Hashish – Thèophile Gautier

Henri Gervex Rolla-Madame Sabatier-lettera a Gautier

Avanzai verso la parte luminosa della sala dove  parecchie forme umane si agitavano attorno a un tavolo, e non appena la luce mi raggiunse, facendomi riconoscere, un potente evviva scosse le profondità sonore del vecchio edificio.
“E’ lui! E’ lui!”, gridarono insieme varie voci.
“Diamogli la sua parte!”
Il dottore stava in piedi accanto a un tavolo su cui c’era un vassoio carico di piattini di porcellana giapponese. Con una spatola estraeva da un vasetto di cristallo un pezzo di pasta o marmellata verdastra, grosso all’incirca come un pollice, e lo posava su ogni piattino, accanto a un cucchiaio d’argento dorato.
Il viso del dottore era raggiante di entusiasmo;  gli occhi sfavillavano, gli zigomi s’imporporavano, le vene delle tempie formavano un disegno sporgente, le narici dilatate aspiravano l’aria con forza.
“Questo vi sarà detratto dalla vostra porzione di paradiso”, mi disse porgendomi la dose che mi spettava.
Dopo che ciascuno ebbe mangiato la sua parte, fu servito il caffè alla maniera araba, cioè con il fondo e senza zucchero.
Poi ci mettemmo a tavola.
Una tale inversione negli usi culinari avrà probabilmente sorpreso il lettore; infatti non si è soliti bere il caffè prima della minestra e in genere le marmellate si mangiano all’ultimo.
La cosa merita decisamente una spiegazione.

 

 

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