365 giorni, Libroarbitrio, UN RACCONTO A SETTIMANA

– TROPPO TARDI PER GODERSELO – per #unraccontoasettimana – Rubrica letteraria 2dR

G. Courbet, Autoritratto o Uomo disperato, 1843, Nasjonalgalleriet di Oslo

Che ore sono? oo:oo, l’ora delle streghe, e tu stai bene, stai ancora bene. E’ solo questo bruciore, qua, dove le dita pigiano sulla bocca dello stomaco, o forse è solo il diaframma schiacciato, contratto, contrito. E ti manca l’aria, non respiri, soffochi, come se avessi la testa sott’acqua, o magari in uno di quei sacchetti per surgelare gli alimenti, che poi si appannano e vengono risucchiati dall’annaspare. E’ il caldo, forse, o magari solo il buio, il buio, ancora il buio no, il buio ti prego no.
Che ore sono? 01:11, e stai ancora bene, stai bene, ma le lenzuola s’incollano alla pelle, o forse la pelle alle lenzuola e questo materasso è troppo scomodo o forse troppo comodo o magari sono i rumori, giù in strada, le macchine i passanti i randagi e immagini le loro storie, crei a tavolino battute e copioni e colpi di scena e sono ancora le 01:12 e non chiudi occhio, non puoi, non vuoi, non ci riesci, sì sì, una sigaretta, ci vuole una sigaretta, ma dove hai lasciato il tabacco? No, qua no, forse se sposti la mano di là, ah sì, il comodino il telecomando il pulsante della lampada ed eccolo, sì la superficie liscia del pacchetto e il ruvido del bollo del monopolio e la morbidezza del tabacco ma, ma come si gira una sigaretta? Pensa, pensa, lo sai fare, è una vita che lo fai, prendi il filtro poi il tabacco, no no, prendi la cartina poi l’accendino, no no, inspira espira, calmo, calmo, lo sai fare lo sai fare, inspira prendi il tabacco, espira la cartina, inspira rolla, espira filtro, inspira accendi, espira fili di fumo salgono nel buio della stanza e s’arzigogolano in facce visi ghigni con le zanne di fuori, il posacenere prendi il posacenere.
Cazzo t’eri quasi addormentato.
Che ore sono? 01:51, e stai bene, stai ancora bene ma hai ribaltato il posacenere alzandoti di scatto, sudato salato stralunato e c’è cenere dappertutto e mozziconi e cartine strappate ma va bene così, la luce non l’accendi e la schiena s’adagia al buio, ma non quel buio, non quello che ti strizza il culo e t’irrigidisce che quasi non ti muovi, quasi non pensi, quasi non respiri, no, il buio della stanza ti piace, quello confortante, silenzioso come un utero e non ci sono le vocine a parlare sussurrare bisbigliare, non ci sono se resti sveglio non ci sono se resti sveglio non ci sono se resti sveglio, non esistono, nulla esiste prima della linea d’ombra, prima di quel sottile confine tra il sonno e la veglia quando saltano fuori i mostri i mostri i mostri, basta accendere la tv, ma ce l’hai la tv? pensa pensa pensa e non ascoltare il cuore che tump tump o le orecchie fiuuuu, non l’ascoltare, sì, ce l’hai, la tv ce l’hai, e il telecomando? no, anzi sì sì, ma dov’è? sotto la schiena no sotto al letto no dietro la spalliera no, ah sì, il comodino, è tutto sul comodino, tutto il necessario è sul comodino, o nel cassetto, sì nel cassetto ma non è ora, ora non è ora, e come si accende la tv? pensa pensa pensa, e smetti di far tremare quella mano e le gambe, quale bottone? quale? è il bottone giallo o il viola o il rosso o l’azzurro o l’indaco? ma che cazzo di colore è l’indaco? è il rosso, s’accende con il rosso, o forse è l’auto distruzione?
Che ore sono? 02:32, e stai bene, stai ancora bene illuminato da una televendita muta e ancora poche ore e sorgerà il sole e tutto passerà, andrai a lavoro e tutto passerà, ci saranno rumori e voci e suoni e fragore e sferragliare e tintinnare e le vocine non ti prenderanno, no, non potranno e ci sarà troppa luce per il buio e per i mostri, sì, ci saranno solo gli altri di mostri, in giacca e cravatta e sorrisi madreperla da figli di puttana e labbra gonfie di botulino e tette di silicone e compensazioni a quattro e due ruote e fucili d’assalto per missioni di pace e grandi manovre d’emergenza finanziarie spericolate e gli innamorati che si baciano s’accoppiano s’accoppano e la rete che ti ammalia t’ammala t’ammazza, sì sì presto sarà l’alba, e c’è vita là fuori basta non guardare il buio qua dentro, qua, dentro di te con le sue voci e le zampette e le ali stracciate e i denti affilati e le squame verdi e non respiri e il cuore batte la fronte umida lo stomaco brucia, e i denti tritano altri denti, inspira espira inspira espira e vai al bagno, un po’ d’acqua fresca non può farti male, non quanto loro, ma come ci vai al bagno? pensa pensa pensa, come cazzo ci vai al bagno? ok ok ok, un piede giù, bravo così, poi l’altro, ci sei, visto che te lo ricordi? adesso bravo, così, un piede poi l’altro poi l’altro e adesso come si apre il rubinetto a destra o sinistra? sinistra o destra? dai, prova, no, ecco è l’altro, e non è successo niente, visto? bravo sì, bagnati i polsi le braccia il viso e adesso? adesso torni al letto? ce l’hai un letto? cazzo sì! non ti agitare non far salire la pressione non sudare non aprire il cassetto del comodino, bravo, così, rilassati, ma non chiudere gli occhi, pensa pensa pensa e non sarà mai buio e non ci saranno voci e non aprirai il cassetto.
Che ore sono? 03:04, e stai ancora bene e non sei pazzo, tu non sei pazzo, è solo il mondo la fuori e la sua velocità e il suo sbrigati e il sei in ritardo e il corri e il sorpassa sbrana uccidi conquista, e non sai, qua dentro, cosa c’è che non va e non sai neanche se c’è qualcosa che non va ma tanto non lo sai come vanno le cose, a quelli lì, quelli sorridenti, quelli che respirano a fondo, quelli normali, ma anche tu sei normale, non dire di no, forse i pensieri corrono troppo o forse le sinapsi te l’hanno allacciate male o forse t’ha preso un fulmine quando eri piccolo e tutta quell’elettricità nella testa ti manda fuori fase, e cos’è questa puzza? forse i tuoi circuiti in corto o magari ti sei cagato sotto sentendo quelle zampine arrampicarsi lungo la schiena inerpicarsi su per il collo e trapanarti la scatola cranica, ah no, è solo la cenere tra le lenzuola zuppe di sudore, e questo rumore? sono arrivati cazzo sono arrivati, no, no, è solo il cuore in gola che martella infierisce massacra e fa troppo caldo fa troppo caldo, alzati apri la finestra esci in balcone e prendi una boccata d’aria, ma come si fa? come cazzo si fa? ok, la maniglia, di qua, anzi no di là e poi l’anta avanti, no indietro e la zanzariera? come cazzo si leva la zanzariera, espira inspira espira inspira, manca aria manca aria manca aria, fanculo passaci attraverso, piegati sulle ginocchia, poggia i pugni per terra guarda il sudore sgocciolare sul pavimento annusa la notte sorreggiti al vaso e vomitaci dentro e pensa pensa pensa al mutuo alle rate alle bollette all’appuntamento dal medico a quello in officina ai tuoi amici che ti vogliono vedere che è una vita che non ti fai vedere a quella ragazza che ti ha chiesto di uscire che è una vita che te l’ha chiesto il cassetto ma non pensare al cassetto cazzo, o forse sì, no, non ci pensare, tra poco passa tutto, tra poco sarà tutto passato, tranne il passato che rimane lì tra le ombre del buio con i mostri e le voci e le zampette, e il futuro, anche il futuro rimane sempre là, rimane sempre futuro e non arriva mai, nulla cambia e tutto resta uguale, non scorre un cazzo qua, fanculo Eraclito, o forse era Aristotele o Socrate o che cazzo ne sai non hai mai studiato, o forse sì? e chi diceva che credersi immuni alla pazzia è un…che cazzo ti frega, tu non sei pazzo tu non sei pazzo tu non sei pazzo.
Che ore sono? 04:14, e tu stai bene, non sei pazzo ti dico che non sei pazzo, è che non guardi abbastanza tv, l’accendi al buio ma non la guardi, magari ti farebbe bene con tutti quei programmi interessanti rilassanti rincoglionenti, forse la smetteresti di farti tutte quelle domande e di darti tutte quelle risposte che quando ti svegli poi sembra di stare sul palco di una grande recita, e no, non lo fare, non iniziare ad arrovellarti se questa vita non è forse solo una recita con tante repliche incollate una dietro l’altra, no, e non ti rispondere che siamo solo attori con maschere per ogni occasione e no, non ti domandare che cazzo di senso abbia alzarsi la mattina e continuare a lavorare per continuare a pagare per continuare a lavorare per continuare a pagare, e no, non ti rispondere che se un senso non lo vedi allora non c’è, e non pensare ad atomi molecole ioni, a batteri bacilli virus, che non esistono e li vedi, no, cioè scusa, mi sto incartando pur io, che non li vedi ma esistono, non t’impelagare in questo dedalo che nel labirinto il mostro ha già fiutato la paura e fremono le narici scalpitano i zoccoli rimbombano i passi e tu hai perso il filo, sì lo so, hai perso il filo e adesso non sai come uscirne come io ho perso il filo del discorso e non so cosa dire, e allora sì, batti la testa con le mani, stagna in posizione fetale fecale fatale e assapora il sale delle lacrime e il ferro del sangue che ti cola dalle guance che azzanni, fai tutto ciò che vuoi, corri urla strilla picchia accoppiati, ma sai accoppiarti? pensa pensa pensa, magari potresti distrarti, chiami qualcuna a casa e poi…poi…poi sai come si fa? cazzo sì che lo sai, l’hai fatto milioni di volte? l’hai mai fatto prima? certo che l’hai fatto ma come sì fa allora? allora lo metti dentro, no aspetta, prima lo tiri su, poi lo, ma come cazzo si tira su? inspira espira inspira espira, piano, più piano, stai correndo troppo, bravo, così, calmo, calmo, e non dirmi di non dirti di stare calmo che poi m’innervosisco anch’io, ok adesso non ci pensare, a quello che sai fare, a quello che non sai fare, alle bugie che ti hanno detto, con cui t’hanno cresciuto nutrito plasmato, era solo per il tuo bene, o forse per il loro, non so, basta che non pensi al cassetto, no, non allungare la mano, no, non aprirlo, bravo così, rimettiti giù che è quasi finita un’altra notte in bianco nell’oscurità fuori l’oscurità.
Che ore sono? 05:22, e tu stai ancora bene e non sei pazzo, stanco forse, ma non pazzo, stanco sì, di tutte queste notti senza dormire perché non riesci a dormire perché loro non la smettono di urlare gridare strepitare perché tu non fai nulla per farle tacere perché loro non sanno cosa hai fatto di male per assillarti o forse sei tu a non saperlo ma sai che non ce la fai più a vivere così con gli occhi gonfi e lo stomaco che brucia e il macigno sullo sterno e il nodo alla gola e il sudore lungo la schiena e le mani che tremano, prudono che vorresti tanto mollargliene uno a qualcuno, fargli male, sentire i denti incrinarsi sotto i tuoi colpi, il cranio sfaldarsi aprirsi sventrarsi in una fontanella zampillante di rosso viscoso e poi passartelo con una mano sul volto il rosso viscoso e sentirne il sapore su papille e pupille e andartene in giro con una cazzo di sega circolare a smembrare persone a sparargli tra gli occhi a piantargli un paletto nel cuore, perché ti stanno sul cazzo, tutti, tutti ti stanno sul cazzo, e ne vuoi il sangue sul pavimento sul soffitto sul filo dell’accetta, o forse sei tu, eh? forse sei tu che ti stai sul cazzo, eh? forse è il tuo il sangue che vorresti far schizzare tutt’attorno, eh? forse sono tue le membra da sparpagliare sul selciato, ma non ricordi come si fa, giusto, non sai come si fa, o forse sì? No, non allungare la mano verso il cassetto, no, non aprirlo lasciandolo scivolare silenzioso sui binari, no, non frugare con le dita tra le carte e le monetine e una vecchia candela e un santino ancora più vecchio con su la foto di un vecchio che era molto vecchio quando tu eri molto piccolo e non scansare il coltello a serramanico e no, non l’accarezzare, manca poco stringi i denti, e no, non ci passare le dita per tutta la lunghezza, no, non ne apprezzare il peso nella mano, è quasi finita resisti, no, non la tirare fuori, non ti specchiare sulla superficie liscia, mettila via, mettila via, manca poco è sarà tutto finito, no, non sorridere pensando che tanto domani ricomincerebbe tutto daccapo, no, non dire che non è mai finita e non finirà mai, no, non sorridere mentre apri la bocca, no, non piangere mentre ne senti il freddo peso sulla lingua calda, no, non reprimere un conato quando la spingi in fondo alla gola, no, ti prego, non farlo, non aprire gli occhi mentre rimuovi la sicura e premi piano sul grilletto e pensi che non ne hai mai sentito il fragore, che sono anni che arranchi in una continua confusione di vocine e frullare d’ali e zampettare di mostri, in un imperterrito rumore, vociare chiasso trambusto casino caos, e non ne sentirai mai il fragore, il botto, l’esplosione.
La denotazione di una detonazione.
Sarà solo silenzio.
Sarà troppo tardi per goderselo.

 

Estratto dal libro Poker d’incubi,
scritto da Gianluca Pavia & Lié Larousse,
firmato DuediRipicca.
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– APERTA LETTERA – per #unraccontoasettimana – Rubrica letteraria di 2dR

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Caro amico scrive te, così distrae po’ me.
Conosce io anche canzone, famosa molto e bella.
Tu chiama può me Z, e scrive te perché te e gente tua paura me, e gente mia.
Dice che viene lontano, noi, mondo altro. Neanche lontano troppo, dice me, angolo dietro!
Dice che puzza noi, ma vede vuole te situazione uguale.
Dice ruba noi lavoro, e parla no bene lingua. Scappa terra nostra, e noi terra nostra ama casa come, solo fame per, e fame cosa brutta. Ha mai fame da muore sembra? No, sa no tu fame vera cosa è. E morte anche no. Confusi noi anche su questo, tu sa. E sì, parla bene no, noi, malattia nostra colpa è, fare finta sa no tu.
No, ebola no, scabbia no anche. Malattia nuova, strana, e paura noi voi come. Diversi tanto fine alla no, dice me.
Voi rinchiude gente mia, studia, problema noi chiama. Aiuto chiede: Europa, Uniti Stati, ma sa nessuno aiuta come, e guerra fa. Spara noi, mostro noi chiama, dio senza chiama. Dio, forse, noi mette in situazione questa, me sa no. Soluzione no sa, ma, dice noi, vive può insieme. Noi cibo vuole solo, e pace. Pace per riposa noi tanto vuole. Te non sa vuole quanto riposo fine senza. Possibile no, così cerca noi cibo, notte di, strade buie per, solo vive per. E tu disgusta se mangia noi cervello di topo, o cane, o miao. Ripugna te, igiene no dice te. Prelibatezza dice noi, e te ringrazia anche no mangia noi cervello voi. Gente brava noi, onesta, se anche a pezzi cade. Malattia colpa è, e tu aiuta no studia malattia, aiuto da dice, ma parla solo e agisce mai. Prima avvocati, dottori, casalinghe noi voi come, adesso scappa solo, nasconde, paura. E fame, fame da muore, o quasi.
Noi molesta no figlio te, ruba no lavoro, casa, donna. Piace a noi donna nostra, vostra no: tanto parla, e cose fa, viva troppo è.
Diritti chiede solo noi, rispetta differenza noi, riconosce altro vivente essere come, o quasi.
Noi vuole sposa, figli, dignità. Tanto, troppo è? Cammina alta testa, vuole, insulti senza, paura fa senza.
Avere te no paura, noi uomo nero no è, vampiro no è, mannaro lupo no è. Altro sì, ma paura diverso solo te ha.
Pensa te, forse domani me come è, può sa no. Domani forse fame te ha, aiuta bisogno te ha, orgoglio te ha più no, me come.
Aiuto vuole dà noi, fa può tante cose: pompiere, fuoco male fa no, noi, o poliziotto, rischio corre no noi. O cavia anche animale invece. Buoni animali, carini, no male fa, usa può noi, tutto disposti noi. Dice me, noi uguale è: carne stessa, ama uguale, ride, piange uguale, muore uguale. Forse no questo, ma resto uguale. Allora perché vive no in pace?
A vive diritto no uguale?
Perché differenze mette via no, e vive cerca insieme, problemi senza, paura senza, violenza senza, carne per vermi chiama noi senza? Cosa brutta questa, male fa noi. Cose queste chiede me e gente mia. Pensa, chiede te, su cose queste, e sapere fa noi se ok è. Trova noi dove sa, aspetta noi e saluti porge te, ma mano stringe no, paura stacca noi. Spiritosi noi anche, vede te?
Aspetta risposta me, e giornata buona augura te. Saluti cordiali, Z, presidente movimento diritti morti viventi.

P.S., zombie chiama piace no noi, politico corretto no. Diversamente vivo, meglio è.

 

Estratto dal libro Poker d’incubi,
scritto da Gianluca Pavia & Lié Larousse,
firmato DuediRipicca.
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SENZ’ANIMA di Luigi Annibaldi per #unraccontoasettimana – Rubrica Letteraria di 2dR

Luigi Annibaldi

 

Senz’anima

     Un uomo fa uno starnuto così forte che dal naso gli esce l’anima. L’uomo si sente una marionetta senza burattino, giacché si sa che un uomo senz’anima è sempre sfinito, mai dritto tutto d’un pezzo e ogni occasione è buona per afflosciarsi e schiacciare un pisolino.
  L’uomo prova ad aggrapparsi alla sottana dell’anima che è ancora lì a portata di mano, ma quella è tutta sfuggente e gli svanisce dalla presa come il fumo di un camino che va fuori di casa  a mischiarsi coi profumi. L’uomo inizia a sbadigliare poi crolla in un sonno profondo. Sogna di correre dietro alla sua anima.

 

Se entri nel mondo di Luigi Annibaldi potresti non uscirne più. Gli scenari che crea per estraniarsi e per avvolgere il lettore sono millimetrici e vischiosi al tempo stesso.
Il racconto Senz’anima, fa parte della sua prima raccolta Fantareale di racconti intitolata SUSHI PIN-UP, edita da  Omero Editore.
Dal suo racconto Sushi pin-up è stato tratto un omonimo cortometraggio vincitore del Festival L’Altro Corto e del Festival Campo Lungo.

365 giorni

Prima puntata di: A CASA KOL, ospiti Lié Larousse e Gianluca Pavia – DuediRipicca

Eccoci arrivare alla prima puntata di CASA KOL per la nuova trasmissione di Studio Sound Web TV, al citofono: Lié Larousse e Gianluca Pavia

 

#SIAMOSEMPREINVIAGGIO 😎🧳 #2dR
Media partner Libroarbitrio www.libroarbitrio.com
Thanks #saracolonnelli #laKol

suond web tv copertina logo 2dR

365 giorni, Libroarbitrio

Ha inizio oggi la terza edizione della RAW: ROME ART WEEK

terza edizione

In controtendenza alla crisi europea, la RAW in questa terza edizione, vuole restituire alla Capitale la sua immagine culturale che la ha caratterizzata nelle epoche e fatta conoscere a tutto il mondo, identificare le nuove professioni intellettuali dell’arte, enorme patrimonio creativo ed economico per la nostra città, in un solo evento artistico, della durata di una settimana, completamente gratuito, e fortemente voluto e creato da Alberto Dambruoso, che ha messo a disposizione, a tutte le figure professionali e professioniste che rappresentano oggi l’arte contemporanea: galleristi, curatori, artisti, la sua volontà imprenditoriale per la loro riqualificazione. Così la Rome Art Week , che si terrà dal 22 ottobre al 27, diventa la prima piattaforma reale che mette insieme 430 espositori in una rete comune di condivisione e comunicazione artistica, tra loro e il pubblico.

Presente anche per questa edizione lo sponsor Engel & Volkers, gruppo internazionale leader nell’intermediazione di immobili di pregio.  E inoltre ARTexhibitionlink organizzazione artistica senza fini di lucro di Chicago, nel suo spazio personale all’interno del Fine Arts Building Gallery UNO, Barbara Goebels-Cattaneo ha mostrato a turni mensili opere di atisti di della School of the Art Institute di Chicago a Berlino un dialogo d’arte con giovani artisti internazionali.

Tutto questo per dirvi che lo scopo della RAW è di inserire l’arte contemporanea romana in uno scenario internazionale e dare una possibilità agli artisti e ai professionisti contemporanei, che non sono centrati nell’ingranaggio del mercato sempre troppo stretto dell’arte, di mostrare i propri lavori e capacità imprenditoriali.

Si terranno inoltre visite guidate gratuite fino ad esaurimento posti, per prenotarvi http://www.romeartweek.com

night

Vi ricordiamo la grande festa che si terrà venerdì 26 ottobre alle 20:00 presso la residenza seicentesca Borgo Ripa. In esposizione per l’evento FLOATING – ARTE SOSPESA, sculture e immagini che sembrano galleggiare nell’aria, mostra a cura di Valentina Ferrari con i giovanissimi Sebastiano Bottaro e Marianna Andolfi, e Butterfly, l’istallazione a cura dell’artista colombiana che ci trasporterà in un’altra dimensione, quella di un sogno, o di un incubo?

In proiezione le opere vincenti il MIAMI NEW MEDIA FESTIVAL 2018
Dalle 20 alle 22 aperitivo and live music nel giardino del Borgo
A seguire Dj Set fino a tarda notte

Per essere inseriti nella Lista Honour , accreditarsi mandando una mail a info@romeartweek entro questa sera con indicati due nominativi da inserire nella lista.
fb event: https://www.facebook.com/events/554811484971494/

Per avere la lista completa degli operatori culturali, delle gallerie e degli artisti collegatevi alla pagina http://www.romeartweek.com

 

articolo di
Lié Larousse e Gianluca Pavia
/ DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

CANTA E BALLA CON ME – Gianluca Pavia – dalla raccolta poetica SPIETATE SPERANZE , Miraggi Edizioni

Canta e balla con me - G.p.

 

Quanta fretta
con i tuoi trucchi
per sentirti già grande
sexy
accattivante
e divorare tutti quegli uomini
che t’hanno reso bulimica,
rosa sfiorita
tra le dita sporche
di un amore ambulante.
Spegni la tele
che ho la nausea
di modelle con zampe
da ragno
e vecchiette arzille
conciate come
troie di Detroit.
Siamo già splendidi
così,
sunti perfetti d’ogni difetto,
caviglie gonfie e naso storto
pelle secca e ossa rotte.
Non ascoltare chi bella ti vuole
ma canta e balla
con chi bella ti vede.

di Gianluca Pavia
estratta da #SPIETATESPERANZE Miraggi Edizioni
Lié Larousse DuediRipicca www.libroarbitrio.com

opera #TAKEMYBREATH di #AMYJUDD

365 giorni, Libroarbitrio

SCRITTORI – DuediRipicca

#2dR

Di rifiuti e refusi
è fatta la vita di noi scrittori
e non sappiamo cosa uccida di più 
e non possiamo farne a meno
è una questione intrinseca
Karmica
quanto il primo giorno di scuola
e un pusher per compagno di banco
e vogliamo scrivere a tutti i costi
per leggere una storia
mai scritta prima
una scusa buona per curare il male
stringere un patto col diavolo
e fare pace col cuore
ed ogni sua santissima emozione
incendiando la mente
corrodendo il fegato
acido di vecchi ricordi
scrivere e invertire il tempo
regnare sulla morte
mettere parole in bocca a strambi personaggi
che alla fine siamo noi,
tutti loro,
li possediamo noi,
tutti loro,
noi e nessun altro
noi e la nostra voglia tossica
di scrivere per leggere
una storia mai scritta prima.

di DuediRipicca / Lié Larousse – Gianluca Pavia

#2drpoetry #2drartgallery 

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Arriva a Roma Scriptorium Foroiuliense – Scuola Italiana Amanuensi

Si terrà a Roma domani 29 e domenica 30 settembre
il corso di Littera Cancelleresca 

Scriptorium

Organizzato da Scriptorium Foroiuliense in collaborazione con la Libreria Antiquaria e Galleria d’Arte Gutenberg al Colosseo avrà luogo un corso intensivo (due giornate) di Littera Cancelleresca. Un weekend per scoprire l’umanesimo imparando le tecniche di una scrittura ancora oggi utilizzata dagli amanuensi del Vaticano.
Alla fine del corso sarà rilasciato un Attestato di Frequenza.
Le lezioni si svolgeranno in italiano e inglese.

*****

Scriptorium F

Scriptorium Foroiuliense è una Associazione Culturale nata nel 2012, votata all’insegnamento dell’Arte Calligrafica Antica. Organizzano corsi di scrittura antica: scrittura Onciale, scrittura Gotica, scrittura Cancelleresca (Diplomatica) e scrittura Beneventana, secondo l’antica arte degli amanuensi. Accanto alla sede didattica, lo Scriptorium Foroiuliense offre la possibilità di poter visitare (su prenotazione) l’OPIFICIUM LIBRORUM, che si può considerare un vero e proprio Museo Vivente. Lo Scriptorium Foroiuliense collabora con il Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano dove è presente con una sede distaccata, l’ARLEF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) e con Scuola Mosaicisti del Friuli Venezia Giulia, Provincia di Udine e non ultima la Regione Friuli Venezia Giulia.

*****

Domani andremo a conoscere di persona Roberto Giurano direttore della Scuola Italiana Amanuensi e vi faremo un breve reportage live!

per maggiori informazioni sui corsi  http://www.scriptoriumforoiuliense.it

 

Lié Larousse/Gianluca Pavia/#2dR

 

 

 

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“Due addetti alle pulizie” de Le Ore Piccole e il ruolo della coscienza nell’uomo moderno – Gianluca Pavia – Lié Larousse/2dR

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Dopo la vittoria del Premio Nazionale Scena&Poesia 2018, la compagnia Le Ore Piccole ha presentato al teatro India a Roma, per il Festival teatrale ContAminazioni, come è cool dire oggi, lo spin-off de “Il calapranzi” di Harold Pinter.
E subito penso, nel vedere gli attori salutarci e sparire dietro le quinte, che la pièce teatrale scritta e diretta da Chiara Arrigoni non cade mai nel copia e incolla di un testo già presentato, anzi spinge costantemente alla riflessione, fin dalla prima scena, attraverso gli “indizi”, ed è proprio il caso di dirlo, seminati dai due protagonisti; ed è anche per questo che “Due addetti alle pulizie” tiene un ritmo crescente che prende alla gola per tutto lo spettacolo. Forte dell’interpretazione di Andrea Ferrara e Massimo Leone emerge l’ “io” inconscio dell’uomo, apparentemente disinteressato fintanto che il tarlo del dubbio non si insinua nella coscienza, dando vita alle molteplici sfaccettature della personalità umana dei protagonisti: intenti a pulire uno scantinato, sembrano parlare del più e del meno come semplici colleghi, ma ogni battuta, azione, silenzio sospeso, è un mattoncino per ricostruire un quadro generale piuttosto inquietante, che prima si tinge di giallo e poi di rosso sangue. Come la macchia ostinata che non vuol venir via dal pavimento, facendo tornare alla memoria tutte le altre macchie, che hanno giù pulito e continueranno a pulire in quel ambiente angusto, mano mano sempre più inquietante. Perché loro lo sanno, cosa succede laggiù, nonostante non abbiano mai visto per chi lavorano, non ci abbiano mai parlato.
A volte la privacy è una questione di vita o di morte.
L’anima guida di molti, le famose tre scimmiette: non vedo, non parlo, non sento.
La calma apparente s’incrina, cosa comune oggi, quando uno dei due “ripulitori” inizia a farsi delle domande, a farle ad alta voce, trovando un’eco in chi osserva, nel suo dubbio su quale sia la cosa giusta da fare di fronte al male: prenderne coscienza, o fare finta di niente? Magari cullandosi nella scusa che sia un qualcosa più grande di noi, un meccanismo di cui facciamo parte? La situazione precipita drasticamente quando salta fuori una pistola, e se c’è una pistola, prima o poi sparerà, ma niente spoiler, solo una domanda: “Chi pulisce quando noi ce ne andiamo? Sono curioso di saperlo. Chi mette in ordine? O forse lasciano tutto così com’è?” 
Della serie: dove finiscono le nostre responsabilità?
E quand’è che le cose smettono di interessarci?

Lié Larousse/Gianluca Pavia/#2dR

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DUE ADDETTI ALLE PULIZIE – Compagnia teatrale LE ORE PICCOLE

LA COMPAGNIA TEATRALE

LE ORE PICCOLE

presenta

DUE ADDETTI ALLE PULIZIE

da “Il calapranzi” di Harold Pinter

due addetti

testo e regia Chiara Arrigoni
con Andrea Ferrara, Massimo Leone
disegno di Paolo Zunino
costumi, scenografie, disegno luci Giuliana Musso

Teatro India  20 settembre 2018, ore 21,30
Spazio Diamante – 27 settembre 2018, ore 21

“Chi pulisce quando noi ce ne andiamo? Sono curioso di saperlo.
Chi mette in ordine?
O forse lasciano tutto così com’è?”

compagnia teatrale

La compagnia Le Ore Piccole torna a Roma con Due addetti alle pulizie, il nuovo spettacolo, scritto e diretto da Chiara Arrigoni e interpretato da Andrea Ferrara Massimo Leone, ispirato a Il calapranzidi Harold Pinter.

Due le repliche romane: giovedì 20 settembre al Teatro India, nell’ambito di ContaminAzioni 2018,festival teatrale organizzato dagli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, egiovedì 27 settembre allo Spazio Diamante per il Premio InDivenire 2018/2019.

Due addetti alle pulizie stanno pulendo uno scantinato da una macchia. Sembrerebbe un lavoro come un altro ma i due non possono raccontare a nessuno quello che fanno. Seguendo la discussione dei due personaggi capiamo a poco a poco di cosa si occupano veramente: ripuliscono dal sangue i pavimenti di luoghi isolati che una misteriosa organizzazione, di cui non sanno nulla, usa per commettere omicidi.

A dieci anni dalla morte di Harold Pinter, torniamo nella lugubre stanza de Il calapranzi, proprio dove Ben e Gus a lavoro concluso, tra una chiacchiera e l’altra, si chiedevano chi ripulisse il pavimento, lasciato a volte inondato di sangue. Due addetti alle pulizie, nelle intenzioni della Arrigoni, si propone come uno spin-off de Il calapranzi, nell’intento di svelare un retroscena apparentemente marginale che nel capolavoro di Pinter viene solo accennato. Con le loro conversazioni a tratti comiche, a tratti paradossali, i due protagonisti si muovono con dissacrante disinvoltura sulla scena del crimine, ormai per loro uno spazio abituale. I dialoghi ruotano intorno alla necessità di non farsi domande e, al contempo, al timore di non riuscirci, finendo irrimediabilmente per sentirsi corresponsabili del sangue versato che devono “solo” cancellare dal pavimento.

Lo spettacolo intende innescare nello spettatore una riflessione sulla banalità del male, sulla sensazione di essere coinvolti in qualcosa di più grande e, talvolta, più mostruoso. La consapevolezza di essere solo l’ingranaggio di un meccanismo complesso, decidere che non porsi domande renda innocenti le nostre azioni, non può costituire un alibi.

Vincitore del Premio Nazionale Scena&Poesia 2018Due addetti alle pulizie arriva in anteprima a Roma dopo il successo di “Audizione”, pièce teatrale che ha debuttato nel 2016 proprio al Festival ContaminAzioni e che lo scorso luglio, dopo numerosi riconoscimenti in tutta Italia, ha condotto la compagnia in Francia per il Festival Off d’Avignon.

Questa la motivazione della giuria del Premio Scena&Poesia:
“Un testo che parte da una situazione chiave non nuova (il riferimento esplicito è al Calapranzi di Harold Pinter), per interrogarsi sulla responsabilità dell’individuo in un caso estremo com’è quello delineato nella pièce, e infine approdare alla questione chiave della responsabilità del pubblico a teatro”

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