365 giorni, Libroarbitrio

Fai come l’acqua – Gianluca Pavia

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Fai come l’acqua
amica mia,
scorri e non ti fermare
c’è un tizio sulla riva
in attesa di un cadavere.

Vai come il fiume
tra gole e cascate,
sfreccia tra le rapide
e riposa se puoi
quando la superficie è piatta.

Fai come l’acqua
non ti fermare,
permea la terra
e trova una via,
il tuo canto sarà
un gran bel fiore.

Vai come il fiume
che all’occhio pigro
si adatta al corso
e ne segue la corrente,
ma in profondità erode
e sgomita con le sponde,
sconvolge interi paesaggi
e si fa strada,
così,
da sé.

Tratto dalla raccolta poetica
Spietate Speranze
di Gianluca Pavia

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365 giorni, Libroarbitrio

Il vino e l’oppio – Charles Baudelaire

N'A JAMAIS VU MA FIEVRE

La bettola piú cupa sa rivestire il vino
d’un lusso da miracolo, e nell’oro
del suo rosso vapore
fa sorgere una fiaba di colonne,
come un tramonto acceso nella bruma.

L’oppio ingrandisce ciò che non ha fine,
l’illimitato estende,
il tempo fa piú cavo, piú profondo il piacere,
e di nere, di cupe voluttà
l’anima sa colmare a dismisura.

N’A JAMAIS VU MA FIEVRE…
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Reminiscenze – Tudor Arghezi

Era lei - opera di Elisa Anfuso

Vengono, eccoli, sempre da soli
verso di me tutti i frantumi,
briciole slabbrate ed intere
di cose che stenti a capire.
Sono come li ho dimenticati
da quando si sono addormentati:
un vecchio cimitero di bambole.
Ora cominciano a muoversi,
a prendere corpo dall’ombra
e da un brusio come d’alveare,
e si ricompongono a poco a poco.
Zoccoli con aureola d’angelo,
frammenti di icone che serbano, a rimorso,
di benedizione una traccia e maledizione,
una lacrima fissata in pittura,
una mano ferita, uno sguardo,
a campane, pare, lontane,
e qualche pagina di libro.
Un coccio risuscita un’anfora rotta.
Stormisce anche l’edera morta
e a una a una, destandosi, le voci spente
mormorano pare e pare che ridano.
Mi vedo ora convitato alla Cena,
ora centurione nella persecuzione.
Provo di nuovo la camicia d’allora,
stretta, con una ferita d’allora,
e dimenticata
nel cuore del tempo, silenziosa.
E se porto la mano allo squarcio
di non so quale lotta,
mi scivola molle sul sangue.
Là si raccoglie
tutto ciò che da sé si aduna,
frammenti di scrittura e schegge di luna.
Non posso ingannarmi.
Il gelo mi brucia: un blocco d’argento,
e nella nebbia le dita
diventano sopra le unghie carbone di ghiaccio.

365 giorni, Libroarbitrio

Illuminate certezze o illimitate incertezze? – Loris Giorgi

Paul Wong You

Condividere
a modo mio,
la mia vita assieme a te
mi dà la forza
ogni singolo giorno
di lottare contro i demoni.

Devastanti le emozioni
sono rigorosamente in fila
in attesa che tu le senta!

365 giorni, Libroarbitrio

Inquieto – Lindze

fotografia set prossima uscita E.G.

Come una chiocciola
che la notte
bruca l’umida verdura
e il giorno chiusa
nel suo guscio
sogna il vasto oceano.

Come le megattere
che del mare
cantano il mistero,
gli oscuri abissi
e tramandano
le antiche storie
di quando
piene di dolore
lasciarono la terra.

Come le meduse
che viaggiano lontano
arrese alle correnti
e nulla sognano poiché
esse stesse sono
il sogno incorporeo
di mari dormienti.

Come un cane
alla catena
che ulula alla luna
e ricorda quando
correva libero
per le foreste
e il sapore della preda
e del suo caldo sangue.

Come una sequoia
millenaria che guarda
gli uomini come
fossero formiche
e rimpiange
un passato antico
in cui essi le cantavano
la sua grandezza e
la sua gloria.

Come il primo
respiro di un neonato
che non capisce
cosa sia il dolore
e rabbioso urla
il tempo in cui
era perso nel suo
sogno amniotico.

Come il repentino
raggrumarsi delle nubi,
e i lampi come graffi
improvvisi della tela
e quella maledetta
attesa
in sospensione
e poi finalmente
il nubifragio.

Come un uomo solo
in una stanza
mal illuminata,
gli artigli fra i capelli
che tenta di arginare
un  vuoto
che non ha provenienza.
E prega che la notte
cali il suo mantello oscuro,
la sua unica amica
e gli doni, infine,
l’agognato oblio.

Lindze

365 giorni, Libroarbitrio

dell’acqua, d’oscuro – M.R.Rilke

L.L. scatti per Libroarbitrio
Poiché il bello non è nulla,
null’altro che, del terribile, principio che noi appena sopportiamo ancora,
e tanto lo ammiriamo, perché esso disdegna, quieto,
di distruggerci.
Un angelo, uno qualunque, è terribile.
D’oscuro singulto. Ah, chi siamo capaci
mai di usare?
Non uomini, non angeli
– Oh e la notte,
la notte, quando il vento carico dello spazio cosmico
ci corrode il viso.

365 giorni, Libroarbitrio

Senza nessuna pietà

Ecco vedete, questo è quello che accade realmente nella vita:

C’è l’Uomo Gigante con il cuore della sua stessa stazza, le larghe spalle, con lo sguardo al sole e i piedi che cercano di incamminarlo nel percorso molto spesso intriso d’ostacoli, buio, continuamente  sull’orlo del precipizio ma giusto per quello che sono i suoi valori, i suoi principi.

E fra tutta la gente si distingue che pare una roccia, indistruttibile.

E c’è l’Uomo Piccolo, con il cuore della sua stessa stazza, chiuso nelle spalle, con lo sguardo all’asfalto ad inseguire i suoi piedi che inseguono altri piedi che vanno per tante strade, a volte tortuose certo, ma il più delle volte lisce e comode che si lasciano camminare facili che è un piacere e quasi un peccato cambiare via, e i principi e i valori sono ornamenti come fiocchi natalizi che riponi e ritrovi all’occorrenza.

E fra tutta la gente non lo si vede neanche, mimetizzato meglio di un camaleonte.

E poi la strada converge l’Uomo Gigante a l’Uomo Piccolo.

E qui finisce la storia.

E sì.

Perché quando un uomo come l’Uomo Gigante incontra un uomo come l’Uomo Piccolo, per lui, l’Uomo Gigante, non c’è più scampo.

Nessuna strada è più giusta, né più sbagliata.

Senza nessuna pietà.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Memorie di un corpo d’argilla” Lindze

Sir Roland Penrose

E forse un giorno ci incontreremo per caso
sulla riva di un freddo mare autunnale
o per le strade di qualche città senza nome
e ci guarderemo negli occhi afferrandoci le mani
e forse ci abbracceremo commossi.

E con un sorriso triste sui nostri volti,
ci ricorderemo del nostro tempo insieme,
della nostra giovinezza
della nostra felicità
della nostra forza
e di tutte le cose belle che abbiamo vissuto
e di tutto il dolore che poi ci siamo inflitti.

Di come l’amore svanisca come un lento tramonto
e invece il disincanto incida
tatuaggi profondi sulla nostra pelle
e di come la felicità stessa sia effimera,
come un tenue profumo perso nel vento.

E ci guarderemo ancora una volta,
e ci riconosceremo diversi,
ognuno con le cicatrici che la vita gli ha inflitto
e i nostri ricordi insieme saranno come echi lontani
smussati dal tempo indolente,
come le ultime gocce di brina su un petalo di fiore
che resistono oltre il primo sole del mattino.

E poi andremo per la nostra strada,
rimpiangendo quei passati
dove era ancora possibile amare
dove era ancora possibile odiare
e ci chiederemo cosa ci sia successo,
cosa ci abbia reso come statue d’argilla
plasmate da una mano insensibile.

E nel silenzio delle nostre case
apriremo una bottiglia di vino per stordire il dolore
e resteremo con il bicchiere vuoto
fermi in un silenzioso grido,
circondati da muri di solitudine
come scure rocce in un deserto di sabbia.

365 giorni, Pubblicazioni

Lo so, non sai se hai voglia di picchiarmi o di baciarmi…

Lei da che parte sta?
Dalla dove sto sempre, la mia.
Non è in lutto per Labbra?
Sì, porto biancheria nera…
Avrei il diritto di portarla al distretto e farla sudare sotto le luci dei riflettori.
Io sudo molto meglio al buio

SoloOpera pittorica di Solo
1×1 m, tecnica mista su tela
Solo si è liberamente ispirato a Dick Tracy personaggio creato dal fumettista Chester Gould,
pellicola preceduta da quattro film della serie Dick Tracy Amazing Adventure dal 1945 al 1947,
iniziata con l’omonimo Dick Tracy di William Berke giunto sugli schermi italiani nel 1990.
L’opera pittorica dell’artista fa parte della collezione privata di Vittorio Storaro.

www.facebook.com/h4solo

365 giorni, Libroarbitrio, Pubblicazioni

“Uno” Lié Larousse & Premio Letterario Nazionale Bukowski

Premiazione Bukowski 2015  - Uno -

Cammino a passo svelto, vestito in borghese, stretto nelle spalle con il volto ritto sulla strada e le mani al sicuro nelle tasche dei jeans. Scosto il corpo di traverso avendo cura di non farmi toccare dai passanti che affollano la piazza alle prime ore della sera. Destra, seduta al bar la donna con il vestito celeste a fiori lascia il tavolino tondo scostando goffa la sedia incurante della presenza del cameriere col vassoio in precario equilibrio dietro le sue spalle facendolo ruzzolare a terra. Sinistra, la mano furba di un bambino trafuga svelta da vasi blu due traboccanti sbiadite arance accatastate in un’acerba piramide che crolla l’attimo dopo esser stata derubata del suo equilibrio. Davanti ai miei occhi le porte della chiesa di Santa Maria in Trastevere s’aprono maestose a far entrare la bara di un cristiano seguito da una manciata di parenti, cuscini di rose, gigli e condensa che sale dal nero sampietrino arso dal petrolio infiammato dal mangiafuoco teatrante. Le campane invitano i commensali d’ostia alla solenne messa. L’orologio sottostante il campanile picchetta le 18:00. Tutto è così come deve essere. Ogni atto combacia così come l’ho già osservato nella mia visione, e la prima goccia di pioggia acida cade sul mio labbro, e subito le nuvole rovesciano l’acquazzone sopra la mia testa mettendo in fuga le mamme con i passeggini che mi sfrecciano di fianco che quasi scivolo.
– Perfetto, bisbiglio. Freme sotto il mio naso il puzzo di panni stesi e d’umida carne di pesce espandendosi nello stretto vicolo che ho appena imboccato. Inspiro profondamente e il primo dei brividi mi percuote. Svolto l’angolo. Venditori ambulanti in balia del mal tempo coprono le loro chincaglierie con lenzuoli bianchi tristi in volto. Il papà con la camicia a quadri s’affretta a far rientrare la piccola figlia in casa, snoda un braccio di corda dal ramo dell’albero che sosteneva insù il sellino abbandonandolo al suo dondolio floscio e obliquo. L’odore dolciastro della corda bagnata insinua le mie narici e il secondo brivido mi contorce il petto. I due soldati in un via vai sul posto parlottano se rientrare o meno al coperto, loro di fronte, il pittore col cappello viola e il papillon turchese è seduto a dipingere su fogli rettangolari mentre la pioggia ne bagna gli angoli, incurante delle bizzarrie del tempo nel mese di luglio. La scalinata è alle sue spalle. Alzo di poco lo sguardo, leggo la scritta Trastevere Noir Festival sventolare su di un nastro di raso. Avanzo lento verso di lui. L’assenza di persone in coda sugli scalini e lungo le vie che sfociano nella piazza allargano lo spazio circostante, il nero dei sampietrini s’addensa, le fessure che ne delineano il perimetro si dilatano, acqua e terra si plasmano in una pellicola vischiosa e molle. Inspiro profondamente l’odore crudo delle pietre fradice. Tutto attorno m’appare oscura piuma di corvo, la mia vista è nera. Il brivido ora è un impulso costante d’elettricità. Tiro fuori una mano dalla tasca, afferro la ringhiera della scalinata per sorreggermi. Tiro fuori l’altra e con uno schiaffo mi premo l’indice e il medio contro la tempia. Il tormento mi soffoca, penetra nelle narici, scivola nella trachea, affoga nei polmoni. Chiudo gli occhi camminando nella mia visione. Inspiro profondamente odore di ruggine e ferro e bianco. Finalmente quel bianco e le luci dei lampioni in contrasto con il crepuscolo della sera illuminano i volti delle persone che ovunque parlano, sorridono, scendono dalla scalinata, in gruppi di cinque e di tre. Alcuni sono già amici, altri lo sono appena diventati. Solo lei è Uno. Solo lei è sola e già ai piedi della scalinata. E’ di spalle, la osservo. Eccola, la visione con la quale mi sono svegliato, che inseguo da tutto il giorno, che esamino e rileggo e incontro nella mia mente e di nuovo ora. Mi vedo sussurrarle – Oggi tu sei il mio Uno.

Questo è solo l’incipit del mio racconto “Uno”, pubblicato nell’Antologia Bukowski Inediti di ordinaria follia, e se il vostro desiderio è quello di continuare nella sua lettura allora potete farlo acquistandolo cartaceo o anche nella versione e-book al sito:
http://www.amazon.it/gp/product/8863966559/ref=as_li_ss_sm_it_fb_asin_tl?ie=UTF8&camp=3710&creative=25222&creativeASIN=8863966559&linkCode=shr&tag=aqualcpiaceci-21&qid=1435580647&sr=8-2&keywords=inediti+di+ordinaria+follia

Ringrazio col mio sorriso più sorrisevole e con tanto di cuore ora qui nella mia mano, in ordine non alfabetico, lo scrittore Gianluca Pavia per i consigli, le aggiunte, le correzioni, e l’infinitesimale pazienza con le colorate ansie scritturali della sottoscritta me Lié battezzata nelle acque marine toscane col sassodelfino e le conchiglie colore dei miei capelli; gli insegnanti- editor- Prof- e tanto altro ancora Enrico Valenzi e Paolo Restuccia che fin da quel fatidico dì che mi sono presentata alla loro Scuola di Scrittura Omero col mio Circo e le bestie feroci mi hanno tenuta con loro aiutandomi a gestire zanne e zampe tra la mancanza di senso, virgole e punti, e che sono pure nel racconto, Enrico e Paolo intendo, non il senso le virgole e i punti, e a tal proposito ci tengo ad enunciarvi che  “Uno” è nostro figlio! Ma voi lo sapevate già, perché concepito e nato durante il Festival del Noir nella pausa dei quindici minuti d’estro…; gli scrittori FedericaFioreFiorenza, Deepetta, Debby, Antonio ed Andy che fanno i vaghi in classe quando parlo e non si capisce nulla di ciò che dico ma loro mi sorridono comprensivi ed io sono tanto felice!

Grazie ai folli Bukowskiani e alla Giovane Holden Edizioni, soprattutto all’organizzatore Marco Pelagi,  al direttore editoriale Miranda Biondi e alla traduttrice letteraria ufficiale di Bukowski Simona Viciani Campani

E 24.372MILA GRAZIEEEE
A TUTTI VOI FOLLOWERS CHE SOSTENETE ME E QUESTO BLOG SQUINTERNATO
E AGLI OCCASIONALI CHE BUTTANO UN OCCHIO E STANNO UN POCO CON ME
E PURE A QUELLI CHE DANNO SOLO LE SBIRCIATINE

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