 febbraio 2013

Amore, gloria e virtù

L’interesse della storia quale fondamento di riflessione sulla condizione umana diventa invece in un poema latino, L’Africa, motivo di celebrazione della gloria e della grandezza di Roma. Iniziata anch’essa a Valchiusa dopo il ritorno da Roma, la composizione di questo poema epico-storico si lega al solenne riconoscimento dato da Roberto d’Angiò al Petrarca, nel 1341, con l’incoronazione in Campidoglio. Ancora in via di composizione a quella data, il poema latino fu proseguito a Parma nel 1341 e in seguito ampliato e riveduto, ma interrotto al IX libro. Il poema, al quale Petrarca attribuiva un particolare valore come opera di poesia nel senso classico della parola, si conformava al modello virgiliano non solo per lo stile, ma anche per l’accostamento di motivi epici e di motivi sentimentali.

L’Africa da una parte attingeva al Somnium Scipionis, il frammento della Repubblica ciceroniana, che ebbe tanta fortuna nel Medioevo perché sotto forma di un sogno avuto da Scipione ragionava del destino celeste che tocca ai virtuosi e soprattutto ai benemeriti della patria, dall’altra alle Storie di Tito Livio che sono rivolte alla celebrazione dello sviluppo glorioso del popolo romano. I libri sulla seconda guerra punica appartengono alla esigua parte salvata (anche per opera del Petrarca) della monumentale opera di Livio. Ma anche ad Ovidio, il cantore dell’amore, si rifaceva il Petrarca per l’ispirazione stessa del poema, che si piegava ad una tematica meno solenne di quella richiesta dall’argomento epico, e più vicina alla consueta vena del poeta quale frattanto si esprimeva nelle liriche volgari.

Del resto, a parte i due libri iniziali, tutto il poema risultava dalla ricucitura, non portata completamente a termine, di una serie di pezzi, spesso concepiti secondo un modello lirico. L’esempio più tipico è uno degli squarci più significativi dell’Africa, il lamento di Magone morente, che il poeta forse compose in onore di Roberto D’Angiò, dopo la morte di lui nel 1343. Il passo era destinato alla meditazione sulla caducità della vita, sulla precaria condizione dell’uomo, ad un tema cioè verso il quale sempre più decisamente si avviava la riflessione del poeta.

A domani

LL