365 giorni, Libroarbitrio

C’è una sola via: penetrare in noi stessi – Di fiori di pesco e pagine scritte di Martina Benigni

Ragazza di fronte allo specchio – Pablo Picasso

“…io non vi so dare altro consiglio che questo: penetrare in voi stessi e provare le profondità in cui balza la vostra vita; alla sua fonte troverete voi la risposta alla domanda…”
(Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta)

Così Rainer Maria Rilke (1875-1926) si rivolge ad un giovane poeta in cerca di conferme riguardo ai suoi versi. Forse, deludendo un po’ l’aspirante paroliere, Rilke risponde con grande lungimiranza che è all’interno che deve cercare, prima di volgere lo sguardo all’esterno. Ci sono alcune domande alle quali possiamo risponderci solamente dopo un grande “esercizio d’introspezione”.

Spesso siamo così determinati nel cercare conferme e riconoscimenti dagli altri che ci scordiamo di guardarci dentro, ci scordiamo di indagare nel profondo del nostro Essere. Ce ne scordiamo o volutamente rifuggiamo quest’ipotesi? Quanto può essere doloroso guardarsi allo specchio? Eppure, va fatto. Non c’è altro modo e Rilke lo sapeva bene.

Questa “prigione dorata” nella quale ci dimeniamo un po’ tutti da quasi un anno ormai, sta facendo emergere tutta una serie di questioni che prima, forse, facevano appena capolino da qualche angolo sperduto di una casa di campagna. Ora, invece, camminano prepotentemente in mezzo a noi. Ognuno legge la propria verità in tutto questo, prima o poi arriverà il momento di riprendere i fili delle cose importanti e capire cos’è stato davvero, ma per ora la cosa più preziosa che possiamo fare è guardarci- dentro e fuori- osservare noi, gli altri, il mondo, più e meglio di prima.

I consigli che dà il poeta possono essere rivolti, senza ombra di dubbio, a una dimensione più generale, quella del “mestiere di vivere”, se così vogliamo chiamarlo. Bisogna andare più a fondo, con coraggio, quel tipo di coraggio che c’è nel “vivere le domande”, che sta nei primi boccioli, che sfidano quel che resta della neve alla fine dell’inverno, il coraggio di chi “fa le cose per niente”, senza fine utilitaristico, senza chiedere in cambio nulla, ma gioendo della bellezza dell’Essere.

“Essere artisti- ma direi umani (n.d.a.) – vuol dire: non calcolare e non contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire. Ché l’estate viene. “

Ecco, l’estate viene sempre, e a noi non resta che tuffarci e imparare a nuotare.

Martina Benigni