I Lunedì di LuccAutori – Africa e cataratta – Marco Rinaldi

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Da ieri in casa c’è un gran trambusto: mamma e papà sono un po’ nervosi, insomma, più nervosi del solito; la nonna è gentile col nonno, e questa è una bella cosa, perché di solito gli dice delle cose che non  si dovrebbero dire a una persona anziana; è vero che anche lei è una persona anziana, però non è bollita, come dice papà del nonno.
Lui, il nonno, forse è vero che è bollito: fa sempre le parole incrociate, quelle facili, guarda la televisione e ci si addormenta davanti, tanto che certe volte mi viene da pensare che se muore non sentiremo tanto la sua mancanza. Però poi penso che non vorrei che morisse, prima di tutto perché credo che sotto sotto Babbo Natale sia lui, e poi perché spesso fa la pipì a letto e almeno così in casa siamo in due. E poi mi vuole bene, una volta mi ha anche detto che sono il suo nipote preferito.
Invece, da ieri è molto allegro e parla un sacco, anche se nessuno lo sta a sentire; è vestito come per andare a messa, non beve il vino che gli piace tanto e c’ha sempre la dentiera, quindi quando parla sputazza di meno; si è fatto pure comprare il giornale, anche se papà dice sempre che sono soldi buttati perché i programmi della televisione se li può leggere pure sulla televisione, col tasto MENU.
Insomma, è come se avessi un altro nonno, e se rimanesse così vorrei che non morisse tanto presto.
Sì, perché i nonni muoiono presto.

– Mamma perché da ieri siete tutti così strani?

– Strani? Non direi proprio; magari siamo presi dall’operazione.

– Che operazione?

– Del nonno, domani operano il nonno. Ma adesso vai di là, che devo organizzare un po’ di cose.

È la prima volta che operano qualcuno della famiglia, e sono un po’ preoccupato, perché al nonno di un amichetto mio non gli è andata bene, con l’operazione; lui ha pianto a scuola, il mio amichetto, mica il nonno, e io per farlo smettere gli ho dovuto regalare un sacco di figurine. Se il mio, di nonno, facesse la stessa fine non so cosa mi regalerebbe il mio amichetto per consolarmi, ma penso che un po’ di carte degli Invizimals ce le potrei anche rimediare, magari Coralee Max, che ce l’ha solo lui.

– Nonnino, è vero che domani ti operi?

– Sì – mi risponde tranquillo, girandosi verso di me con un gran sorriso dopo aver appoggiato sulle ginocchia il giornale già tutto stropicciato – dai, vieni, ti ho mai raccontato di quella volta in Africa?…

– E se muori?

– Macché, hanno detto che è una cosa da niente. Vieni, che ti racconto dell’Africa…

– Il nonno di un amichetto mio, però, dopo l’operazione è morto, proprio morto.

– No, è una cosa da niente, la mia è una cosa da niente, me l’hanno detto tutti. – mi ha risposto. È affettuoso, ma non sorride come prima. – Ti ho mai raccontato di quella tigre in Africa?

– Guarda che pure quella del nonno dell’amichetto mio era una cosa da niente. Infatti dopo l’operazione stava benissimo, rideva e scherzava. Poi è morto.

– Ma la mia non è proprio un’operazione, mica mi addormentano. Ma insomma, mi stai a sentire si o no? Mi sa che quella della tigre non te l’ho mai detta.

– Anche il nonno dell’amichetto mio l’avevano operato al ginocchio senza addormentarlo. Poi è morto. Morto secco.

Lui mi guarda con lo sguardo un po’ vuoto, poi fa una specie di smorfia e gira la testa dall’altra parte.
Sembra un po’ seccato; chissà perché poi, io volevo solo essere certo che non corresse pericoli. Ma a volte le persone anziane non sanno neanche loro perché si seccano. O forse lui si vergogna di quella cosa della tigre, ché le tigri mica ci stanno, in Africa.

– Ma insomma, nonnino, ti operi o non ti operi?

– Sì, ma solo agli occhi – mi dice prima di riprendere in mano il giornale, ma io lo vedo, che non lo sta leggendo, perché gira le pagine a caso stropicciandole e facendone cadere molte per terra.

– Cioè?

– Eh, devono ripararli – mi risponde a fatica – c’ho le cataratte.

– Ma te li tolgono?

– Cosa?

– Beh, gli occhi, no? Li tolgono, li riparano e te li rimettono; poi se non riescono a ripararli ti mettono quelli di un morto, come si fa col fegato e tutto il resto. Io queste cose le so, che ti credi.

Lui si gira verso di me facendo un gran sospiro, sembra molto stanco; prova a sorridere, ma ha la faccia di quando sta per litigare con la nonna.

– E piantala! Te l’ho detto: è una stupidaggine. chiedi a mamma se non ci credi. E adesso sai che c’è? Che non mi va più di raccontarti dell’Africa.

– Vabbè, sarà pure una stupidaggine, nonno, ma papà dice sempre che gli occhi sono la cosa più delicata che abbiamo, e basta niente per diventare ciechi.

Lui ci dev’essere rimasto male perché dopo avermi guardato come guarda la nonna quando gli dice quelle cose che non gli dovrebbe dire, lascia cadere il giornale e mi dice:

– Ma perché non te ne vai di là da tua madre?

– Ora vado, però volevo sapere come fanno a ripararti gli occhi senza tirarli fuori.

– E che ne so, io? Dice che fanno col laser.

– Il laser? Ma è pericolosissimo, il laser, nonno; allo stadio l’hanno vietato.

– E che c’entra lo stadio? Insomma, mi vuoi lasciare in pace? – adesso è proprio nervoso, fa ballare la dentiera con la lingua, accende e spegne continuamente la televisione e si agita sulla poltrona. E’ anche molto bianco.

– Non lo sai? Lo puntavano negli occhi dei giocatori nemici per farli sbagliare. Però dice che se te lo puntano proprio nell’occhio, te lo brucia in un attimo, praticamente te l’arrostisce. A te dove te lo puntano, nonno?

– Basta, basta, cazzo!

Adesso trema più del solito, così tanto che il telecomando gli cade per terra, e allora dice una cosa che proprio non mi sento di ripetere perché mi sto preparando per la comunione; poi, rivolto verso il corridoio urla con la voce strozzata:

-Vi venite a prendere ‘sto rompicoglioni?

È proprio vero che alle persone anziane, cioè ai vecchi, ogni tanto gli scappa fuori qualcosa senza che se ne accorgano, una volta è la pipì, un’altra una puzza, e un’altra ancora una parolaccia, oltre a quell’altra cosa che non posso ripetere per via della comunione.
Comunque, non c’è bisogno che mi vengano a prendere, me ne vado da solo, tanto sono sicuro che gli passa: quella volta ha detto anche che sono il suo nipote preferito.

– Mamma! Ma al nonno dove glielo puntano il laser?

– Che laser?

– Quello per riparare gli occhi.

– Secondo te?

– E che ne so.

– Beh, se devono riparare gli occhi glielo punteranno negli occhi, no?

Oddio! Corro in salotto piangendo e urlo con tutta la voce che ho:

– NONNO!!! Ha detto mamma che ti arrostiscono gli occhi! Ti hanno detto le bugie. Non voglio che diventi cieco! Non voglio che muori! Ti hanno detto le bugie! Non mi importa niente di Coralee Max e degli Invizimals! Salvati, nonno!

Il nonno è tutto rosso, suda tanto, ha gli occhi spalancati, rossi pure quelli, sembra che abbia visto il fantasma della morte secca; apre e richiude la bocca come se volesse dire qualcosa. Poi allunga una mano tremolante verso il tavolino, apre la scatoletta delle pillole, e tira fuori quella rosa, quella della mattina, ma prima che riesca a infilarsela sotto la lingua, gli do una botta sulla mano e la faccio cadere:

– Ma nonno, che fai, sei matto? Quella la devi prendere di mattina, a digiuno, mica adesso!

Lui si confonde sempre.
Dopo un po’ gli occhi gli diventano tutti bianchi, e allora penso che forse è giusto che glieli riparino.
Poi però fa un gran sospiro, e china la testa un po’ di lato. Adesso, gli occhi sono belli aperti, e non c’è più il bianco di prima.

– Nonno – gli chiedo – allora, che hai deciso? Ti operi?

Ma lui non mi risponde.

– Allora, nonno?

Beh, lo so che i nonni devono morire presto, però, mannaggia, almeno il nonno dell’amichetto mio s’è fatto operare.

Racconto “Africa e cataratta” – Premio Buduàr – scritto da Marco Rinaldi
scelto da DuediRipicca
per la rubrica “I Lunedì di LuccAutori”

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Potete acquistare il volume dei racconti vincitori del Premio
“Racconti nella Rete 2016”
edito da Nottetempo, a cura di Demetrio Brandi
in tutte le librerie a distribuzione nazionale

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