365 giorni, Libroarbitrio

AL TRE – GIANLUCA PAVIA & LIE’ LAROUSSE/2dR – POKER D’INCUBI – PREMIO DACIA MARAINI FESTIVAL DUE ROCCHE

Lucianella Cafagna - Qualcosa di importante
 
– Ciao Bambino.
– Che?
– Ciao Bambino!
– Ma che voi? E vattene.
– Io?
– E chi io?
– Ah! scusa, ti sto disturbando Bambino?
– E smettila de chiamamme Bambino!
– Perché?
– Come perché? Ma che non lo vedi che non so’ un Bambino, sono un adulto io!
– Davvero?
– E già!
– Scusa ma a me sembri proprio un Bambino.
– Te piuttosto, Bambina, che voi? Non lo vedi che so’ impegnato?
– Impegnato?
– Sì impegnato!
– Ah sì?
– Eh sì!
– Ehi non farmi il verso! E allora va bene, se dici che sei impegnato, che tanto poi non è vero. Lo vedo che non stai facendo proprio nulla, lì, in piedi con le braccia aperte, poi neanche tanto aperte. Guarda che è difficilissimo stare in equilibrio su quella ringhiera, e il fiume che sotto.
– E statte un po’ zitta per favore!
– Era per dire.
– Ecco non dire! C’ho già il cervello pieno di vocine, mi mancano solo le tue!
– Dai? Che vocine?
– Ma che palle sei?
– Uffa però, non ti si può chiedere niente.
– Quei bastardi dei miei amici, va bene? Possino morì tutti ‘sti stronzi ‘nfami. Quelle merde dei miei genitori va bene? Schiattassero pure loro. Tanto più solo di così. Se possino svejà freddi tutti quanti domani mattina, non me serve nessuno a me.
– Attento! Se non fai attenzione qui l’unico che muore sei tu .
– La colpa è la tua. Sei te, co’ tutte ‘ste domande, me stai a innervosì! Ma perché non te ne vai?
– Perché dovrei andarmene? Pensa che sto aspettando che finisci, che qui c’ero prima io.
– Finisco? Ma te sarai scema?
– Ohi, veramente! Qui, io ci vengo quasi sempre, e a te non ti ci ho mai visto prima, quindi c’ero prima io!
– Te?
– Io, si! Perciò o mi fai spazio, o ti butti, o te ne vai. Va bene?
– Non urlare !
– E allora fammi spazio che devo salire pure io, e poi qui non ci sente nessuno strillare, e posso urlare quanto voglio!
– E sì, te sei proprio tutta scema.
– Ma la smetti di insultarmi?
– E dai sentiamo, perché te verresti qui?
– Guardo l’acqua scorrere sotto il ponte fino a che quel punto lì. Vedi quei due grandi numeri scritti in bianco?
– Si vedo la scritta di bianco ma non vedo bene…
– Ecco, quando quei due numeri saranno tutti ricoperti dall’acqua ne avrò vista abbastanza, il tempo giusto sarà passato, e me ne potrò andare, a meno che non mi capiterà per una volta di avere più coraggio.
– Più coraggio per cosa?
– Per non starla solo a guardare quest’acqua. Quant’è bella. Vedi come è pulita, come corre via.
– Attenta! Aoh, ma che te voi butta?
– E tu?
 
Racconto di Gianluca Pavia & Lié Larousse/2dR,
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