ASTINENZA – GIANLUCA PAVIA

 

La distanza è astinenza
se la carne brucia
a caccia d’altra carne,
pelle per pelle
gemito su gemito,
una tremolante dipendenza
e conati di vomito.
Metro al secondo
per grammo di risa al quadrato,
il costo della clinica
che dovrebbe ripulirci,
una riabilitazione palliativa
per 28 giorni
di allucinazioni dilanianti,
o forse solo fantasmi
in sospensione
nel pulviscolo dei ricordi.
La nube ocra dei tuoi occhi
come il primo tiro
come il primo bacio
come il primo ago
e poi
il flash dello sballo.

poesia di Gianluca Pavia
DuediRipicca
#SPIETATESPERANZE Miraggi Edizioni

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Intervista a Daniele Casolino e la sua Anna Magnani

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Lui la musica non l’ascolta, la fa!

No, non è vero! Si sbriga a dirmi ridendo e sottolineando che Lui insegue ogni giorno il sogno di diventare musicista, ma intanto si è ritrovato scrittore. Ad impigliarsi nelle note questo accade, gli dico con lo sguardo di chi inciampa continuamente, e che un po’ musicista lo è già, ma io di musica non ci capisco niente dice Lui, e allora va bé.

Ah, scusate, vi state domandando ma Lui chi è?

Lui che si vede allo specchio in carne e cassetti in cui raccoglie tutte le bellezze e le brutture dell’esistenza in ogni loro sfumatura. Lui che fa eventi in casa e poi va a sedersi scomposto da bravo salottiere quale è, ma solo dopo aver imbastito una tavolata di cibi fantagloriosamente cucinati da sé mentre decanta ogni ingrediente, non da grande chef ma d’attore. Lui Daniele Casolino collezionista di vita, la sua e quella degli altri, così curioso da domandarsi se la curiosità incuriosisce, facile all’annoiarsi facile, disordinato per ordine, si perde per cercarsi, ignora per conoscere, matematico non per matematica ma per scrittura e la manifestazione di ipotenuse di versi sempre nuovi. E poi presentatevi, ditegli il vostro nome, e non vi ci chiamerà, ma lo anagrammerà per definirvi per passione, un gioco che fa come invischiarsi in tutto ciò che non gli piace per scoprire cosa sia davvero a piacergli, e poi gode, di tutto, di tutti, un bicchiere di rosso, carta e penna, e sulla tomba vorrà scritto:

“GLI E’ PIACIUTO UN FRACCO VIVERE”

Se avete occasione di sapere quando si esibisce e dove, non perdetevelo dal vivo, anche se a star dar retta a Lui: se ve lo perdete lo ritrovate!

Di seguito uno dei sui scritti più belli e che ho avuto il piacere di vedere live

-anna-magnani-

ANNA di Daniele Casolino

Pronto sei tu? Pronto? Io non sento niente… Ti sento lontano

Mi sei stato mai vicino Robè? O si l’amore, anzi l’Amore, come se fosse un titolo.
Io, il grande amore, lontano e folle, fuori dalla tua famiglia. Io ti aspetto qui in questa casa storta a picco sulla costiera amalfitana, non c’è neanche la corrente, ma è stata una mia follia, il nostro nido d’amore… Lontano, lontano da tutti. O certo sei un personaggio pubblico e rispettato, e ogni tanto anche a casa tua devi passarci. Ti vedo lo sai Robè, ti vedo che da patriarca, i tuoi figli ti vengono in contro con i loro compitini ben svolti e tu li baci teneramente sulla fronte. Anche tua moglie baci, sulla guancia però, in quel vincolo che vi lega al matrimonio e al ruolo sociale che vi siete giurati. L’amore invece lo dai a me no? E vabbè, lo sapevo, me la sono cercata e mo’ sto qua che ti aspetto.
Tanto che altro c’è da fare qui, le riprese cominceranno solo domani. Mi siedo in terrazza a guardare il mare di Furore e aspetto.

Ieri sera mi sono coricata prestissimo, non riuscivo a dormire e ho preso una pasticca, sì una sola, alle nove

E invece sono ancora qui sveglia, a leggere il copione. Come faccio a dormire. Mi hai sconvolto la vita Robè, io ero amata, stimata e tu per farmi immortale mi hai ammazzata.
Mi hai sacrificato sull’altare della tua arte o, dovrei dire forse, del tuo ego.
Che non sei bello ce lo sai, no? Eppure, Dio mio Robè, non mi ci hai fatto capir più nulla.

Sono molto forte sì, ho molto coraggio

Il coraggio di mettere a rischio la mia carriera: la grande attrice coinvoltà in un torbido caso di adulterio. Ma tu sorridi, tu sai stare in pubblico, tu ami la gente e ti lasci amare da loro e ti si perdona tutto. Come fa tua moglie, come faccio io.

Si ha un bell’essere forti, un bell’essere preparati, ma quando arriva è un bel brutto colpo, sai?

E a me sai che me ne frega di farci la figura della fessa, della sciocca, della donna che non sa darsi un contegno. Io sono famosa per le mie scene di follia, di disperazione. La mia intensità è la mia, la mia densità, la mia faccia, questi occhi urlanti che bucano lo schermo, sono i miei Robè. Si sono una diva del cinema ma la passione, io, non l’ho mai recitata.
Tu,invece, te la inventi, tu te la scrivi, come su un copione, poi quando l’appassionata eroina, dopo un paio d’ore comincia a rompe i cojoni, tu l’ammazzi e ricominci daccapo, vero Robè?
Altro che pasticche, a me me servi tu.

Tu hai avuto sempre l’abilità di coccolarmi, di addormentarmi.

E raccontamela ancora un po’ sta favola, Robè. La favola che mi sono scelta. Io i miei conti me li sono fatti, sa’?

O bisognava rinunciare a cinque anni di felicità, o accettare il rischio. Io ho accettato e oggi pago cara tutta la felicità che ho avuto.

Sei talmente bravo Robè, talmente itelligente, talmente oculato, scaltro, avveduto che a me hai deciso di uccidermi da subito, all’inizio, da quel nostro incontro tra le strade cence della Prenestina. E quanto sono stata brava io a fammi ammazzare, eh? A farmi portare via la vita e l’amore.
Dici che sono isterica, ma la passione mia in quale altro letto la trovi? Mo’ dicono che cerchi un po’ più di freddo, che il fuoco mio non ti basta più. E tanto a te che te frega, sono io che brucio, sono io che muoio, sono io che mi dispero.

Ho quello che mi merito perchè ho voluto essere troppo felice. E’ stata proprio una pazzia, Amore mio!

Ho pagato questa casa diecimilalire, così sull’unghia come se niente fosse, che la signora ancora gli brillano gli occhi. Mi hai sorriso quando te l’ho fatta vedere, ci abbiamo dormito due notti, due notti sole, d’amore e di mare. Ma tu devi tornare a Roma, devi sempre tornare a Roma
Vai, vai, come al solito, laciami e vai senza voltarti.

Me non mi guardare, per carià. Se sapessi che… non ti dico quando mi sono trovata faccia a faccia con me stessa nello specchio… Dio, Dio mio…Proprio non si può dire che abbia un bel viso, e poi ti dirò, mi piaceva molto di più quando mi dicevi brutta, brutta mia, brutto muso mio.

A brutto muso ti rispondo che io della faccia mia ne vado fiera, di queste rughe, di questa vita vissuta. E tu invece le vite te le inventi e le dai in pasto al tuo pubblico, come bestie feroci. Capobranco che sei in un mondo di cannibali. Eccomi pronta, me paro Gesù Cristo, prendete e bevetene tutti, questo è il mio sangue, le mie lacrime.
E qui non c’è neanche l’elettricità.

Sono qui nel letto, intirizzita dal freddo perché mi sono gelata nell’attesa, a forza di alzarmi, sedermi, coricarmi, camminare avanti e indietro come una belva in gabbia.

Visto, Robè? Sono una belva anch’io, in questa gabbia piatta e bianca dove mi sono voluta rinchiudere. Come dicono quelli del giornale? Dicono che mi faccio immortalare. Quanto non capiscono un cazzo i giornalisti Robè, e i critici poi, ma che ne vogliono sapere. Io mi lascio uccidere e divorare ogni volta, come ogni volta che te ne esci da quella porta; divorami e vattene.

Avevo giurato a me stessa di non infastidirti, di lasciarti andar via tranquillo, di dirti arrivederci come se ci fossimo dovuti rivedere il giorno dopo e invece….

E invece m’hai lasciata qui con Federico, a lavorare su quella scena del santo. Eccomi pronta a un altro sacrificio, incinta vergine immacolata e violentata come sempre davanti agli occhi di tutti. Che tanto finché so io che soffro… Quant’è brava la Diva a soffrire. Lo sanno pure in America, mi ci danno i premi a me, per le mie sofferenze magistrali.

Parlo, parlo, parlo, senza pensare che tutto dovrà finire e ricadrò nel buio, nel silenzio.

Come ogni fine spettacolo, la gente mi ha voluto, si è nutrita di me, poi senza manco ringraziare, si alza e se ne va. Con la coscienza a posto, perché tanto lei, la gente, ha pagato il biglietto.
E te Robè? Te non paghi mai, no? Te sei l’ospite d’onore, il grand’uomo, a te tutto ti è dovuto. E hai fatto i soldi a parlà delle disgrazie altrui. Hai fatto i soldi vendendo ai poveracci la loro stessa povertà, da grande affabulatore che sei. E’ inutile che fai vedè le cose drammatiche Robè, si sei bravo, come te non le fa vedere nessuno, ma come uomo rimani un buffone, il solito Gigione viziato, che va a cercare carne fresca a Torpginattara per papparsela beato a Saint Tropez.
Adesso invece che sei andato a cercare in Svezia, il salmone? Lo sa, lei, che non c’ha speranza, che tanto anche lei è solo carne da macello?

L’ho vista, ho visto una sua fotografia, sul giornale, sì. E non te l’ho detto perché non volevo rovinare le nostre ultime settimane.

Grazie bel copione, Robè, bella storia, bel finale. Sarò ancora più Diva di prima dopo ‘sto capolavoro.
E nun te preoccupà che alla bella svedesina so lasciargli la scena di attrice giovane. Lei sarà pure bella, assai più bella de me, lei po’ esse pure la Bergman, ma io, caro il mio Roberto, rimango sempre la grande Anna Magnani.

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Daniele Casolino blog https://danielecasolino.wordpress.com/2012/10/17/anna/
pagina facebook Daniele Casolino

.Lié. di Lié Larousse – Miraggi Edizioni – Poesia e Fotografia –

Copertina libro .Lié. di Lié Larousse - Miraggi Edizioni

In questa raccolta lo stile originale dell’autrice è un bisturi che scivola lungo il tessuto del quotidiano, pronto a sezionare via vividi istanti raccontati dal brusio di un mercato affollato come dagli angoli più bui, della strada o dell’animo umano fa poca differenza. Una carrellata a velocità e intensità alternate, che non disdegna alcuna sfaccettatura, mettendo a fuoco uomini e donne, sogni, ansie, fondi rotti e bicchieri vuoti; sempre a caccia di una bellezza invisibile quanto l’essenziale. Sono pagine semplici, perché Lié scrive come vive, come cogliere fiori in un campo minato. Allora le emozioni possono esplodere da un momento all’altro, nascoste nel cuore di una bambina astronauta o negli avanzi che mutano in frigo, disseminate tra le righe a braccetto con gli scheletri e le speranze che ognuno seppellisce in sé stringendo i denti per fingere che la vita sia quel che sia, illudendosi di poterci sopravvivere ancora. O forse è proprio questo romantico illudersi a darci la forza per dare un senso a questa vita ingarbugliata, che scivola via troppo velocemente senza curarsi delle cicatrici che lascia dietro di sé. Perché, come scrive l’Autrice, la realtà è forse un inferno, ma l’inferno è un buon posto dove vivere e morire.

Prefazione di Gianluca Pavia

per .Lié. di Lié Larousse edito da Miraggi Edizioni in vendita in tutte le librerie del globo ma anche su Amazon:
https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

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www.libroarbitrio.com

Copertina e Fotografie interno libro di Gabriele Ferramola
www.gabrieleferramola.it

SPIETATE SPERANZE di GIANLUCA PAVIA – MIRAGGI EDIZIONI – 85 POESIE

Spietate Speranze

Dalle acque salate in tempesta venne catturato Caspar David. Turner nel frattempo combatteva coi venti del cielo che oscuravano tramonti nascondendo le albe. Claude Monet visse di vista che puntava all’osservazione dell’instabilità del tempo, facendo della neve, del mare e della sua donna la sua più piccola sorgente d’acqua; e Van Gogh con le sue infinite distese di grano e girasoli, petali d’olio rivolti al sole, faceva risiedere la follia nel colore, desiderandolo, perché si riconosceva nella nascita di quell’inchiostro per cui viveva; e poi Salvador Dalì, per cui le ombre apparivano solo di notte accanto alla sua musa amata, e le immaginifiche forme del buio. Uomini immersi nella suggestione che dona viaggiare con la mente, unico attimo quando la ragione consiglia la verità assoluta. Oggi, in questa nostra epoca degli anni dieci del nuovo secolo, Gianluca Pavia scandaglia poesia con parole dense come mosto, che sgorgano dalla follia d’animo, e mani e cuore irrequieti. Osservatore di ogni espressione della terra, esploratore dell’invisibile, mente che focalizza le sfaccettature del mondo nel quotidiano cammino alla vetta più alta, senza temere lo scontro con l’Io e il Sé, impasta pensieri, ispirazioni, idee ed intenzioni in versi e prosa, come una pennellata ad olio, e una sferzata veloce d’acquerello, dipinge scrittura ma col tratto ostinato dell’inchiostro con cui annusa e graffia la carta. La sua bottega d’artista è la strada, il pontile nascosto tra sabbia e mare, il peggior bar della sua periferia, il letto continuamente disfatto, locali stracolmi di fantomatiche figure del caos, la pineta e l’erba fresca, il cielo notturno e quello accecante di mezzogiorno, lo scorcio d’etere che squarcia un meraviglioso paesaggio, vede oltre delineando pianeti ancora sconosciuti, dando loro voce, e la possibilità di smaterializzarsi per rinascere nuovi astri.

Prefazione di Lié Larousse

quarta

per Spietate speranze di Gianluca Pavia edito da Miraggi Edizioni in vendita nelle librerie di ovunque e anche su Amazon:
https://www.amazon.it/Spietate-speranze-Gianlu…/…/8899815445

DuediRipicca
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#spietatesperanze #miraggiovunque

Gesù Cristo sono io – Levante – .Lié. di Lié Larousse – Miraggi Edizioni

Lié_Lié-Larousse

https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

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Gesù cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine

Gesù cristo sono io
Per le menzogne che ti ho perdonato
E le preghiere fuori dalla porta
Per il mio sacro tempio abbandonato

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che, che da te risorgo anch’io

Gesù cristo sono io
Moltiplicando tutta la pazienza
Avrò sfamato te e la tua arroganza
Forse ti ho porto pure l’altra guancia

Gesù cristo sono io
Che di miracoli ne ho fatti tanti
Ti ho preso in braccio e ti ho portato avanti
Ma tu ricordi solo i miei peccati

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che, che da te risorgo anch’io

Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore
Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo
Li porto via, amore

Per tutte le spine del mondo
I chiodi piantati nel cuore
Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo
Li porto via, amore

Confessa che sei il demonio nella testa
Che mi trascina sempre giù
Confessa
Che il paradiso non mi spetta
Che non mi sono genuflessa
Che non mi sono genuflessa
Che, che da te risorgo anch’io
Che da te risorgo anch’io
Che da te risorgo anch’io
Che da te risorgo.

Canzone di LEVANTE
Video al link di seguito

 

Domani mercoledì 31 gennaio alla 2dR ART GALLERY dalle ore 15 alle 18

2dR ART GALLERY

Domani, mercoledì 31 gennaio, dalle ore 15 alle ore 18 incontriamo tutti gli artisti alla 2dR ART GALLERY @ The Public House in via delle Tre Cannelle 8 (zona p.za Venezia/Monti) che desiderano sottoporci i loro lavori per la prossima collettiva in calendario 23 marzo; riceviamo anche tutti gli scrittori che in questi giorni ci hanno scritto per recensioni, ed eventualmente presentare i loro libri durante UNA SERATA AD ARTE – READING & LIVE MUSIC in programma a fine febbraio.

.ma da te come va?. – Lié Larousse

Mark heine

.l’alba s’è alzata tardi stamattina qui da me
il cielo è una cartina leccata dal lato sbagliato
sfocato il giorno
gli occhi non hanno nulla da mettere a fuoco
eppure vedo
un ragazzo e una ragazza
corrersi incontro scalmanati
abbracciarsi, baciarsi
lei si stringe al fianco di lui
lui una mano nei capelli di lei,
un altro bacio ancora
per loro è un giorno buono penso
e sorrido al mio
iniziato non ricordo quando
che deve ancora finire.

Lié Larousse #markheine #book
Gianluca Pavia / DuediRipicca editi da Miraggi Edizioni e Alter Ego Edizioni
Vi aspettiamo questo venerdì 26 gennaio alle ore 21 che ci divertiamo, cantiamo, poesiamo, birriamo e tanto altro all’evento Una Serata Ad Arte – Reading & Live Music alla 2dR ART GALLERY @ The Public House in via delle Tre Cannelle 8/9 Roma

DON’T MISSSSS!

http://www.libroarbitrio.com

“L’arte del racconto” laboratorio a cura di Simone Ghelli – Fiumicino / Roma

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L’arte del Racconto è un laboratorio di scrittura creativa nello specifico lo studio del racconto e l’approcciarsi alla sua stesura.

Condotto da Simone Ghelli autore del libro “Non risponde mai nessuno” raccolta di racconti edita da Miraggi Edizioni, il corso si terrà tutti i lunedì, a partire dal 5 febbraio, dalle 18 alle 20 presso la libreria “C’era una volta” di Fiumicino, in via della Foce Micina 10/D. Il costo è di 50 euro al mese.
Per chi fosse interessato e vuole avere maggiori informazioni può contattare la titolare della libreria al numero telefonico 333321674.

 

L’abbiamo visto in anteprima: FABRIZIO DE ANDRE’ IL PRINCIPE LIBERO – Il Film – RAI FICTION e ve lo consigliamo!

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Tutti dovrebbero vedere questo film.
In primis tutte quelle persone che con troppa facilità ed ignoranza esprimono il loro parere giudicando la vita di un artista, di qualsiasi artista, dal pittore all’attore, dal poeta al cantante, senza aver mai avuto a che fare davvero con il mondo dell’arte, né con nessuno di loro.

Perché? Perché questo film non racconta solo i momenti salienti della vita del grande cantautore italiano che è tutt’oggi De André, ma di ogni persona che ha fatto parte della sua vita, a partire dal padre Giuseppe De André, fino ad arrivare a Luca Marinelli. E se nel guardare la pellicola, liberi da preconcetti, riuscirete a carpire ogni istante della sua vita, e quella di ogni personaggio, allora questo film vi regalerà il più grande degli insegnamenti: conoscere è la libertà.

Fin dal primo minuto si respira proprio aria di libertà, poetica e musicale, che sarà la vera ambientazione di tutto il racconto, dalla Genova dell’adolescenza, alla Sardegna della vita adulta, proprio da qui inizia il lungometraggio, dalla tenuta in Gallura per poi percorrere a ritroso quarant’anni di vita artistica di De André. Vita artistica, punto. Glielo dice Luigi Tenco “Non puoi dividere la vita personale da quella artistica”, durante una delle loro nottate birra e spiaggia. Luigi Tenco, interpretato da Matteo Martari, che diventerà presto amico e complice di intuizioni poetiche su carta, e scoperte musicali d’oltre oceano. Il giovanissimo De André lo vediamo approcciarsi alla musica con la chitarra, regalatagli dal padre dopo aver avuto il coraggio di confessargli che no, suonare il violino non gli piaceva affatto, ed ecco che il coraggio di scegliere da sé diventa l’obiettivo di una vita, così come avere sempre la penna e stracci di carta alla mano, pronto ad annotare pensieri, frasi ascoltate, o parole che scrive mentre beve e scambia opinioni con amicizie importanti, che ne formeranno il carattere, che lo ispireranno, come quella straordinaria con Paolo Villaggio, interpretato da Gianluca Gobbi (calato perfettamente nella parte), a fargli presente la grandezza dei testi, della sua voce, prima di chiunque altro, che lo porterà a leggere e a cantare tra amici al bancone, e poi sul palco di un piccolo teatro. De André venticinquenne e ostinato, che preferisce la compagnia di prostitute e i loro avventori alle giovani della borghesia, mondo quest’ultimo dove le feste altro non sono che stanze sorde dove “parlare di niente”, ma dove trova il primo grande amore, e scoprire col tempo, quanto lontano e doloroso sia da lui, e quanto non faccia più parte del suo essere. Durante gli anni del successo tentenna, fugge, quasi sopraffatto da nuove forme di paura, come quella di desiderare di prendersi una pausa, temendo però di non riuscire più a scrivere, ad incidere dischi, e poi ritrovarsi innamorato, di nuovo, di colei che diventerà la sua compagna, poi seconda moglie Dori Ghezzi, con lei il coraggio di cambiare vita, il primo concerto, il sequestro e il dolore della reclusione imposta, ma quando finalmente torna libero vive, vive davvero la libertà che ha sempre cercato, scritto e cantato.

“Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile 
Grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere 
E un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve 
Sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete 
Passerà anche questa stazione senza far male 
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore ”
Fabrizio De André

Il film arriverà nelle sale come evento speciale il 23 e 24 gennaio e su RAI 1 diviso in due parti,
il 13 e 14 febbraio, noi ve lo consigliamo vivamente!
Articolo di Lié Larousse & Gianluca Pavia /2dR

LUCA MELE alla SETTIMANA DEL FESTIVAL DI SANREMO con la sua “CANZONE CATTOLICA”

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Il giovane cantautore Luca Mele ha vinto la tappa romana del famoso concorso “La Milano Sanremo della canzone italiana” con il brano “Canzone Cattolica” e a breve volerà verso Sanremo per lo step finale del concorso che si terrà durante la settimana del Festival.

“Canzone Cattolica” è una canzone paradossale. Racconta una storia che Luca svela frase dopo frase fino al colpo di scena finale. La canzone è nata in un’alba di fine estate proprio nella città della riviera Romagnola , Cattolica (da qui il titolo del brano).

Attualmente è in libreria il suo primo romanzo dal titolo “L’Eternità” edito da Kimerik.

Noi facciamo il tifo per questo nuovo cantautore italiano!