365 giorni, Libroarbitrio

Un eroe del nostro tempo : Michail Lermontov

Roma 29 luglio 2013

Sulla strada esco solo.

Nella nebbia è chiaro il cammino sassoso.

Calma è la notte.

Il deserto volge l’orecchio a Dio

e le stelle parlano tra loro.

Meraviglioso e solenne il cielo!

Dorme la terra in un azzurro nembo.

Cosa dunque mi turba e mi fa male?

Che cosa aspetto, che cosa rimpiango?

Nulla più aspetto dalla vita

e nulla rimpiango del passato,

cerco solo libertà e pace!

Vorrei abbandonarmi, addormentarmi!

Ma non nel freddo sonno della tomba.

Addormentarmi, con il cuore

placato e il respiro sollevato.

E poi notte e dì sentire

la dolce voce dell’amore

cantare  carezzevole al mio orecchio

e sopra di me vedere sempre verde

una bruna quercia piegarsi e stormire.

“L’Eroe del nostro tempo, egregi signori miei, è certamente un ritratto, ma non di una persona sola: è un ritratto composto dai vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Voi  di nuovo mi direte che l’uomo non può essere così ignobile…perché questo carattere, sia pure come invenzione, non ottiene mercé presso  di voi? Non sarà forse perché in esso c’è più verità di quanto non vorreste? Obietterete  che la verità non ha nulla da guadagnarci. Scusate! Gli uomini si sono nutriti  abbastanza di dolciumi che hanno loro guastato lo stomaco: occorrono medicine amare, verità scottanti. Non pensate tuttavia, in base a ciò, che l’autore di questo libri abbia mai cullato il sogno superbo  di farsi emendatore dei vizi degli uomini. Dio lo preservi da simile rozzezza! Semplicemente si è divertito a disegnare l’uomo contemporaneo quale lo concepisce e quale per sua e vostra  disgrazia troppo spesso lo ha incontrato.”

Michail Lermontov, Un eroe del nostro tempo, Garzanti 1997

Quando nel 1837 Aleksandr Puskin fu ucciso in duello dal figlio dell’ambasciatore d’Olanda, Lermontov scrisse furenti versi di protesta contro la società zarista, che aveva permesso la morte del più grande poeta nazionale.

Ciò gli valse l’esilio nel Caucaso, durato non molto grazie all’intercessione di alcuni potenti famigliari.

Rientrato a Pietroburgo non rimase molto per un contrasto sorto con l’ambasciatore francese e fu così rimandato nel Caucaso, dove morì in duello, correva l’anno 1841.

A domani

LL

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