La poesia degli albori

Poeta

” Carpe Diem” Quinto Orazio Flacco

Non chiedere, o Leuconoe, non ci è lecito sapere,
quale destino abbiano per te e per me deciso gli dèi,
né scrutare gli oroscopi assiri. Meglio accettare
quel che sarà, ti abbia assegnato Giove molti inverni,
o l’ultimo che ora affatica il mare Tirreno
contro gli scogli! Sii saggia, filtra vini, spezza
lunghe speranze, poiché breve è la vita.
Noi parliamo, e intanto il tempo se ne va.
Cogli l’attimo fuggente,
affidati al domani quanto meno puoi.

“Satire” Decimo Giunio Giovenale

A Roma che cosa posso fare?
Non so mentire,
non so chiedere o lodare un libro se è brutto,
ignoro gli oroscopi:
non voglio e non posso
promettere la morte del padre,
non so consultare le viscere delle rane,
non do il mio sostegno a chi ruba,
per questo vado in giro
senza compagnia,
cammino da solo
come fossi uno storpio,
un inutile corpo
che ha perduto il braccio destro.
Chi si apprezza di questi tempi
se non chi è complice,
o chi nel cuore in fermento
non brucia di vergogne nascoste?

“Favole” Fedro

In che modo gli invidiosi mi giudicheranno,
lo so bene, anche se per ora non parlano.
Tutto ciò che parrà loro degno di lode
lo avrà detto Esopo, ma se qualcosa loro piacerà meno,
senza dubbi scommetteranno che l’ho scritta io.

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