365 giorni, Libroarbitrio

Una vita senza esigenze sarebbe davvero poco umana- Di fiori di pesco e pagine scritte di Martina Benigni

“Il cibo e gli abiti sono dei bisogni fondamentali, l’umanità da quando esiste si dà da fare ogni giorno per procurarseli. Ma limitarsi a questi, sarebbe davvero poco umano.”

(Acheng, “La trilogia dei re”, trad.it. 2018)

Il racconto “Il re degli scacchi” dello scrittore cinese Zhong Acheng (1949-), meglio noto come Acheng, fa parte della “Trilogia dei re” insieme al “Re degli alberi” e al “Re dei bambini”. Le sue opere comparvero per la prima volta in Cina fra il 1985 e il 1986 e vengono associate a quella corrente narrativa della “Ricerca delle radici” (in cinese, xun gen wenxue 寻根文学). Dopo il trauma della Grande Rivoluzione Culturale (1966-1976, secondo gli storici cinesi) si sentì il bisogno di ridare spazio alla penna ferita, di liberare una lingua che per troppo tempo era stata soffocata e piegata dalle direttive di Mao Zedong. Per troppo tempo la voce degli scrittori aveva dovuto unificarsi a quella del “Partito” e delle “masse” di contadini, soldati e operai, nessuno spazio era consentito alla soggettività unica e irripetibile degli scrittori.

La reazione, alla fine di questo dolorosissimo silenzio forzato, fu un periodo di grande vivacità letteraria, di voglia di leggere e di scrivere, di vivere attraverso la riconquista dei sentimenti, degli affetti e della parola, che ora poteva finalmente tornare a descrivere le esperienze umane in tutta la loro pienezza. Ognuno provò a fare i conti con i traumi della Rivoluzione Culturale a modo proprio, dando voce alla propria sofferenza, alla propria delusione e al proprio rammarico. Ci fu anche chi, come reazione a questo passato lacerante, decise di non parlarne in maniera diretta descrivendo, al contrario, realtà “altre” attraverso un linguaggio violento come l’epoca trascorsa, e chi, invece, iniziò a guardare indietro, a guardarsi dentro, a ricercare, appunto, le proprie Radici.

Il nostro Acheng ha un modo tutto suo di risalire alle Radici: quelli che lui ricerca sono soprattutto i semi dei valori tradizionali piantati chissà dove e dimenticati per anni. Cerca, dunque, di ritrovare questi semi per farvi nascere, finalmente, degli alberi rigogliosi e carichi di frutti. Ognuno dei suoi re rappresenta un valore diverso: il rispetto per la natura, l’importanza del linguaggio e del significato profondo ed intrinseco delle parole, ed infine quelle che lui chiama “esigenze spirituali”, ovvero quel sentire tutto umano che ci porta a dipingere, a leggere un libro, ad ascoltare una canzone o a stringerci in un abbraccio.
 

Il re degli scacchi è un “giovane istruito” – uno di quei ragazzi inviati nelle campagne per ri-educarsi durante la Rivoluzione Culturale- che sembra avere due grandi passioni: il cibo e gli scacchi. Man mano che si legge il testo si colgono non solo i tanti riferimenti alla tradizione cinese, in particolare a quella taoista, ma si colgono anche riferimenti a quei “valori universali” quali l’amicizia, il desiderio, la capacità di resistere e di reagire, senza perdere il contatto con il proprio io più intimo e profondo e con le proprie esigenze: in una parola, il proprio sentire.

Coltivare le proprie esigenze e, dunque, la propria resistenza interiore diventano chiavi imprescindibili per superare momenti di crisi come quelli che si trovarono ad affrontare questi giovani costretti ad abbandonare le proprie case, o come quello che stiamo vivendo noi da quasi un anno. In un mondo che sembra rispondere solo alle regole del mercato e del Dio Denaro, dove il fine utilitaristico è l’unico che conta, penso sia ancor più importante parlare di “cose inutili” come i libri, l’arte, il colore del cielo al tramonto e il suono di una carezza. Forse, la più grande responsabilità che abbiamo oggi è proprio quella di ricordarci delle nostre esigenze e di affermare con forza che un altro modo di pensare è possibile. La mia responsabilità, oggi, è quella di sostenere che una poesia e un bacio possono davvero cambiare il mondo.

A tal proposito, ho trovato di grande ispirazione questo passo del libro che voglio riportarvi perché possiate anche voi ripensare alle vostre esigenze e per invitarvi ad unirvi a me in questo continuo “domandarci”:

“Già, che altro andavo cercando? Non stavo bene? Non dovevo preoccuparmi di dove mi sarei procurato il prossimo pasto; il letto, anche se rotto, era il mio, non dovevo sbattermi in cerca di un rifugio per la notte. E, allora, perché ero insoddisfatto? Perché questa voglia di leggere un libro? O di vedere un film, quando, una volta accesala luce, tutto svanisce? Cosa potevano darmi? Però avvertivo nel fondo dell’animo un desiderio vago, difficile da esprimere ma che, sapevo, aveva a che fare con la vita.”

(Acheng, “La trilogia dei re”, trad.it. 2018)

di Martina Benigni