365 giorni, Libroarbitrio

VOTA ANTONIO! La vasellina l’offre lui – Gianluca Pavia

Vota Antonio! La vasellina l'offre lui - racconto di Gianluca Pavia

Chiamatemi disfattista, irresponsabile o come preferite, ma detesto votare. Non so perché, ogni volta mi sento come un’adolescente asiatica in lizza per essere sodomizzata, ma con il diritto di scegliere tra Siffredi, Trentalange e Johnny Sins, il pelato di Brazzers.Sempre che non formino una coalizione, nel qual caso si tratterebbe di una gangbang, con metodo maggioritario o proporzionale cambia poco. Tra erezione ed elezione lo scambio di consonanti è al minimo storico, tipo affluenza alle urne. A proposito, quei cinque minuti spesi nella cabina elettorale potrei investirli meglio portando il cane al mare, leggendomi un bel libro, o che ne so, aggiornando il mio bagaglio culturale con gli ultimi video caricati su Youporn.
Ho giusto adocchiato qualcosa d’interessante come:“ porno soft fetish amatoriale, by Poggibonsi 89”.
All’ingresso del seggio due gruppetti di ragazzi battibeccano riguardo l’ideologia giusta, su quale sia la sacrosanta verità che ci libererà dal male, urlandosi contro slogan politici, insulti e minacce. Gli stessi ripetuti a pappagallo dai loro genitori, dai loro nonni, dai nonni dei loro nonni, nei secoli dei secoli. Siamo una nazione piccola con una memoria ancora più corta. Se ne sono alternati di ventenni che promettevano innovazione, crescita e libertà; eppure dopo fosse comuni e foibe e stragi e scudi crociati e poteri deviati e pizzini e logge e Capaci e incapaci e bunga bunga e banche salvate, siamo ancora qui, avvinghiati al sottile dubbio che forse, Garibaldi, era meglio se si faceva una millata di cazzi suoi.
Eccolo il frutto delle grandi ideologie: tutti divisi, contrapposti l’un l’altro in nome di qualche meteorismo cerebrale abortito più o meno un secolo fa. L’unico momento d’unità nazionale è l’inno prima della partita, ma quest’anno non ci siamo neanche qualificati ai mondiali, quindi per l’estate rimangono due opzioni: rivoluzione o guerra fratricida. Certo, fare la rivoluzione sarebbe più semplice se i social ci lasciassero un po’ di tempo libero, ma tra aggiornare la foto profilo, condividere video di gattini e insultare sconosciuti per la loro posizione su argomenti che abbiamo approfondito leggendo i meme di qualche teenager con lo stesso Q.I. di un cetriolo di mare, la batteria del cellulare va in down e non ha più senso vivere.
Possono toglierci tutto, ma non ci toglieranno mai la libertà dei nostri giga infiniti.
I corridoi del seggio sembrano quelli del reparto malati terminali: anziani e giovani vagano strascicando i piedi, lo sguardo vitreo, un rosario in mano.                                          Osservano i numeri fuori dalle cabine elettorali.                                                                            Poi quelli sulla tessera.                                                                                                                          Ancora i numeri sulle cabine.
Si asciuga una lacrima.
Si fanno forza a vicenda e poi entrano smarriti come vacche al macello. Con un bel completo a righe e i numeri direttamente tatuati sul braccio sarebbe tutto più facile ed onesto.
L’unico problema è che non mi vogliono far votare, o meglio, non trovano il mio nome nei loro elenchi.
– Ha cambiato domicilio di recente?- Chiede la responsabile.
– Beh, si. Più o meno di recente.
– Allora deve andare in circoscrizione, ritirare una tessera provvisoria e farsi indicare il suo nuovo seggio.
– Non fa niente. Vorrà dire che me ne vado al mare.- Non posso certo accennarle al video di Poggibonsi 89 che mi attende a casa.                                                                                            I capelli corti e castani le si rizzano di colpo.
– È colpa di gente come lei se questo paese è ridotto allo sfascio.
Urla mentre mi allontano fischiettando l’inno sull’onda dei ricordi, dei momenti storici che mi hanno reso orgoglioso di questo paese: Madrid ’82, Usa ’94 e Berlino ‘06.                  In strada, vicino al mio motorino, un ragazzo che conosco urla i titoli del giornale locale, cercando di portare a casa la pagnotta, pur amara che sia.                                                          – Ciao Sandro. Dammi una copia va’.                                                                                                  – Grazie David, ma ti dico subito che gli annunci non conoscono la parola lavoro.
– Ottimo. L’università come ti va?- Gli chiedo prendendo una copia.                                          – Finita. Centodieci e lode. Lunedì dovrei firmare il contratto. Solo un paio di mesi, certo, ma da McDonald hanno sempre bisogno di ingegneri aerospaziali, fisici nucleari e filosofi. Quelli, con l’Happy Meal, sono i più forti.
Forse sarebbe davvero da vigliacchi non votare del tutto, alla fine Poggibonsi 89 non si muove dalla home.
L’atrio della circoscrizione è una grande ressa, i corridoi riecheggiano di imprecazioni e insulti e sudore rancido fermentato nell’attesa delle due sole operatrici, ma una è in pausa e l’altra, semplicemente, non ha voglia di fare una sega.
Il folto gruppo di aventi diritto sgomita di fronte allo sportello per le provvisorie, alcuni iniziano a far comunella come i loro idoli in giacca, cravatta e vitalizio. Si scambiano battute, discutono su tutto il marcio di questo paese alla deriva. Frasi riciclate, pensieri plastificati.
Cazzo, sembriamo uno spin off di The Walking Dead!
– E’ indecente, tutto ‘sto casino per un pezzo di carta.-  Sbraita un signore di mezz’età riprendendosi con il cellulare.- Sono trent’anni che qui non funziona nulla, come non ha mai funzionato nulla in Italia.
La sua diretta gli frutterà tutti quei like con cui consolarsi mentre tornerà alla casa di cui paga a stento l’affitto grazie alla somministrazione del lavoro che gli permette un full HD, un SUV, uno smartphone. Tutte cose di cui non riuscirebbe neanche a fare lo spelling del nome, e comunque pagherà a rate fino alla morte, per cui, a occhio e croce, non gli manca molto.
Di sicuro meno che per la pensione.
– Questo paese fa’ schifo, ce l’hanno rovinato.- La telecamera del cellulare inquadra gli altri presenti che gli danno manforte, lo sostengono come un Pancho Villa nostrano del nuovo millennio, forse più un Sancho Panza.- Quando c’era lui, allora sì.
– Ci vorrebbe Baffone.- Urla un altro.
Parte il coro di proposte con nomi che sfiorano l’imbarazzante: mi sembra addirittura di carpire uno Skeletor, o magari era Fassino.
Non amo dare confidenza agli sconosciuti, ma vorrei chiedere a questi arditi over’ 50, minimo, dove si erano persi quando tutti gli onorevoli e deputati e presidenti e premier e portaborse e sindacalisti e capitani d’industria e appaltatori e intrallazzatori si trastullavano con il nostro paese, come in un giochino erotico con una tailandese.              Vorrei sapere cosa hanno fatto questi signori e signore per impedire che la cascata di merda ci investisse tutti.
Sarei curioso d’apprendere la loro personale panacea di tutti i mali.                                        Vorrei conoscere la loro cura.                                                                                                              Non parlo, non chiedo nulla; potrebbe sempre rigirare la domanda.
Al nuovo seggio vedo uomini baciare la tessera neanche fosse una giocata vincente, anziane invocare l’aiuto di chi ci ha lasciato il libero arbitrio di ridurci così. Lungo tutti i corridoi dell’edificio mura tappezzate con nomi e simboli d’ogni lista e partito e associazione a delinquere. Centinaia e centinaia di nomi e cognomi.
Curioso: quel partito è anticostituzionale, a quella simpatica canaglia è stata inibita l’attività politica per un altro anno minimo, quello era uno squadrista, quell’altra un’igienista dentale, questo pensa che i congiuntivi portino la congiuntivite, poi c’è il sosia di quell’attore comico inglese, trascurabile che aveva promesso di ritirarsi dalla politica più di un anno fa.
Poi dici che ti sale la nostalgia per il vero, unico, Partito: quello dell’Amore.
Ilona Staller avrai sempre il mio voto, almeno tu ti sei presa cura della mia adolescenza.

All’interno della cabina mi sudano le mani, annaspo tremendamente indeciso tra qualche crocetta ed un VAFFANCULO cubitale.
Inspiro, espiro e mi tranquillizzo: non sarà certo il mio voto a sovvertire l’ordine del pianeta, come quello di nessun altro.
Via, un paio di croci veloci ed è stato meno doloroso di quando mi hanno bruciato i condilomi; anche se in questo caso sarà altro a bruciarmi.
Esco in strada ed un timido sole mi bacia, bacia un cittadino responsabile, che con grande cura ed attenzione, dopo un’attenta riflessione, ha espresso la sua ponderata preferenza su chi debba invasellinarsi l’attrezzo prima di fotterci ancora.
Poggibonsi 89 arrivo!