Lawrence Ferlinghetti ” Il mondo è un posto bellissimo”

Roma 24 dicembre 2013

Lawrence Ferlinghetti

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che la felicità
non sia sempre
così divertente
se non t’importa un po’ d’inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto va bene
perché perfino in paradiso
non si canta tutto il tempo
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che qualcuno muoia sempre
o forse solo muoia di fame
ogni tanto
cosa che poi non è così terribile
se a morire non sei tu
Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa troppo
di alcune teste perse
nei posti di comando
e a una o due bombe
di tanto in tanto
sul tuo viso alzato
o ad altre simili scorrettezze
a cui questa nostra società “di marca”
si dedica
e con i suoi uomini che vogliono distinguersi
e con quelli destinati ad estinguersi
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
di cui la nostra povera carne è erede
Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di motivi come
far una scena da ridere
e far una scena d’amore
far una scena di tristezza
e cantare canzoni con toni bassi
e avere l’ispirazione
e andare in giro
a guardare tutto
e odorare i fiori
e dare una pacca sul sedere alle statue
e perfino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare pantaloni
e agitare capelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
o durante un picnic
nel pieno dell’estate
e così in generale
“viversela”

ma proprio sul più bello
arriva ridendo
l’impresario delle pompe funebri.

 

Ferlinghetti è uno dei leggendari profeti della “beat generation” , il movimento culturale nato nella seconda metà degli anni Cinquanta, come ribellione al materialismo e al conformismo in cui piomba l’ America dopo la seconda guerra mondiale.
L’adozione del termine beat, “battuto”, “emarginato”, esprime da parte degli intellettuali aderenti al movimento la loro separazione dalla classe sociale di appartenenza e l’assimilazione a tutti gli emarginati della società americana.
Unificando nelle sue opere il radicalismo politico e il rinnovamento letterario, la beat generation prende le distanze dal militarismo, dall’individualismo consumista e dal moralismo borghese.
Cerca invece di rivalutare l’interiorità e il corpo, di recuperare il rapporto con la natura e il contatto con il divino.

A domani

Lié Larousse

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