“Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide”

Roma 31 marzo 2014

Signor Nove

Bear Kirkpatrick
da “Signor Nove”

 

L’asfalto odora di catrame.
La piccola la vedete s’è vestita di nero
dentro ha il ferro a sostenerla
vuole essere salvata da ciò che è già accaduto
dando fuoco alla sua vita
come fare la rivoluzione
sola
nell’epoca senza era
ridendo domandandosi
dedicarsi all’amore è commettere omicidio?
E’ terra asciutta dal sale di mare d’erba?
E lui?
Lui potrebbe dall’alito della marea essere spinto fin lì dentro
dentro quell’asessuato dolore di metallo che pulsa .
Sveglio.
Non riesco ad aprire gli occhi mentre bolle di musica elettronica risuonano nella mia memoria. Scosto dal corpo il peso delle coperte. Poggio i piedi a terra. Il nulla di un pavimento freddo mi risucchia. Cado. Non vedo appigli per rialzarmi e non gelare. Ho gli occhi chiusi. Ho gli occhi chiusi cuciti da fili di ciglia. Avverto il tocco di una mano. Avverto il tocco di una mano sul mio viso. Una mano di bontà a me sconosciuta carezza la mia guancia. Quella mano con quella carezza issa il mio corpo. Sono in piedi e lei si è dissolta. La mano e la sua carezza non ci sono più. In terra i mie piedi hanno però freddo. Il mio volto, il mio volto è irrorato da calore. Calore che lascia una scia di saporito profumo sotto il mio naso ed io ho fame di quell’odore e allora cammino cammino cammino per inseguirla. Cammino. Cammino. Cammino. Cammino. Per inseguirla.
Baciami.
Baciami su queste labbra d’incolore dipinte e.
Guardati. Quello che hai è solo altro liquido salino ad impiastricciarti il volto uomo.
Guardati.
Ora vedi.
Ti manca la buona condotta.
Uomo.
Scoperta.
Morte.
Desiderio di mettere fine. Per il fine maggiore prossimo. Rinascere. Nuovo.
Uomo.
Turbinio di vento non farti destare dall’incostante boato d’aria che tenta di scalfirti con l’arroganza dell’incertezza giungendo da luoghi ascosi regni dell’inquietudine perché tu sei figlio di Dio sei Sole che illumina questa Terra che vive nella vertigine della tua luce!
Paura.
Fatica d’esprimersi.
Parole.
Voce.
Assente.
Sconvolto smarrisco voleri sognanti di magnificenze irreali vive nella musica di cardio battiti e scie di ragione.
No. No. No.
Tuttavia.
Se già conosci la fine finita.
Lascialo fare.
Silenzio!.
Tu che leggi il suono di queste parole pensi io mi sia arreso?
E invece.
Decido di non soddisfare la sua fame della mia voce.
Nego di avvertire.
Dolore alcuno.
Silenzio.
Solo una voce.
Desidero solo quella voce.
Sua soltanto.
Ogni altra inutile a proporsi. Ecco sì. Qui. Parlami. Penetrami negli orecchi. Nella mente. Sciogliti nel caldo del mio fiato liquido salmastro delta delle mie cervella putrefatte.
In che anno stiamo? Devo andare da Biagio per un drink di quelli forti! Come Biagio è morto? Ma in che anno stiamo? E quando?
Quando vagabonda bambina di ferro nero vestita imparerai a non fuggire più?
In che anno stia…?
Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide.

L.L.

 

 

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