365 giorni, Libroarbitrio

La rossina di Guillaume Apollinaire

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Eccomi di fronte a tutti un uomo pieno di senno
Che conosce la vita e della morte quanto può conoscere un vivo
Che ha provato le croci e le delizie dell’amore
Che qualche volta è riuscito a imporre le sue idee
Che conosce parecchie lingue
Che i suoi viaggetti li ha fatti
Che ha visto la guerra in Artiglieria e in Fanteria Ferito al capo trapanato al cloroformio
Che ha perso i migliori amici nella spaventosa lotta
Io so di vecchio e di nuovo quanto delle due cose insieme può saperne un solo uomo
E senza preoccuparmi oggi di questa guerra
Fra noi e per noi amici miei
Giudico la lunga disputa fra Tradizione e Invenzione
                 Fra Ordine e Avventura

Noi vogliamo donarvi vasti e strani domini
Dove il mistero in fiore s’offra a chi vorrà coglierlo
Là ci saranno fuochi nuovi e colori mai visti
Mille imponderabili fantasmi
Cui bisogna dare realtà
Vogliamo esplorare la bontà terra sterminata dove tutto tace
Ci sarà anche il tempo che puoi scacciare o far tornare
Pietà per noi che combattiamo sempre alle frontiere dell’illimitato e dell’avvenire
Pietà per i nostri errori pietà per i nostri peccati
Ecco venir l’estate la violenta stagione
E in me la giovinezza è morta con la primavera
O Sole è giunto il tempo dell’ardente Ragione
E io aspetto
Per non lasciarla più la forma dolce e nobile
Presa da lei perch’io la ami solamente
Viene e m’attira come il ferro e la calamita
                D’una rossa adorabile
                Ha il volto seducente

Sono i capelli oro lionato
Un bel lampo prolungato
O quella fiamma che inorgoglisce
La rosa tea quando appassisce
Ma ridete ridete di me
Uomini di dovunque specie gente di qua
Ché ci son tante cose che non oso dire 
Tante cose che non mi lasceresti dire
Abbiate pietà di me  

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