Le tre fasi degli spazi vuoti – Edvard Munch

Munch-Edvard - Madonna
Che il pezzo di carbone più grosso si rompe facilmente
Se trovi la venatura e martelli con l’angolo giusto.
Il suono di quel colpo rilassato e lusinghiero,
La sua cooptata e obliterata eco,
Mi hanno insegnato a colpire, insegnato a smettere,
Insegnato tra il martello e il pezzo di carbone
A far fronte alla musica. Mi insegni ora ad ascoltare,
A dare i colpi giusti dietro il nero lineare.
Se no si scioglie,
Il burro si deve tenere via dal sole.
E non fare briciole. Non ballare con la sedia.
Non prendere. Non puntare il dito. Non far rumore quando giri.
Pensavo di camminare girando e girando uno spazio
Assolutamente vuoto, assolutamente una sorgente
Dove il castagno adorno aveva perso il suo posto
Schegge bianche saltavano e saltavano e schizzavano alte.
Sentivo il taglio accurato e differenziato
Dell’accetta, lo schianto, il sospiro
E il crollo di quello che era stato lussureggiante
Attraverso i percossi resti e frantumi di tutto quanto.
Piantato a fondo e da molto andato, mio coetaneo
Castagno da un vasetto di marmellata in un buco,
La sua massa e quiete diventate un lucente non luogo,
Un’anima ramificante e per sempre
Silenziosa, oltre ascoltato silenzio.
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