365 giorni, Libroarbitrio

CRONACHE DAL FRESCO – In fuga da Caronte – di Renata Covi


Lasciato l’inferno della città mi sono rifugiata in montagna, sulle Dolomiti, oltre i 1200 m/slm a Cortina d’Ampezzo. C’è gente, ma non tantissima. In albergo e a passeggio si vedono molte teste bianche oppure tinte.

I giovani dove sono? Tutti al mare oppure al lavoro! Teoricamente è vero, ma c’è un … ma.

Basta lasciare il paese e avviarsi verso i sentieri che puntano in alto, oppure salire verso i Passi dolomitici che il panorama cambia. Cambia la vista delle montagne, cambia il paesaggio naturale e anche quello umano. Compaiono i giovani. Anche qui dobbiamo distinguere perché abbiamo i centauri, i ciclisti e gli scalatori. Questi ultimi li riconosci subito, camminano veloci in salita, senza fare il fiatone, con passo sicuro e sciolto. Sono abbastanza carichi. Grandi zaini, moschettoni appesi alla cintura, scarpe da scalata legate allo zaino che dondolano ad ogni passo, corde a tracolla.  Sono ragazzi e ragazze e l’età varia dai 20 ai 40 anni. Dormiranno solo nei rifugi perché a fondo valle non si vedono.
I giovani a fondo valle circolano in passeggino o tentano i primi passi inseguiti dai genitori. Dopo gli scalatori ci sono i ciclisti. Se non siete mai stati in montagna vi siete persi un vero spettacolo, la maggior parte sono giovani, ma ci sono anche anziani incredibili che arrampicano “senza aiutino elettrico” il passo Giau – 29 tornanti – oppure affrontano il passo Stelvio – 42 tornanti. Un dislivello che va dai 1500 metri ai 2000.  La salita verticale delle Stelvio stanca anche in macchina. Sono tanti, salgono stando piegati sul manubrio e scendono a ruota libera. Andranno anche a 80 km all’ora. La paura di investire   qualcuno attanaglia chi è al volante di un’auto.
Tutti indossano il casco e a volte sono a gruppetti, in allenamento, seguiti da un’auto che interviene in caso di problemi. Quando arrivati in cima al passo si siedono al rifugio per bere e mangiare, vedi solo facce felici e sorridenti, la fatica non li riguarda.
L’ultima categoria è quella dei centauri che con parola moderna si chiamano “Bikers”.
Sono sempre in gruppo e fanno un rumore infernale. Le salite verso i passi, piene di curve e tornanti sono la loro gioia, perché affrontano la curva piegati verso l’interno e a volte superano la linea di mezzeria, con grande gioia della macchina che viene in senso inverso. Sono quasi sempre in gruppo, anche dieci, e sono sempre tutti vestiti di nero, uomini e donne. Qualche macchia di colore sulle loro giacche speciali, quelle con le spalle rigide, non manca, ma le loro tute aderenti esaltano molte pance.

Molto interessanti sono i motociclisti tedeschi. Arrivano con moto gigantesche, anche moto a tre ruote, sono pieni di borchie e di tatuaggi e come si fermano prendono in mano un boccale di birra. Sono molto folkloristici. Fuori dai paesi ci sono alberghi e ristoranti con la scritta “Bikers benvenuti” in tutte le lingue. In paese non se ne vedono. Forse cambiano le tute aderenti con dei jeans qualsiasi.

Articolo di Renata Covi