365 giorni, Libroarbitrio

L’Amore è una truffa – Gianluca Pavia

L'immagine può contenere: oceano, cielo, acqua e spazio all'aperto

L’amore è una truffa,
una lunga catena di San Antonio
e ad ogni anello d’oro massiccio
baci, abbracci
e braci per fotterci.
Sentimento sincero
come un nobile prigioniero
centrafricano,
un indovino che non mi disse
ma lesse il futuro
tra astri e tarocchi
disastri e fondi rotti.
Eppure, eccoti qui
frenesia pura su di me,
indaco
il tuo vestitino
intimo
il gioco proibito
dei tuoi occhi kriptonite.
Eppure eccomi qui
fregato sorrido beato,
il trucco mi sfugge
e va bene così,
a me
piaci acqua e sapore.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
#VLADIMIRKUSH

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365 giorni, Libroarbitrio

Fai come l’acqua – Gianluca Pavia

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Fai come l’acqua
amica mia,
scorri e non ti fermare
c’è un tizio sulla riva
in attesa di un cadavere.

Vai come il fiume
tra gole e cascate,
sfreccia tra le rapide
e riposa se puoi
quando la superficie è piatta.

Fai come l’acqua
non ti fermare,
permea la terra
e trova una via,
il tuo canto sarà
un gran bel fiore.

Vai come il fiume
che all’occhio pigro
si adatta al corso
e ne segue la corrente,
ma in profondità erode
e sgomita con le sponde,
sconvolge interi paesaggi
e si fa strada,
così,
da sé.

Tratto dalla raccolta poetica
Spietate Speranze
di Gianluca Pavia

365 giorni, Libroarbitrio

Versi sparsi & Presto che è tardi – Gianluca Pavia

Mammina

Gli uccelli cantano
la pioggia tintinna
le nuvole rombano
e tu
su un prato verde
o forse un letto,
magari un sacco,
sorridi…

…qui
sulla pista da ballo
una vertigine di luci e sguardi
solo per noi
solo per te.

…mi ha donato
abbastanza pazzia per sopravvivere
mi ha lasciato
mani tozze con cui sopravvivere.

Ce ne andiamo presto
noi che amiamo
sgasare in curva
colpire duro
e brindiamo sempre
in fondo al bancone.
Leviamo in fretta le tende
perché la vita
è un pic-nic
e l’amiamo
ad un centimetro dall’asfalto
un secondo dal k.o.
ad un soffio dalla morte.
Ci siamo presi il meglio
di questi anni
ruggendo come leoni
e chiudiamo la partita
prima che il gioco si faccia duro.
Siamo rimasti per poco
e con poco ce ne andiamo
lasciando forse troppo
negli occhi
e nelle parole
di chi ci saluta
con un fiore.

365 giorni, Libroarbitrio

Esercizio di futilità n°1 – Lindze

In una sera ambigua, insoluta,
di fronte a un bicchiere di rosso,
decisi di cimentarmi in un
esercizio di futilità
domandandomi chi mai
io
fossi.
Scrutai il mio passato,
ma vidi solo uno sconosciuto
che aveva invano tentato
di vivere e discernere
giusto e sbagliato.
Lo ricordai fallire, lo sentii soffrire.
Lo osservai  infliggere dolore,
lo ricordai amare e odiare,
lo scrutai mentre mentiva.
Le azioni che aveva compiuto,
e quello che gli era capitato
giacevano tumulate
nel tempo,
impolverate,
buone come scusa
per reiterare i soliti errori
e trovare giustificazioni
alle proprie mancanze.
Il suo passato incideva  a fuoco
il mio presente,
rendendo impossibile  a me,
di fronte a quel bicchiere di rosso,
di riconoscermi
in quel me stesso congelato
nel tempo.
Allora guardai al mio futuro,
ma vidi banchi di fottuta nebbia,
impenetrabile,
e constatai
che esso è fatto della stessa
impalpabile essenza del passato,
trasformazione materica della stessa
sostanza, come il mutarsi
di acqua e ghiaccio
in un gelido mare nordico.
Ogni previsione rimaneva
patetica speranza,
quadro immaginato e
troppo compassionevole
di aspettative sempre
disattese nel presente .
Allora mi fermai, capendo
che potevo “essere” solo in quel
momento che già sfumava via,
uomo in perpetua transizione,
perso attimo dopo attimo
in quel nulla abbacinante,
in quella minuscola tregua
tra un respiro e l’altro,
per sempre sospeso
tra passato e futuro
mentre di fronte a uno
schermo bianco
scrivevo queste quattro
righe disperate,
senza possibilità di
risposta alcuna.

Come un demente che,
rannicchiato su una
spiaggia solitaria,
tenta di trattenere
con i suoi artigli
contratti
l’acqua
di uno oscuro oceano.

365 giorni, Libroarbitrio

Reminiscenze – Tudor Arghezi

Era lei - opera di Elisa Anfuso

Vengono, eccoli, sempre da soli
verso di me tutti i frantumi,
briciole slabbrate ed intere
di cose che stenti a capire.
Sono come li ho dimenticati
da quando si sono addormentati:
un vecchio cimitero di bambole.
Ora cominciano a muoversi,
a prendere corpo dall’ombra
e da un brusio come d’alveare,
e si ricompongono a poco a poco.
Zoccoli con aureola d’angelo,
frammenti di icone che serbano, a rimorso,
di benedizione una traccia e maledizione,
una lacrima fissata in pittura,
una mano ferita, uno sguardo,
a campane, pare, lontane,
e qualche pagina di libro.
Un coccio risuscita un’anfora rotta.
Stormisce anche l’edera morta
e a una a una, destandosi, le voci spente
mormorano pare e pare che ridano.
Mi vedo ora convitato alla Cena,
ora centurione nella persecuzione.
Provo di nuovo la camicia d’allora,
stretta, con una ferita d’allora,
e dimenticata
nel cuore del tempo, silenziosa.
E se porto la mano allo squarcio
di non so quale lotta,
mi scivola molle sul sangue.
Là si raccoglie
tutto ciò che da sé si aduna,
frammenti di scrittura e schegge di luna.
Non posso ingannarmi.
Il gelo mi brucia: un blocco d’argento,
e nella nebbia le dita
diventano sopra le unghie carbone di ghiaccio.

365 giorni, Libroarbitrio

Illuminate certezze o illimitate incertezze? – Loris Giorgi

Paul Wong You

Condividere
a modo mio,
la mia vita assieme a te
mi dà la forza
ogni singolo giorno
di lottare contro i demoni.

Devastanti le emozioni
sono rigorosamente in fila
in attesa che tu le senta!

365 giorni, Libroarbitrio

Se la luna – L.L.

I numeri dati dalla Luna-Lié ottobre '15 070

Se la luna
non donasse tutta la sua luce in terra fino a sparire dai cieli all’alba
se la luna
non amasse mostrandosi nuda seppur celata da nebulose vesti
se la luna
non sognasse di baciare il giorno di notte impaurita dal tramonto
se la luna
non ballasse piroettando gli astri a creare nel cosmo il caos
se la luna
non vivesse di rinascite dopo la follia della morte
se la luna
non piangesse stelline erranti della loro amara sorte
e se la luna
non gioisse passioni d’eclissi per attimi di Sole
allora la luna
non sarebbe se stessa

365 giorni, Libroarbitrio

Verità – Loris Giorgi

Luminosity-Joseph-Michael-1

Quel giorno
non molto lontano
quando i nostri sguardi
le nostre voci
e i nostri sensi danzeranno
nuovamente insieme
la gioia uscirà fuori,
da tutti gli angoli bui dell’anima.

L’euforia
come luce in una grotta
filtra attraverso me
fermando il tempo
in quest’attesa
riempiendomi di vita.

365 giorni, Libroarbitrio

“Memorie di un corpo d’argilla” Lindze

Sir Roland Penrose

E forse un giorno ci incontreremo per caso
sulla riva di un freddo mare autunnale
o per le strade di qualche città senza nome
e ci guarderemo negli occhi afferrandoci le mani
e forse ci abbracceremo commossi.

E con un sorriso triste sui nostri volti,
ci ricorderemo del nostro tempo insieme,
della nostra giovinezza
della nostra felicità
della nostra forza
e di tutte le cose belle che abbiamo vissuto
e di tutto il dolore che poi ci siamo inflitti.

Di come l’amore svanisca come un lento tramonto
e invece il disincanto incida
tatuaggi profondi sulla nostra pelle
e di come la felicità stessa sia effimera,
come un tenue profumo perso nel vento.

E ci guarderemo ancora una volta,
e ci riconosceremo diversi,
ognuno con le cicatrici che la vita gli ha inflitto
e i nostri ricordi insieme saranno come echi lontani
smussati dal tempo indolente,
come le ultime gocce di brina su un petalo di fiore
che resistono oltre il primo sole del mattino.

E poi andremo per la nostra strada,
rimpiangendo quei passati
dove era ancora possibile amare
dove era ancora possibile odiare
e ci chiederemo cosa ci sia successo,
cosa ci abbia reso come statue d’argilla
plasmate da una mano insensibile.

E nel silenzio delle nostre case
apriremo una bottiglia di vino per stordire il dolore
e resteremo con il bicchiere vuoto
fermi in un silenzioso grido,
circondati da muri di solitudine
come scure rocce in un deserto di sabbia.