“Settima Elegia” Nichita Stanescu

мм Katerina Plotnikova

Vivo in nome delle foglie,
ho nervature, cambio il verde per il giallo
e mi lascio morire nell’autunno.
In nome delle pietre vivo e mi lascio
spianato nei cubi delle strade,
percorse da macchine veloci.
Vivo in nome delle mele e ho
sei noccioli sputati in mezzo ai denti
della giovane fanciulla portata col pensiero
verso pigre danze di ebanite.
In nome dei mattoni vivo,
con bracciali di calce infilati
in ogni mano, mentre abbraccio
un possibile tuorlo di esistenza.
Mai sarò sacro. Ho molta,
troppa immaginazione
delle altre forme concrete.
E per questo non ho nemmeno tempo di riflettere
sulla mia stessa vita.
Eccomi. Vivo in nome dei cavalli.
Nitrisco. Salto alberi tagliati.
Vivo in nome degli uccelli,
ma prima di tutto in nome del volo.
Credo di avere ali, ma esse
non si vedono. Tutto per il volo.
Tutto,
per appoggiare quello che c’è
su quello che ci sarà.
Tendo una mano, che al posto di dita
ha cinque mani,
che al posto di dita
hanno cinque mani, che
al posto di dita
hanno cinque mani.
Tutto per abbracciare
minuziosamente il tutto,
per tastare i paesaggi non nati
e per graffiarli
fino al sangue con una presenza.

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