IL CANNIBALIBRO – POKER D’INCUBI – DUEDIRIPICCA

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Ho fame, fame, fame.
Non una fame come tutte le altre, no.
Una fame viscerale, insaziabile, inappagabile visti i tempi che sfrecciano. Mangio, tracanno, divoro libri, più di un topo di biblioteca. Un cannibalibro, ecco cosa sono. Mastico, sminuzzo e inghiotto pagine. Azzanno copertine, risucchio poesie, bevo inchiostro. Non ci posso fare nulla, è più forte di me. E’ un istinto di sopravvivenza.
– Prepararsi all’azione in sessanta secondi.- Urla il capo brigata terminato il briefing sul nostro ultimo raid.
Quando ero piccolo, poco più di un tascabile, non giocavo con gli altri bambini ai videogames, no, io preferivo di gran lunga restare rintanato nella mia cameretta a leggere per ore e ore.
Mia madre preoccupata mi diceva sempre: – A furia di divorare tutti quei libri finirai per diventare carta.
Non poteva immaginare quanto fosse vicina alla realtà.
Iniziai con i fumetti e poi pian piano passai ai libri. La prima volta fu proprio con un libro. La prima volta non si scorda mai, almeno che tu non abbia l’Alzheimer. Era piccolo, sottile e sembrava così gustoso e succulento mentre mi fissava malizioso e senza pudore con le pagine spalancate. Non c’erano bistecche o parmigiane che tenessero il confronto. Lo stomaco baccagliò in sottofondo, un sottile rumore bianco che offuscò la mente. Strappai la prima pagina con la mano tremolante di chi sfila il primo paio di mutandine, e me la cacciai in bocca. All’inizio fu strano: la carta ruvida sul palato, il sapore della polvere, i denti che stracciavano quella pagina come fosse carne. E all’improvviso qualcosa travolse i miei sensi.
La rotondità delle parole, la musicalità dei versi, la peculiarità delle descrizioni; ogni cosa si accese di gusto e prelibatezza. Non cinquanta ma centinaia, migliaia di sfumature, sapori e retrogusti esplosero nella mia bocca inondandola di saliva. Qualcosa di molto più succulento di semplici parole era racchiuso in quelle pagine che azzannavo come carne.
Carne bianca, come pollo. Ecco a cosa associano al pollo le mie papille, al “Piccolo principe” di un autore dal nome impronunciabile.
– Dieci secondi.- Urla ancora il capo brigata soverchiato dalle sirene del nostro bunker, il bunker della resistenza, per gli amici Hill.
Bei tempi quelli. Quando volevi potevi fare indigestione di libri, romanzi, poesie. Come se i libri crescessero sugli alberi.
Ancora ricordo i primi Palahniuk: crudi, al sangue proprio come piacciono a me. I sapori speziati e orientaleggianti di Gregory Roberts. Gli sfiziosi spuntini a base di Bukowski e Pennac e Benni. E adesso è tutto finito. Niente libri. Niente romanzi. Niente poesie. Niente di niente. E io rischio di morire di fame…

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Ginaluca Pavia
DuediRipicca
#PawelKuczynskiReadisanadventure

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