Il “finito/infinito” di Hegel

Roma 29 giugno 2013

Secondo Hegel  la filosofia rinuncia a comprendere quando isola i propri oggetti di studio considerandoli di per sé, ossia come finiti.

Comprendere realmente, al contrario, significa collocare ogni oggetto nel contesto cui appartiene come parte necessaria: si capisce la funzione di un organo solo conoscendo il corpo cui appartiene; nessun evento storico è razionale in sé, ma solo come tappa di una sequenza inevitabile; nessun individuo ha valore in sé,  ma solo come componente di un gruppo ( famiglia, società, Stato).

Ogni parte diventa comprensibile a partire dalla tonalità; si può capire ogni finito solo partendo dall’infinito.

Hegel vive la sua vita con molti altri protagonisti dell’epoca romantica come Schelling e Holderlin, con i quali condivide l’iniziale entusiasmo per la Rivoluzione francese che poi rifiutò in un secondo momento.

Hegel fu sempre sensibile alle istanze culturali del suo tempo e ben informato sui progressi raggiunti in vaste aree del sapere, ma dall’altra parte fu l’antitesi del genio romantico e sregolato.

Egli costruì lentamente il suo sistema filosofico, famosa fu la sua affermazione con la quale descrisse Platone:

Platone studiò presso molti filosofi, si sforzo duramente, viaggiò. Non fu davvero un genio produttivo, né poetico, bensì una mente che produceva adagio.

A domani

LL

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